I cinque Parma-Milan della nostra vita

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Parma-Milan 0-0 – 28 novembre 1993. Scontro al vertice, whooo! Il Milan contro il Parma lanciatissimo di Zola e Tino Asprilla, il rampante parma del Cavalier Tanzi, uno dei pochi punti di riferimento dell’imprenditoria italiana negli anni sconcertanti di Tangentopoli (pensate un po’). Il terzo granitico Milan di Capello fa esordire Desailly, che Capello non sa neanche pronunciare e chiama “Desgiaì”. Peggio fa Pierpaolo Cattozzi, che ne storpia il nome in “Michel”. Tanta carta igienica (ottomila rotoli lanciati dalla Nord – formidabili quegli anni, quando nelle curve c’erano i contabili della carta igienica). Tanta simpatia di Sebastiano Rossi, anche: quattro giorni prima del resto era stato preso a palle di neve dai tifosi dell’Anderlecht nel gelo di Bruxelles, al Tardini simulò un ictus fulminante, stroncato da un corpo contundente dalla consistenza di un Rotolone Regina. Il video fa ancora ridere a distanza di vent’anni, come certi sketch di Antonio Albanese a Mai dire Gol. Il resto della partita fu tanto brutta che non è neanche degna di un video su Youtube, che non nega una comparsata neanche a Torpedo Mosca-Dinamo Tbilisi della Coppa UEFA 1996-97.

Parma-Milan 0-0 – 19 novembre 1995. Due anni dopo, un altro scontro al vertice: yu-huuu! Il Parma è sempre lanciatissimo e sempre destinato a rimanere a bocca asciutta, nonostante acquisti altisonanti come Hristo Stoichkov (brutta fine, farà). Il nome che spariglia le carte è quello di Gigi Buffon, imberbe 17enne che Nevio Scala decide di buttare nella mischia la domenica mattina, vista l’indisponibilità di Bucci e la scarsa forma del secondo Nista. Finisce con il solito 0-0 in cui Gigino è migliore in campo, prodigioso su Eranio, Baggio e Simone, mentre il Parma è frenato dalla possanza rossonera. Il Milan approda con in tasca l’utile punticino, confidando nei soliti crolli di autostima e di concentrazione del Parma versione Bridget Jones di quegli spendaccioni anni ’90. Quanto a Buffon, rimane tuttora la sua più grande partita disputata contro il Milan.

Parma-Milan 4-0 – 29 novembre 1998. Il Milan di Inzaghi ha un che di zaccheroniano, perlomeno della prima edizione: anche allora si usciva da un Mondiale e prima ancora da un lungo ciclo juventino, anche lì fu un torneo all’insegna del vuoto di potere e alla fine prevalsero non i più forti, ma i più coraggiosi e fortunati. L’incredibile scudetto numero 16 arrivò alla fine di una quantità di peripezie che neanche Werner Herzog per la lavorazione di “Fitzcarraldo”, tra cui questo rovinoso 4-0 in novembre che sembrò – come spesso succedeva negli anni ’90 – proiettare finalmente il Parma nel firmamento delle grandissime. Un Parma che iniziava la propria filastrocca con Buffon-Thuram-Cannavaro e la concludeva con Veron-Chiesa-Crespo, e quel giorno non diede scampo a un Milan davvero rabberciato: all’intervallo, l’unica mossa di Zaccheroni per invertire la rotta fu il cambio Ibou Ba/Maldini. Note a margine: la curva del Parma intonò, forse per la prima volta in Italia, il famigerato coro “Mangiava le banane sotto casa di Weah/Ibrahim Ba, Ibrahim Ba”.

Parma-Milan 1-2 – 4 dicembre 2004. Milan versione panzer (Kakà-Shevchenko-Crespo, linea d’attacco da lucciconi agli occhi) contro un Parma piuttosto scalcagnato, che alligna loschi figuri come lo psicopatico Ferronetti, la meteora Pisanu, il Budan dei poveri Ruopolo. Ma è una vittoria sudatissima, come da tradizione ancelottiana in campionato: segna Gilardino a metà ripresa, al ché iniziamo a buttarla sul fisico e sulla caciara, con assoluti professionisti del settore come Tomasson. (Ma va dentro anche Dhorasoo, indice della disperazione di Carletto). Finisce in gloria sotto la pioggia, con un golletto di Kakà da due metri e un destro in mischia di Pirlo. Come molte altre volte quell’anno, era un Milan così straripante nei singoli e nella personalità che dava l’impressione di vincere le partite per diritto divino.

Parma-Milan 0-0 – 16 febbraio 2008. Niente di memorabile: il solito 0-0 schifido da sabato pomeriggio che fa tanto Milan invernale tardo-ancelottiano, con segnali di risveglio dal torpore solo negli ultimi 20 minuti, in un clima di pantofolismo estremo (chi ha detto Seedorf?). Il migliore in campo è ancora una volta il loro portiere, l’antico Luca Bucci, che chiude il cerchio dopo aver presenziato nel 1994 e aver saltato il turno nel 1996, favorendo l’ascesa di Buffon. Partita che passa alla storia per il surreale infortunio di quella sciagura di Dida: seduto in panchina a inizio secondo tempo, gli viene il colpo della strega e non riesce più a muoversi. Viene portato via in barella, circondato da facce piene di sconcerto che trattengono a stento le risate, tipo la scena di Marco Pisellonio in Brian di Nazareth.

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