Cagliari-Milan 0-2: le Pagelle Che Non Lo Erano

Come facciamo da anni, per le nostre Pagelle Senza Voti ci avventiamo sull’argomento del momento – però no, amici, non crediate che a questo giro il temino sia la crisi di Governo, perché in questi anni ci siamo già passati (…o vi siete dimenticati dove vivete?). E poi in fin dei conti, la crisi sta venendo, e grave, alle superpotenze superfavorite che ci inseguono. Quindi, l’argomento di cui si parla in giro è questa misteriosa DAD; non abbiamo ben capito di cosa si tratta, ma siamo sicuri che sia in una delle voci che abbiamo associato alle prestazioni dei nostri ragazzi, tra i quali è tornato il professor Zlatan – e subito ha dato una piccola lezione. Quindi sì, anche se non abbiamo completamente afferrato cosa sia DAD, confidiamo sulle pagelle e la loro capacità didattica, mentre teniamo gli avversari a distanza.
 
Donnarumma – DADdy Cool
Sta mettendo su una flemma da patriarca quasi studiata, probabilmente necessaria a tranquillizzare una difesa che i tedeschi Boney M, nel loro inglese un po’ essenziale, avrebbero definito “Crazy like a fool”, forse perché i terzini destri hanno preso il potere – ma Daddy Cool Donnarumma non perde la calma e con movenze da vecchio boss della pista da ballo protegge tutte le sue ragazze: le migliori avances del Cagliari sono stroncate con sicumera, e anche questa sera gli altri vanno in bianco, lui va in clean sheet.
Calabria – DA Doo Ron Ron
Ancora musica! Il leggendario produttore discografico Phil Spector, scomparso tre giorni fa, era una persona spiacevole capace di rendere le canzoni travolgenti e irresistibili: uno dei suoi successi, datato 1963, è una canzone delle Crystals che fin dal primo secondo (…controllate) si avventa a tutta velocità verso l’ascoltatore per travolgerlo. Davidino era una canzoncina insipida, ma Piolo Spector ne ha fatto un singolo da festa vintage, un’esplosione di tiri verso la porta (uno dei quali sul palo interno) e lanci col contagiri per mandare in gol Ibrahimovic.
Kjaer – Ḍād
È la quindicesima lettera dell’alfabeto arabo. Il paragone con la prestazione di Simon è talmente ovvio che abbiamo paura di offendervi a spiegarlo. Ma lo spieghiamo sperando che ci siano anche interisti e iuventini qui a leggere, e si offendano. Infatti, al di là dei tratti somatici strettamente arabi del nostro difensore, la lettera in questione si trova nell’alfabeto arabo e in nessun altro, ed è complicatissima da pronunciare anche per i nativi: la radice della lingua comprime la faringe durante la pronuncia, ed è facile farsi male (non a caso, la lettera somiglia un pochino al nostro “ahio!”). Pronunciarla male durante la lettura del Corano suggerisce una sostituzione cautelativa immediata.
Romagnoli – DADa Umpa
Le gemelle Kessler sono due signore tedesche che nel 1961, giovani cavallone, spopolarono in Italia legando il proprio nome a un balletto senza senso ma trascinante; noi confidiamo che il capitano un giorno venga ricordato allo stesso modo per quel momento leggero, di pura allegria da show serale che è la sua ammonizione, spensierato tormentone accolto con un sorriso in tutte le case, e che meriterebbe un balletto analogo alle scenografie degli attaccanti che fanno gol. Forse quando si ritirerà, verrà ritirato anche il cartellino giallo – però sarebbe carino anche sentir dire, nel 2050, che un giocatore ha ricevuto un Romagnoli, intitolato all’uomo che più volte in carriera è stato mostrato dagli arbitri al cartellino.
Dalot – DADaismo
Come il movimento culturale nato in Svizzera, spesso anche lui sembra la negazione di tutti i valori razionali e l’esaltazione degli istinti elementari, infantili, gratuiti e insensati dell’individuo – o quanto meno, del calciatore. C’è di buono che a volte anche gli avversari rimangono confusi a farsi visibilmente delle domande.
Kessié – DADo Ruspoli
Si aggira come se fosse un principe all’interno della Dolce Vita Milanista: ogni tanto si ha l’impressione che gli avversari, esattamente come gli italiani di fronte ai titoli nobiliari, siano istintivamente portati a una soggezione atavica. Non ci meraviglieremmo di vedere qualcuno prima o poi inchinarsi, oppure, fuori dal campo, fingere di essere suo parente per andare in qualche reality cretino molto importante (“…Ed ecco ora entrare nella casa Carmelazza de’ Kessié, facciamo tutti un applausooooooooooooo”).
