La Cinquina – Derby! I migliori gol dello Zar Shevchenko all’Inde

Giusto per farci del male, per capire la differenza che c’è fra un fuoriclasse e un Pazzini, e rivangare stancamente un (recente) passato glorioso, le 5 perle più preziose fra la valanga di reti messe a segno dal fanciullo giunto da Kiev contro i sedicenti cugini.

5 – Corre l’anno 2000. In una fredda serata invernale all’alba del nuovo millennio, Andriy illumina uno scialbo ritorno dei quarti di Coppa Italia. Passaggio al velluto di Zorro Boban, stop di petto in corsa e piattone in pallonetto a superare Ferron. In pochi si ricorderanno l’ennesima eliminazione senza patemi, qualcuno la palombella rossonera dello Zar ucraino.

4 – Nello storico 0-6 dell’11 Maggio 2001, il quarto gol è quello che sancisce la disfatta interista senza possibilità di replica. Serginho scende come un treno impazzito sulla sinistra, Matteo Ferrari arranca; cross sul secondo palo dove il futuro rossonero Dario Simic ha la faccia di chi vede un fantasma: alle sue spalle, con un terzo tempo imperioso, Sheva infila la porta di un giovane, ossigenato, affranto Frey.

3. il Milan di Fatih Terim verrà ricordato soprattutto per un derby pazzo, un pirotecnico 2-4 dove fra i marcatori trovava posto gentaglia come Ventola, Contra e Kallon. Il quarto gol rossonero è un’azione corale semplice quanto maestosa: gran palla di Rui Costa per la discesa del solito Serginho sulla sinistra, cross di prima intenzione sul primo palo per lo scatto felino di Andriy che anticipa con eleganza leggiadra un trio composto da Francesco Toldo, Marco Materazzi e (udite udite) Nelson Vivas.

2. C’è una partita che è stata sospesa, una partita che grida vendetta. E’ il derby di ritorno dei Quarti di Champions del 2005. Al 30′ del primo tempo, Sheva sposta la palla sul destro e dal sinistro fa partire un missile terra-aria che blocca la circolazione alla tifoseria interista. Quel derby rimane nella storia per l’increscioso lancio di petardi e fumogeni. Vergogna in mondovisione, ma anche fine della carriera di Dida. Poche memorie vengono invece dedicate a quel meraviglioso tiro di sinistro a incrociare, raro esempio di potenza e precisione coniugate in un sublime equilibrio. “Non è brasiliano però, che gol che fa – il fenomeno lascialo là, qui c’è Sheeeva.”

1. Milano, 13 Maggio 2003. Semifinale di ritorno di Champions League. Una città in subbuglio per quello che forse è stato il derby più nevrastenico della storia. 46′ del primo tempo: laboriosa azione a metà campo. Seedorf ha ancora la parrucca con le treccine alla Gullit che ha conquistato Afef. Porta palla. Si accentra e verticalizza. Movimento ad incrociare di Pippo e Sheva, palla che giunge a quest’ultimo. I due centrali dell’Inter perdono per un attimo posizione, Cordoba recupera in fretta dopo aver invocato un fuorigioco inesistente. Sheva lo coglie in controtempo e gli fa un tunnel in piena area di rigore. Quell’armadio di Toldo si avventa sul pallone, Cordoba sbilancia l’ucraino colpendolo con la gamba di richiamo. Sheva in caduta colpisce di destro e la rete si gonfia. Quanto amore rossonero s’è sprigionato in quel momento. Quanta gratitudine è rimasta intatta, al di là del tradimento, dell’inglese da far imparare ai figli, della moglie annoiata dalla moda Milanese e del ritorno inglorioso. Perché quel gol e quella corsa sotto la Curva rimangono un momento indelebile di goduria purissima.

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(non abbiamo trovato tutti i gol, per cui vi regaliamo i quattro del derby del Gran Turco. Vogliate apprezzare l’autentico scaldabagno tirato da “Marius” Contra)

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