Atalanta-Milan 2-3: le Pagelle Che Non Lo Erano

Quante cose saltano e saltellano al mondo – ah, ce ne sono così tante amici. Non sapremmo esattamente dire perché, ma dopo aver giocato con l’Atalanta ci è venuto in mente questo argomento per le nostre Pagelle Senza Voti, non sapremmo dire perché, forse qualche ricordo lontano, molto lontano, tanto che non ci riesce facile ricordarlo ora, dev’essere successo in un’altra vita.
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Maignan – DAZN
Salta nei momenti decisivi: nelle occasioni in Zapata o Zappacosta, tutta ‘sta gente con la zeta riesce a liberarsi e inquadrare la porta, lui interrompe il loro collegamento con il gol. Sul rigore ci prova, su Pasalic libero in area piccola non può fare molto. Resta il fatto che ha preso due gol. Per fortuna la pausa gli permetterà di riprendersi.
Calabria – L’ENTERPRISE DI STAR TREK
Dopo trenta secondi, il capitano Kirk ci fa fare il salto nell’iperspazio. Partita impeccabile, ed è bello che la apra lui, che malgrado la giovane età, sull’ostile pianeta bergamasco ha visto molte cose contrarie all’armonia nel cosmo. Ha persino una buona palla per il secondo, ma malgrado si sia aperta la caccia, è un bresciano gentile e non usa la doppietta.
Kjaer – CANGURO
Soffre Zapata ma nemmeno così tanto: Gasperino che di solito lo toglie, lascia in campo il suo attaccante più potente nella speranza che trovi modo di bruciarlo, invece il vecchio vichingo ci prende tutti nel suo marsupio.
Tomori – ROBERTO BOLLE
Prestazione solenne per eleganza e vigore, passata a volteggiare nella nostra area come se fosse il palco della Scala. Fantastico quando in grand jeté sottrae il pallone dai piedi di Pessina nel primo tempo.
Hernandez – CAVALLETTE
Quando parte, devasta i campi bergamaschi: manda in porta Calabria nel primo tempo e Leao nel secondo come una sacrosanta punizione biblica sugli adoratori della Déa: non avremo altro Theo al di fuori di lui.
Tonali – GIANMARCO TAMBERI
Mette l’asta sempre più in alto. Già è più di un mese che ci brillano gli occhi per quello che fa a centrocampo, ora spicca anche il volo verso la porta. È il gol giusto (perché in pressing) al momento giusto (perché a fine primo tempo) che mette in crisi ogni certezza dei Gasperoni e ci consente un secondo tempo con più occasioni che patemi, con l’Atalanta che ricomincia a tirare in porta solo dal dischetto.
Kessie – MUTAZ ESSA BARSHIM
Prestazione cui manca solo il gol (cui va vicinissimo a fine primo tempo) ma merita anche lui una medaglia d’oro perché gioca una partita finalmente presidenziale, e questo quattro giorni dopo esser stato indicato come responsabile della sconfitta con l’Atletico. Certo, agli arbitri non è passata la sensazione che debba essere punito con severità appena sfiora l’epidermide degli avversari – forse ne sono stati convinti dai social milanisti.
Saelemaekers – MANGUSTA
Fa impazzire i vecchi serpenti del centrocampo bergamasco: Pioli per la prima volta dopo secoli lo lascia in campo fino al fischio finale, forse perché come noi vuole vedere se, e dai e dai, riesce anche a mettere una boccia in porta, gli manca solo quello.
Rebic – VAN HALEN
(non diteci che non l’avete capita) Giocano tutti e quattro una partita rock’n’roll sovreccitata: Eddie Van Rebic al centro dell’attacco, David Lee Rebic sulla fascia a correre come un demente, John Rebic a recuperare al centro, Alex Van Rebic a tentare di mandare in gol i compagni. Uno show forse non lucidissimo ma irresistibile.
Brahim Diaz – TAPPO DI CHAMPAGNE
Mette effervescenza e bollicine nel nostro gioco, ma lotta a sufficienza da ubriacare i centrocampisti nerazzurri. Viene persino ammonito (per aver pizzicato la maglia di un avversario. Un atto sul quale gli indefessi falegnami di Gasperazzo non transigono).
Leao – PRANZO E CENA
Finalmente ha fame, ha la fame di uno che ha saltato i pasti per mesi. Il copione della partita prevede che Rebic si spolmoni anche per lui (dev’essere felicissimo della cosa), in modo che sia più lucido quando entra in scena. Nel gol mette velocità di pensiero (quando di tacco innesca Theo) e potenza (quando fracassa il pallone in porta). Non una brutta settimana, per il nostro rappuso.
Messias – PULCE
Che ingresso: in un quarto d’ora entra in tre gol – facendo il Numero Dell’Uomo Che Non C’Era sul nostro, alzando un po’ troppo il braccio sul rigore atalantino, subendo un fallo misterioso al 93mo per il loro raddoppio. In compenso quel poco che riesce a far vedere in attacco è veramente interessante, sarà molto interessante vederlo in campo per più tempo – anche se per ora, senza offesa, non c’è fretta.
Bennacer – LEZIONE
Il presente della nazione è incerto, ma il futuro è in buone mani: basta scrivere “saltare” su google, e si evince che la gioventù italiana cerca affannosamente modi di sfuggire al peso di un’istruzione (a noi va benissimo, più idioti ci sono in circolazione, più abbiamo speranza di conservare il lavoro). Il nostro professore ha poco tempo per salire in cattedra, ma era giusto farlo recuperare dopo l’Atletico – e comunque, anche nei quindici minuti in cui si insinua in campo, insegna al pallone ad andare nella direzione del bene e del progresso, che è indubitabilmente la nostra.
Ballo Touré – PATATE
Le patate saltate sono sempre un piccolo colpo di scena in cucina, e lo è anche il suo ingresso in campo – ci sorge il dubbio che Pioli stia cercando di fare di lui il nuovo Castillejo, per non soffrire troppo in caso di separazione. Ci pare di ricordarlo solo nel finale, in area su invito di Messias. Sembra un po’ un tubero, ma visto come siamo stati smentiti da alcuni giocatori per i quali stravediamo oggi, attendiamo fiduciosi che Chef Pioli lo trasformi in Pommes de terre à la Parmentier.

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