Tonali – DADo da 20
Come quando si tira quello che è probabilmente il dado con più opzioni del mondo, quello a 20 facce di Dungeons & Dragons (probabilmente la cosa più memorabile di tutto il gioco), quando viene buttato sul tavolo può uscire di tutto, ma si spera sempre nel 20. Dopo la spettacolosa sassata dal dischetto in Coppa Italia forse ha preso fiducia, e contro il Cagliari gioca una partita solida, con buoni palloni in avanti ma anche preziosi recuperi indietro. Ora è davvero entrato nella Ibra Academy, e gli converrà far sempre numeri alti.
Castillejo – D-A-D: Disneyland After Destruction
Band hard rock danese non precisamente dotata di genio, ma utile a irritare i difensori del Cagliari. L’arbitro non si sente di tutelare la sua arte e consente loro di menarlo, cosa abbastanza inaccettabile. Se qualcuno deve menarlo, quel qualcuno siamo noi.
Brahim Diaz – Patrizia D’ADdario
Vi ricordate? La damigella amica di Silvio, che fece innescare uno scandalo che scatenò i tifosi degli altri partiti. Come lei Brahim è un giovane che si dà da fare, manda in area Zlatan per il primo gol, è in assoluto il giocatore della nostra rosa che cerca di più di compiacerlo, ma si ritrova nella bufera quando Sottil, entrato in area, pur avendo altri interessi cerca di denudarlo tirandoselo addosso – tutti e due si ritrovano presto orizzontali come sul lettone di Putin e il Paese insorge furibondo chiedendo rigore.
Ibrahimovic – DADo da cucina
Come un concentrato di calcio, esalta il sapore della nostra squadra: mancava da tre mesi eppure è subito a suo agio nel brodo dell’area di rigore. Peccato manchi la tripletta, ma speriamo si sia tenuto qualcosa da offrire alla prossima squadra che incontreremo, e in particolare a quel morto di fame del suo allenatore.
Hauge – American DAD
Per divertita ammissione del creatore di entrambe le serie, Seth MacFarlane, American Dad è un plagio dei Griffin (a loro volta, plagio dei Simpson); ora come ora Hauge è un plagio di Hauge. Intendiamoci, abbiamo tutta la comprensione del mondo e sappiamo che in questo periodo di solito i Norvegesi sono al mare (…il loro), mentre lui continua a giocare istericamente da mesi – però sarebbe ridicolo se archiviassimo questa sua prestazione come irresistibile. Purtroppo ora non possiamo permetterci di metterlo in palinsesto per la seconda serata e apprezzare più ben disposti l’umorismo delle sue giocate.
Kalulu – DADdy Yankee
Ormai entra in partita con la sicumera di una star del barrio. Finiremo per vederlo arrivare con gli occhiali scuri, Con calma, e con un po’ di condiscendenza per il capitano al suo fianco.
Meité – Bernardo DADdi
Pittore del Trecento che i critici hanno sempre deprezzato, ritenendolo un giocatore di quantità più di qualità – oggi però ha quadri al Metropolitan Museum of Art, al Getty Museum e al National Gallery of Art, e poi pare che sia morto ricco. Ok, a dirla tutta è morto di peste – però nelle zone alte della classifica; evidentemente ha avuto il buon senso di capire cosa ci si aspettava da lui.
Saelemaekers – DAD, Wyoming
Città fantasma nella quale sorgeva un ufficio postale, perlomeno dal 1910 al 1940 – poi, a quanto pare, non ce n’è stato più bisogno. Appare e scompare dalla mappa della partita in modo epico, e ruzzola fuori dal campo come uno di quei cespugli rotoloni. Sarebbe stato bello averlo con l’Atalanta, ma a suo modo è stato bello anche così.
Andrea Conti – DADada
Ah, i giovani d’oggi, quante perle si sono persi: una volta questa canzone tedesca, del trio fantasiosamente battezzatosi Trio, impazzava irresistibile. Ora è rimasto solo il ritornello profetico: “Ich lieb dich nicht du liebts mich nicht” – nella traduzione letterale della versione che scalò le classifiche di tutto il pianeta oltre che le aste del Fantacalcio di tutta Italia, “I don’t love you, you don’t love me”. La nostra storia d’amore non è andata benissimo, Andrea. Ma chissà, forse un giorno – aha, aha, aha.
 

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