L’Hashtag – #sabatosabato

Otto volte abbiamo giocato di sabato sera, quest’anno, e abbiamo vinto solo una volta: Milan-Juventus 0-1, Milan-Chievo 2-0, Sampdoria-Milan 2-2, Roma-Milan 0-0, Torino-Milan 1-1, Lazio-Milan 3-1, Juventus-Milan 3-1, Chievo-Milan 0-0. Calendario alla mano, ne arriveranno almeno altri due (Milan-Verona e Milan-Cagliari), poi dipenderà dal rendimento delle italiane in Europa League: andando avanti e giocando tutte di giovedì sera, ci lascerebbero libero solo il solito sabato. L’unica vittoria (l’andata contro l’indomabile Chievo, reti di Muntari e Honda) era peraltro di oltre due mesi precedente all’uscita nelle radio di Sabato, l’ultimo ossessivo singolo di Jovanotti, che da metà dicembre viene regolarmente usato da Sky come sottofondo delle clippettine carine che manda in onda prima, durante e dopo gli anticipi del – appunto – sabato sera.

A dispetto della melodia e dell’arrangiamento quasi ipnotici, fatti apposta per essere recepiti soprattutto da adolescenti e scoppiati, il testo di Sabato non è affatto banale – per essere una lirica di Jovanotti, perlomeno. Di più: sembra cucito addosso alla trista stagione del Milan, condannato a inizio marzo a una primavera di stenti, fuori dalla zona Europa e privo di impegni infrasettimanali, di modo che non c’è un martedì, un mercoledì o un giovedì di coppa, ma è sempre sabato sera.

E adesso a letto bambini, spegnete la tivù. Il Jova parte con un appello alle nuove generazioni, cresciute da padri che si sono lustrati gli occhi con Rivera, Baresi, Van Basten e Shevchenko. Il vero Milan non è questa roba qua. Ciononostante, si sa che i bambini non ascoltano mai quel che dicono i grandi. Perciò, andiamo avanti, a vostro e nostro rischio e pericolo.

Troviamo un posto dove stare solo io, solo tu. Quel posto è evidentemente San Siro – contro il Cesena, 8.827 paganti. Contro l’Empoli 7.667, e 200 mila euro d’incasso.

Sincronizziamo i cuori sullo stesso BPM. OK, i BPM sono i battiti per minuto, l’unità di misura della frequenza cardiaca. Ma anche Banca Popolare di Milano, l’istituto che ha la sventura di vendere i biglietti delle partite del Milan. E come si chiama la Tessera del Tifoso che si può ritirare in banca? Ma naturalmente CUORE Rossonero! (Ci sono filologi minori che sostengono che BPM si riferisca al mostruoso acronimo Bonaventura-Poli-Muntari, cuore – rieccolo – di una squadra irrimediabilmente malata)

Silenzia il cellulare, che non ti serve a niente. Qui la frustata è tutta per Adriano Galliani, più volte ripreso nell’atto di parlare al telefono durante le partite. E per esperienza sappiamo che c’è solo una persona per cui Galliani si scomoderebbe al telefono durante le partite. E quella persona, mai citata direttamente, è la stessa persona che tanti anni fa avrebbe fatto carte false per avere Jovanotti nelle sue televisioni. “Mi fece fare il tour di San Siro, bagni inclusi. Facemmo la pipì insieme e non si lavò le mani” (29 febbraio 2008).

A meno che non voglia fare una fotografia. Il cellulare che serve solo a farsi i selfie – l’inizio della fine, il Milan tamarro dei Balotelli, dei Boateng, dei Constant.

Di noi che ci abbracciamo forte e decolliamo via. E invece no, l’immagine evocata dal Jova non era un selfie, ma la foto di un’esultanza. Frase evidentemente sarcastica: non solo abbiamo difficoltà a segnare, ma persino a tirare. È ancora più vero, perciò, che il cellulare non ti serve a niente.

A bordo di un’astronave senza pilota. Non c’è neanche bisogno di spiegarla.

Che punta verso galassie a cercare vita. I famosi mercati sudamericani, dove Galliani spediva Ariedo Braida o se stesso ufficialmente a caccia di giovani prodigi come Grimi, Montelongo, Mattioni, Viudez o Cardacio. Via via, anche quelli si sono fatti inafferrabili – è il caso dell’ultimo tormentone, l’argentino Vangioni, bellamente rimasto al River Plate.

Come nei sabati sera in provincia. I pacchi rimediati negli anni da Galliani finiscono sempre a giocare di sabato in posti desolati tipo il Bentegodi, dove vengono annullati dallo Zukanovic di turno, e incrociano persino ex-pacchi come Birsa (grande protagonista dei sabati sera dell’anno scorso, con le sue prodezze isolate contro Udinese e Sampdoria). Ma pure lui, contro il Milan, riesce a strappare un 6,5 sulla Gazzetta.

