Fiorentina-Milan 1-1: le Pagelle Che Non Lo Erano

Il tifo è una malattia, ed è difficile guarirne – lo dimostra il fatto che siamo ancora qui a seguire la Serie A TIM nonostante le continue, solari dimostrazioni che sia una burattinata imbarazzante. E per quanto si debba riconoscere alla serie A che ha nel suo piccolo il merito di impedire che una certa tifoseria maggioritaria non si scagli idrofoba nelle strade come il cane Cujo facendo vittime innocenti, forse è venuto il momento di suggerire forme di intrattenimento più adatte ai tempi, anche perché siamo abbastanza certi che nei prossimi giorni sui nostri canali televisivi faranno capolino questi film che fanno spettacolo delle pandemie e qualunque virus possa castigare le nostre difese immunitarie, proprio come gli arbitri decidono di castigare la nostra difesa perché la ritengono un ambiente adatto a fare finalmente i grossi.
Donnarumma – L’ESERCITO DELLE 12 SCIMMIE
Come il film in questione lascia interdetti, e poi già che c’è lascia il campo. L’unico momento in cui si mette in evidenza è quando Ciccino Chiesa gli ruba palla, non sembrerebbe in modo falloso – però accusa il colpo e deve uscire.
Conti – CASSANDRA CROSSING
Vecchio filmazzo in cui è difficile individuare un capo e una coda, però ha di interessante che incrocia un sacco di tipi di disastri tutti in una volta. Non ci pare giochi male, ma DAZN lo segue spietata, apparentemente con una telecamera dedicata, e ogni due minuti mostra un replay di lui che commette un fallo su Ciccino Chiesa, quindi forse ha rischiato di combinare qualche disastro. O forse invece erano sofisticatissimi effetti speciali – non dimentichiamo che Ciccino è uno stunt-man prestigioso.
Gabbia – 28 GIORNI DOPO
Il film coi finali alternativi – lui vede quello in cui il gruppo si salva dai Calvarese Viventi, evviva – ed esce dalla sala. Noi rimaniamo a vedere fino ai titoli di coda, e ci becchiamo quello in cui – ops, spoiler.
Romagnoli – NOSFERATU
Voi direte: ma come, dov’è il contagio, non è un filmdevampiri? Se non lo sapete, il Principe della Notte non si limita a farvi l’happy hour sul collo: si porta anche in giro una quantità di ratti di prima qualità. Com’è come non è, alla fine del film la protagonista sembra aver sventato la minaccia finale – ma un impestato di un arbitro trova modo di fregarla.
TheoHernandez – CONTAGION
Bene nel primo tempo, anche se dà la sensazione di soffrire Rebic che vuol fare le stesse cose che fa lui. Nel secondo tempo pare contagiato dai timori dei compagni e non ingrana la quarta, facendoci mancare quel tipo di discesa che pure, contro un avversario in inferiorità, ci avrebbe dato tanta salute. Ovviamente deprechiamo la scarpata di stizza a Pulgar dopo il rigore. Ma è anche vero che noi l’avremmo data all’arbitro.
Kessié – VIRUS LETALE
Nel primo tempo siamo presi da brividi, fremiti, capogiri: sta giocando bene. Recupera palloni, passa in modo sensato, assiste ogni compagno, risolve problemi. Poi però qualcuno trova il vaccino. Maledetti scienziati, rovinano sempre tutto.
Bennacer – CABIN FEVER
In cabina di regia, si toglie subito il dente e il dolore della consueta ammonizione, giusto perché il pubblico di Ffirenzeh non si senta discriminato. Però finché ne ha corre e pressa e smista in modo commovente. Certo, se gli capitasse qualche volta di tirare nello specchio della porta, mica si ammalerebbe, eh.
Castillejo – L’AMORE AI TEMPI DEL COLERA
Un film molto sentimentale, e lo diventiamo anche noi quando c’è da giudicarlo. Sicuramente fa parecchia confusione, però nel primo tempo butta dentro un sacco di palloni utili, e nel secondo difende accanitamente sulla sua fascia; quando esce per problemi fisici era già calato da un po’, ma vedendolo uscire la Fiorentina prende coraggio.
Calhanoglu – WORLD WAR Z
Ma proprio nel senso di zzzzzz, ronf. Noi gli vogliamo bene e lo perdoniamo, a differenza di chi aspettava solo questa partita per tornare a insultarlo. Però per tutta la partita ha l’aria addormentata e trasognata, e le sgridate di Ibra non lo svegliano.
Ibrahimovic – L’ARMATA BRANCALEONE
Intorno a lui peste bubbonica e lebbra, untori col fischietto e inguaribile incapacità di mettere paura agli avversari invece che provarne tantissima. Il capo dell’armata non è lucidissimo, gioca male diversi palloni ma cerca avventure ovunque (lo vediamo letteralmente in tutte le zone del campo). Un gol di caparbietà, prepotenza e un po’ di fortuna gli viene annullato ma il regolamento dice chiaramente che bisogna essere monchi per giocare nella Serie A TIM.
Rebic – IO SONO LEGGENDA
E iniziamo a sospettare che lo sia davvero. Perché in questo periodo, la butta sempre dentro in qualche modo. Raramente nel modo più sano (tipo nel primo tempo, di testa, in area piccola, del tutto solo). No, lo fa in modo subdolo. Per gli avversari ma anche per noi che ogni tanto fatichiamo a capire se è capace o no.
Begovic – NATALE SUL NILO
Film su una piaga pressoché incurabile, che ogni anno miete vittime e arricchisce personaggi senza scrupoli. In questo caso, 4,6 milioni di italiani, aggrediti dal vibrione della cretineria, sono andati in massa a suicidare i propri neuroni facendosi infettare da un film scritto coi piedi e interpretato da cani – e no, non le razze intelligenti. In particolare, mietono vittime i due anziani protagonisti, quelli che sono pure convinti di fare una roba di nobile tradizione per il POPOLO – e per questo, ogni due minuti per provocare una schietta risata buttano lì un “Mavaffan****!”. L’esordio di Begovic fa ben sperare quasi quanto lo scioglimento della usuratissima coppia – salvando subito la porta sul primo vero tiro dei viola. E quasi arriva anche a prendere il rigore che risarcisce la Fiorentina per il furto subito dalla juvenda… Invece no. Mavaffan****.
Musacchio – BIRD BOX
Come il film inguardabile che tutti hanno visto perché ehi!, su Netflix fanno sempre cose fighe, no?, ci illudiamo che ci aiuti a passare una serata intrigante. Sapete cosa? Non è andata così.
Saelemaekers – SONO GIORGIAA SONO UNA MADREE SONO CRISTIANAA
Non fate quella faccia, hanno detto tutti che era virale, no? Sì, lo sappiamo che non aveva senso – proprio come l’ingresso del piccolo Jesse. Ma bisogna farsi una ragione di tutto.

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