Cagliari-Milan: Le Pagelle Che Non Lo Erano

In una serata in cui, in quel di Cagliari, i Ragazzi hanno distillato calcio simile a poesia, impossibile per qualunque tifoso milanista non avere in mente i versi imperituri delle opere del cagliaritano Marco Carta. Ed è proprio alle più alte tra le sue liriche, che sono dedicate le nostre Pagelle Senza Voti. Non ringraziateci.

Abbiati – Sul gol di Ibarbo, Rami e De Sciglio si dimenticano, colpevolmente, di avere un portiere incapace di uscire. Eppure nel secondo tempo salva il punticino con una parata di piede. Quindi, “Ci sono volte in cui è solo un sospiro – altre un lampo o un riverbero d’oro che s’infila nel cuore e non sai cos’è”. (Questa musica) (…vi sarà pure capitato, un riverbero d’oro nel cuore) (certo che sì: è che non sapevate cos’era)
Abate – Stavolta non sfavilla, e volendo è dalla sua fascia che arriva il cross di Sau che manda in porta Ibarbo. Però anche lui compie uno dei tanti interventi decisivi della serata – un po’ troppi, no? Onde per cui, è tutta sua l’ermetica strofa “Lasciami respirare gli alberi
dei miei nuovi chilometri e non proteggermi mai più: solo così il mio entusiamo per te ancora è qui da dividere”. (Resta con me)
De Sciglio – Basta il titolo. Anima di nuvola
Alex – “Sulle mani, nei miei occhi, splendi e mi illumini. Nei miei giorni, nelle notti, vivi ormai. Lo sai. Mia stella immobile” (Il segno che ho di te) (…come ci basta poco, vero?)
Rami – Ci salva da un gol certo, poi contribuisce al pasticcio del gol di Ibarbo. In pratica, Dentro ad ogni brivido.
De Jong – “Tu sarai la forza mia, il mio gancio in mezzo al cielo”. (La forza mia)
Muntari – Per lui non possiamo non giocarci il capolavoro. “Non eri tu che promettevi istanti da copione, qualcosa di diverso dalla noia; non eri tu che m’illudevi coi tuoi modi appariscenti, ballando tacchi a spillo tra la pioggia. E ti ho incontrata all’improvviso, la tua macchina non parte. Mi scusi può venire ad aiutarmi? Tu mi hai baciato dopo un’attimo, come se non fosse niente, come prendere un caffè mentre io muoio – ma mi fingo indifferente”. (Necessità lunatica) (…se abbiamo capito bene, muore ostentando indifferenza a lei che prende il caffé) (se esistesse una corrente artistica come il Muntarismo, questo tipo di lucidità ne sarebbe il manifesto)
Bonaventura – “Grazie a te che hai messo in gioco i sogni tuoi, per fare posto ai sogni miei. Io so che in fondo tu ci sei. Per trascinarmi via dai guai” (Grazie a te)
Honda – “Ormai è sera e ancora non ci sei. Devi proprio essere andata via. Ti chiamo ancora perché non si sa mai, ma trovo sempre la segreteria. Non ti sopporto quando fai così”. (Resta con me) (gran bel testo, vero?)
El Shaarawy – “Restiamo chiusi qua dicendo che non va, ma non è facile per noi – allora ascoltami, non voglio perderti, dammi gli occhi adesso in questo mare mosso”. (Io vorrei tenerti qui)
Torres – “E tu che dormi ancora tu ti risveglierai, e i calci sotto le lenzuola li sentirai, li sentirai, li sentirai”. (Un grande libro nuovo) (li sentirà?)
Poli – Quest’uomo ha bisogno di un’ispirazione superiore. Eccola: “Se mi avvicino poi ti chiudi in difesa. E allora cambia la tua vita e scappa. Oppure cambiami la vita e resta” (Non è così)
Menez – Mezz’ora splendidamente incolore, al posto del Problema El Shaarawy. “Prova a gridarmi come stai. Manda un segnale, che non si sa mai” (Niente più di me)
Pazzini – Anche qui può bastare il titolo. Fammi entrare.

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