Che sembra tutto finito, poi ricomincia. Doppio senso: il ricominciare può essere visto in chiave negativa, eterno Giorno della Marmotta di un Milan che passa dallo squallido 1-1 contro il Torino al non più esaltante 0-0 di Chievo. Ma anche riferimento all’indomabile spirito casciavìt, proprio di una squadra che è ripartita di slancio da una doppia serie B e da un quasi-fallimento. Sperèm.

Sabato sabato, è sempre sabato. Anche di lunedì sera, è sempre sabato sera. ll Milan prigioniero dei suoi sabati, quando l’attesa per la partita del week-end ha lasciato il posto alla noia, se non proprio alla nausea e al disgusto da troppi sabati, perché tanti sabati uno dopo l’altro equivalgono a nessun sabato. Perciò, anche nelle rare di volte in cui ci esibiremo di lunedì sera (tra due settimane a Firenze), difficilmente proveremo il brivido e l’eccitazione di un’esperienza nuova.

Quando non si lavora è sempre sabato. Vorrei che ritornasse presto un altro lunedì. Un momento in cui si interrompesse la spirale negativa dei sabatisabati che li si aspetta tutta la settimana e poi non si combina mai niente. Un momento in cui si tornasse a lavorare, anche semplicemente a fare qualcosa. La noia di Sabato che si contrappone alla rabbia di Con un Deca dell’interista Max Pezzali, che nei primi anni ’90 ringhiava al sol pensiero che là fuori, nella grande città, ci fosse gente che se la spassasse con un sacco di soldi – noi milanisti, ovviamente.

Strappa le stelle dal cielo, lascia solo i led. Le stelle, o più prosaicamente i tituli di quella stucchevole cantilena che ci vede – o ci vedeva – “cloeb più titolato al mondo”, che ormai non ci sono più, sfrattate da una maglia che non ospita scudetti o coccarde o toppe varie da quasi cinque anni. Sono rimaste solo le lucine più piccole, quelle a basso consumo, o per meglio dire a parametro zero.

Voglio ballare come Michael nel video di Bad. Non solo una rievocazione degli anni ’80, un passato lontano di soldi, fama e gloria internazionale, più volte rimpianto e preso a esempio dalla nostra onorata società; ma anche – visto l’artista tirato in ballo, ché non si tratta né del pachidermico Essien nè dell’ottavo portiere Agazzi – una citazione subliminale di uno dei momenti cult della festa dell’ultimo scudetto, datato 2011.

Stare leggeri come due farfalle appena. “Stare leggeri” è anche sinonimo di mangiare poco, essere un po’ inappetenti. Non andare oltre una pastina in bianco – magari le farfalle, la pastina ospedalizia per eccellenza. Una dieta radicale di cui questo Milan esangue è diretta conseguenza. Mancano i Plasmon e la bresaola, ma Lorenzo ha evidentemente preferito non essere didascalico. (Si noti, qualche verso dopo, anche Tu sei la bionda stasera, sono il gorilla: delizioso ritratto in otto parole della coppia centrale Rami-Mexes)

Venute fuori dal bozzolo sulla scena. Grande volo pindarico del Jova! L’immagine del bozzolo richiama la locandina de Il Silenzio degli Innocenti, 1991, l’anno a cui risale la più grande vergogna del Milan berlusconiano: Galliani che ritira la squadra a Marsiglia per supposti problemi di illuminazione (già evocati dai led di tre versi prima), esponendosi all’eterno sarcasmo dei francesi e delle tifoserie avversarie. Il Geometra ha provato a superarsi meno di un mese fa, con la manfrina della riga del fuorigioco allo Juventus Stadium – ma l’originale resta imbattibile, e stavolta non è andato oltre una prima pagina sprezzante di Tuttosport.

Sembrano tutti più contenti di noi. Gli juventini, e figuriamoci. Ma anche i napoletani, che la loro coppetta l’hanno già portata a casa, e i romanisti, che se non combinano disastri vanno in Champions anche quest’anno. E gli interisti, tutti presi dal loro entusiasmo manciniano. E i fiorentini, in corsa su due fronti. E i laziali, che sono giovani e belli e ci hanno buttato fuori dalla coppa Italia. E persino gli Sfigati per antonomasia, ovvero i torinisti.

Ma per un giorno lo sai, possiamo essere eroi. Qui esce proprio l’esortazione da tifoso, l’immotivato dai cazzo! rivolto mettiamo a Essien anche quando sappiamo benissimo che è Essien. Come si confà alle squadre senza nerbo e senza obiettivi, quel giorno è evidentemente il 19 aprile, data del derby di ritorno. Chissà se sarà anticipato, e diventerà anche quello l’ennesimo maledetto #sabatosabato.

jovanotti

One Comment

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One Comment on “L’Hashtag – #sabatosabato
  1. complimentissimi…leggervi davvero mi fa tornare orgoglioso di essere milanista…perchè solo noi possiamo volare tanto alto nonostante le bassezze di queste due stagioni…ma mi viene un dubbio: staremo mica correndo il rischio di diventare come gli interisti pre-calciopoli, quasi fieri delle loro sconfitte e delle loro sfortune???

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