Sassuolo-Milan 0-2: le Pagelle Che Non Lo Erano

Bene, è arrivato novembre, è venuta giù acqua dall’alto (fenomeno molto vintage, che ha fatto intenerire i soliti nostalgici degli anni 80) e forse – ma non sbilanciamoci – questa estate 2017 è finita, aprendo quel periodo dell’anno in cui la sera si sta volentieri in casa a vedere le serie tv (e un po’ meno volentieri, il campionato). tanto più che alcune di esse sono costate quanto il mercato del Milan, quindi chissà che emozioni. Sicché, in una settimana in cui si è parlato tantissimo di House of Cards, l’argomento delle nostre Pagelle Senza Voti sono proprio loro, questi recipienti di immaginario a volte audaci a volte crudi quanto questa nuova stagione di Desperate Milanists.
 
G. Donnarumma – GAME OF THRONES
Qualcuno continua a non poterlo soffrire, qualcuno invece è rimasto deluso dopo l’ultima stagione, ma quando è in serata nessuno sa essere altrettanto epico, tra uscite coi pugni in puro stile medievale, tuffi shakespeariani e disimpegni difensivi ricolmi di filosofia greca.
Zapata – COLOMBO
Vecchio, goffo, demodé ma tutto sommato alla fine regge e fa il suo mestiere senza sbavature. En passant, sarebbe bello vederlo giocare in impermeabile.
Bonucci – GOMORRA
Quando lascia perdere le guapperie e gli sguardi da boss locale e si concentra sulla storia è molto meglio. Possibile che quel salvataggio a fine primo tempo venga da un’idea di Roberto Saviano.
Romagnoli – BREAKING BAD
Forse il nerd inizia a diventare leader del cartello. Sicuramente è leader del cartellino – ma noi, suoi complici, sogniamo il momento in cui gli arbitri si pentiranno di aver fatto i gradassi con lui.
Calabria – VINYL
Dopo due puntate in avanti, subito cancellato.
Kessié – HOMELAND
E va bene, è bipolare: certe volte fa danni ai nemici della nostra civiltà, certe volte li fa alla democrazia e al milanismo, però sapete, il segreto è proprio nel fatto che incarna il dualismo del rossonero moderno.
Montolivo – HOUSE OF CARDS
Anche se è nell’occhio del ciclone, una critica obiettiva non può davvero bocciarlo. Manca di efficacia solo quando vuole colpire i suoi bersagli (la porta, gli avversari) ma che piaccia o no, l’ambiguo politicante è più addentro di Biglia ai torbidi meccanismi del gioco milanista.
Borini – THE GOOD WIFE
Non ha nulla di glamour, non fa sbavare gli hipster, e tuttavia finisce per essere due spanne sopra certi giocatori prodotti da Netflix.
Suso – STAR TREK
È di un’altra epoca e nel contempo di un’altra galassia, e può spingersi là dove nessun suo compagno di squadra è mai giunto prima
Çalhanoğlu – LOST
Non crediate a chi dice di averci capito qualcosa, vuol solo tirarsela.
Kalinić – THE WALKING DEAD
Ha i suoi estimatori, questo è noto, ma ci intristisce la premessa – un virus che ha sterminato tutti gli attaccanti possibili.
Abate – SOPRANOS
Mai, mai, mai mettersi di traverso al Capo: ti succederà qualcosa alle gambe.
Locatelli – DON MATTEO
Tutto fuorché brillante, ma piace a chi sa accontentarsi.
Antonelli – STRANGER THINGS
Senza capo né coda, anche se è indubbiamente un devoto omaggio a un’epoca andata da un pezzo – che però a pensarci bene, proprio come lui, forse non è mai stata granché.

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