Chievo-Milan 0-0: le Pagelle Che Non Lo Erano

Non ne possiamo più di Verona. Della sua squadra gialla e blu che ci rompe le palle, dell’altra sua squadra gialla e blu (oh, la fantasia) che ci spacca i maroni; della sua Arena che ci fanno i concerti i bolliti, del suo stupido dolce natalizio – un brioscione con lo zucchero a velo – ma soprattutto non ne possiamo più di cercare argomenti collegati a Verona per le PagelleSenzaVoti. Abbiamo già parlato di lirica, di asini, di fratelli maggiori e minori (per il complesso del Chievo nei confronti dell’Hellas), di ossa del corpo e di Olgettine (…non ricordiamo bene il perché – ma non certo per Giulietta Capuleti). Così, per valutare la prestazione dei giocatori del Milan contro il ChievoVerona, abbiamo scelto di ispirarci all’attualità, in un omaggio alle rockstar morte durante il campionato in corso. Un po’ perché anche noi temiamo di essere un supergruppo che non si riformerà più, un po’ perché diversi dei nostri beniamini ce le ricordano parecchio. Okay – non da vive.
Abbiati – GEORGE MARTIN (Beatles)
Il grande vecchio, l’uomo alle spalle dei Favolosi, il quinto portiere come il quinto Beatle. Entra in scena e tiene in piedi la baracca mentre i quattro difensori evidentemente sono su qualche striscia pedonale a darsi delle arie.
Abate – LEMMY (Motorhead)
Reattivo e aggressivo, cerca di alzare il ritmo a costo di andare in Overkill contro i fastidiosissimi blugialli; poi entra in area e tira uno scaldabagno verso la porta avversaria, ma pesca l’Ace of Spades.
Alex – MAURICE WHITE (Earth, Wind & Fire)
Una partita funkyssima – non tanto per il ritmo, quanto per le movenze zampate: in area più che marcare gli avversari sembra volerli convincere ad abbandonarsi al groove.
Romagnoli – COLIN VEARNCOMB (Black)
Lo si vede poco e, in qualche modo, sempre all’insegna di una malinconia sconfinata. E non tanto perché soffra le folate del Chievo, ma perché con la sua personalità a corrente alternata è a suo modo l’immagine di una Wonderful life che continua a sfuggirci. 
Antonelli – SCOTT WEILAND (Stone Temple Pilots) 
Una di quelle (tante) partite in cui sembra tentare di imitare un grande del suo ruolo, finendo per sembrare più scarso di quello che è realmente.
Bertolacci – GLENN FREY (Eagles)
Desperado, non stai diventando più giovane, no; la tua prigione è camminare in questo mondo tutto solo. Desperado! Faresti meglio a farti amare da qualcuno (amare da qualcuuuno), faresti meglio a farti amare da qualcuno, prima che sia trooo…ppo tardiii.
Poli – NATALIE COLE
Chi smania per i Grammy Awards forse ignora che 1) hanno un regolamento venti volte più idiota del Festival di Sanremo, e 2) ne hanno dati ben nove a Natalie Cole. Che ora, con tutto il rispetto, se guardate le voci di Wikipedia, in tutte le lingue, la prima cosa che dicono è “figlia di Nat King Cole”. Quando ci ha lasciati, tutti hanno scritto che era “Morta la figlia di Nat King Cole”. E il suo maggiore successo, l’ha ottenuto duettando con Nat King Cole – quando questi era morto da vent’anni. Ecco, Poli è come lei: sale al proscenio quando qualcun altro è cadavere, e induce tutti a pensare a lui.
Honda – PHIL “PHILTHY ANIMAL” TAYLOR (Motorhead) 
Lucidità zero, ma il casino che riesce a fare è a tratti affascinante di per sé.
Bonaventura – KEITH EMERSON
Troppo spesso alza gli occhi, si avvede di essere quello che suona meglio di tutti, e si dimentica di far parte di un gruppo. La spinta che fa librare miracolosamente in volo Cacciatore dimostra che le mani di un artista possono cavare miracoli anche da uno strumento del cavolo; ma detto questo, gli va bene che il suo nervosismo non sia punito dall’arbitro – uuuh, a Lucky man, he was.
Menez – JIM DIAMOND (Ph. D)
I clivensi attuano una tattica diabolica: dando per scontato che il Milan è pieno di gente che una volta ricevuta palla, si guarda bene dal prendere in considerazione zone del campo lontane, vanno addosso al portatore in trenta, lasciando allegramente scoperta una intera metà longitudinale del campo. Così Geremia, che già di suo la palla non la mollerebbe mai, piazzandosi sulla fascia svanisce letteralmente dalla partita; come il cantore di I won’t let you down e I didn’t know si aggira fugace nella storia del pop, e la sua uscita, poverino, non è salutata da manifestazioni di strazio.
Bacca – VANITY 
Quando il suo pigmalione la lanciava verso la gloria, sembrava a tutti la meglio topolona del momento. Quando però non ha trovato nessuno che la lanciasse, è diventata una figuretta penosa. Purtroppo un Prince non si trova dietro l’angolo. Oddio, a dire il vero noi ne abbiamo uno in cui continuiamo a imbatterci – ed è un segno dei tempi.
Luiz Adriano – PAUL KANTNER (Jefferson Airplane)
In evidente trip acidissimo come l’uomo che chiamò sua figlia China (ops), non tira nemmeno per sbaglio ma se non altro in pochi minuti sembra conferire all’attacco del Milan una certa propensione al movimento che turba la tranquillità della difesa del Chievo, permettendo sporadici inserimenti altrui. O forse siamo noi che ci illudiamo, perché vogliamo qualcuno da amare.
José Mauri – DAVID BOWIE
Nessuno come lui può essere accostato al camaleonte (più all’animale che all’artista, invero) (perché non lo vedevamo prima, e non l’abbiamo visto ieri) (is there life on Maaaaaauri?)

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