Milan-Olympiacos 3-1: le Pagelle Che Non Lo Erano

Davanti a un milione di greci venuti in trasferta in una città non precisamente low cost (devono aver sconfitto brillantemente la povertà) il Milan ribalta la partita al termine di un interminabile assedio che pareva improduttivo. In omaggio ai nostri avversari, mitizziamo la vittoria ispirando le nostre Pagelle Senza Voti ai big di una squadra greca che sconfisse quella troiana in un combattutissimo derby di tanti anni fa.

Reina – CALCANTE
Come il vecchio indovino, conosce in anticipo cosa faranno gli avversari; ne viene superato solo quando non si può opporre al destino, un po’ come Calcante quando prevede il giorno della propria morte, ma visto che quel giorno trascorre senza che succeda niente, lui inizia a ridere – e muore dalle risate.
Calabria – MENELAO
Il giovane impiastro della famiglia: spesso tocca agli altri muoversi per rimediare ai suoi pasticci, ma se così non fosse ci ritroveremmo senza due poemi epici e la nostra unica emozione consisterebbe nel twittare “ROSIK – MALOOX – GHGHGHG – FINOALLAFINE – WILREDITODICITTA’ D’INANZA”.
Romagnoli – PENELEO
Comandante dei Beoti. Lo si può appurare guardando certi suoi compagni di reparto.
Zapata – PALAMEDE
Si crede particolarmente astuto, cosa che dà sui nervi a Ulisse che vuol passare per il genio della compagnia (infatti andrà a remengo per vent’anni mentre una manica di vicini di casa gli si accampa a palazzo e insidia la moglie). Tale presunzione e una sospetta amicizia col centravanti nemico lo portano a una fine tragica, al 15mo del conflitto.
Rodriguez – IDOMENEO
Avventuriero ma filosofo, torna da Troia, trova il trono e il letto usurpati dal tipo cui ha chiesto di vegliare sulla nazione e sulla moglie, ma se ne fa una ragione e va in Salento a rifarsi una vita e ballare in Puglia. Allo stesso modo, forse Rodrigo Riccardez ha scoperto come stare al mondo: difende a puntino e piazza la boccia sul crapino santo di Cutrone.
Biglia – PENELOPE
Tesse la sua tela da solo, pensando che prima o poi il suo compagno di reparto si farà vivo.
Bakayoko – NESTORE
Benché già anziano, si imbarca per Troia con gli altri soprattutto per dispensare consigli agli eroi più giovani. Bello vederlo opporre il suo calcio riflessivo al giovane Yaya Touré, che potrebbe essere suo figlio.
Bonaventura – AIACE
Forse il suo problema, come quello del potente guerriero che sclera e si suicida perché in gerarchia viene inaspettatamente scavalcato da Ulisse, è che pensa che il suo valore non venga riconosciuto. Dall’allenatore, dai maestri strateghi che abbondano sui social, e forse anche dai compagni: così quando l’astuto Castillejo gli sottrae il gol iniziale, pare negare deliberatamente il suo contributo alla causa.
Suso – DIOMEDE
Il nostro giocatore più dibattuto a livello ideologico, è oggettivamente un pericolo costante per i nostri avversari, ma è altrettanto oggettivamente sborone quanto il re di Tirinto, che tira una mazzata a Marte dio della guerra in persona. Se ne bulla a lungo, ma guardacaso non sarà grazie a lui se la guerra sarà vinta.
Castillejo – PATROCLO
Come l’amico scemo di Achille, va sotto le mura troiane travestito da uno che segna, ma viene presto riconosciuto per quello che è.
Higuain – AGAMENNONE
Per tutto il primo tempo sembra l’arrogantissimo boss degli Achei, impegnato a litigare con gli avversari e con i compagni e addirittura, in un paio di occasioni, con il pallone. Malgrado ciò, quando Ulisse ha l’idea giusta, fa finalmente cadere le difese nemiche.
Cutrone – ACHILLE
Per gran parte del poema, Omero lo tiene in panchina a friggere – poi finalmente entra in campo e va a devastare gli avversari. E meno male che ha il tallone in disordine.
Calhanoglu – ULISSE
Entra con la solita apparente indolenza, ma è un trucco: l’astuto turco manda prima Higuain poi Cutrone al di là delle mura nemiche: meriterebbe il gol finale ma sbatte contro un legno; poco male, il cavallo è già stato costruito.
Borini – STENTORE
Araldo dei guerrieri greci, possedeva una voce pari a quella di 50 uomini, udibile a chilometri di distanza: viene usato da Gattuso per annunciare forte e chiaro che la partita è vinta. Oppure per annunciare forte e chiaro ai suoi giocatori che non bisogna abbassare la soglia dell’attenzione perché lo vedono da sé, chi è entrato in campo.

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