I cinque Milan-Juventus della nostra vita

baggio97

Milan-Juventus 4-0 – 12 marzo 1989. Innanzitutto per la mirabolante ouverture del servizio della Domenica Sportiva firmato dal mai troppo rimpianto Franco Zuccalà: una coppetta gialla che supponiamo sia la Coppa dei Campioni e in sottofondo “Mi manchi” di Fausto Leali. Sì, questo Milan-Juve precedeva di appena tre giorni il fondamentale return-match di quarto di finale contro il Werder Brema (finirà 1-0, rigore di Van Basten, e ci qualificheremo in semifinale dove ci aspetta il Real Madrid), ma se da un lato c’erano Van Basten e Gullit e dall’altro i malinconici Rui Barros e Zavarov, doveva per forza andare a finire 4-0. I goals, per dirla alla Nino Frassica: autorete di Tricella dopo ubriacante balletto di Van Basten, sinistro al volo di Evani dopo stupenda combinazione Gullit-Van Basten e infine addirittura doppietta di Lupetto Mannari, ai suoi primi due gol in carriera. E che gol: di testa in tuffo su cross di Donadoni, e scartando Tacconi per il poker. La storia di Mannari è quella di una delle più grandi meteore anni ’80 (per il primo posto se la giocano lui e Marco Macina). Girato in prestito l’anno dopo al Como come contropartita per Marco Simone, gioca poco e affonda lentamente nella melma delle seconde e terze divisioni, facendo panchina a Parma, ad Avellino, a Siena, a Fiorenzuola. Classico caso di giocatore che improvvisamente si dimentica come si accende l’interruttore.


Milan-Juventus 2-0 – 30 dicembre 1990. Due anni dopo si gioca il 30 dicembre, il che fa di questo Milan-Juve quello giocato più tardi nel calendario solare (e sti ciufoli!, commenterete voi. E avrete ragione). E’ una giornata campale per il campionato perché a Genova si affrontano le prime due in classifica (Sampdoria-Inter, grande successo doriano per 3-1), mentre a San Siro le due terze, distanti solo un punto dalla vetta. Non c’è storia: la Juve di Montezemolo&Maifredi è un fuoco di paglia destinato a spengersi brutalmente a primavera, con una coppia di difensori centrali Luppi-De Marchi a lungo andare improponibile per le zone alte. La partita è nobilitata dal gol più bello della carriera di messer Carletto Ancelotti: una favolosa spingardata di destro al volo dal limite dell’area, che finisce nell’incrocio alle spalle del pietrificato Tacconi. La fanghiglia di San Siro spezza le reni al passerotto Hassler; sul contropiede Gullit vola a segnare il 2-0. E’ un grande Milan che festeggia in bellezza il trionfale 1990 concluso con la seconda Intercontinentale consecutiva, ignorando che il 1991 sarà ben più gramo.


Milan-Juventus 1-6 – 6 aprile 1997. I 74 anni della coppia Baresi-Vierchowod vengono travolti dal ciclone juventino al suo massimo nell’era Lippi: tre giorni dopo disputeranno una partita magistrale all’Amsterdam ArenA contro l’Ajax, tanto che quei permalosoni di olandesi tempo dopo avanzarono parecchi sospetti sull’esaltante condizione ematica della Vecchia Signora. Scende in campo gente che il rossonero avrebbe dovuto vederlo solo col binocolo: Reiziger, Blomqvist, l’orrido Dugarry, mentre dall’altra parte il suo ex compagno di club Zidane gigioneggia trascinando per mano i Vieri e gli Amoruso. E’ 1-6 nella notte più amara dell’era Berlusconi, quando ancora la presidenza Berlusconi aveva un senso ben definito. Memorabilia: Zidane che segna il rigore del 2-0 e quel pistola di SebaRossi che, dopo esserci quasi arrivato, si sfoga calciando il pallone in fondo al sacco e finendo accartocciato e sballottato nella rete. La metafora di un Milan triste e vuoto.

Milan-Juventus 1-1 – 9 dicembre 2001. Per il ciclo “I misteri di ComunqueMilan”, uno dei gialli storici della nostra era. Al minuto 23 di un Milan-Juve assai mediocre (che verrà rovinato nella ripresa da un clamoroso tuffone di Zalayeta convertito prontamente in rigore dal solerte Paparesta), Shevchenko s’inventa il più bel gol mai visto a San Siro negli anni Zero. Un coniglio gigantesco estratto da un cilindro piccolissimo, che lascia sconvolti ancora prima che estasiati. Per quel bisogno che da sempre l’uomo ha di convincersi della cosa più rassicurante, la tesi “Ha crossato” ha resistito per tutti questi anni. Ma basta rivedere bene l’azione per accorgersi che:

1) Sheva riceve palla di testa da Javi Moreno, lo supera in velocità e dunque sa che Javi Moreno in area non potrà mai arrivarci prima di lui;

2) Sheva non alza mai la testa e dunque non cerca mai di capire la posizione di eventuali compagni cui crossare la palla;

3) Compagni in area effettivamente non ce n’è, al massimo c’è il solo Rui Costa che è appena entrato in area, dunque crossare sarebbe stupido. E Sheva non è stupido.

Shevchenko, quella sera, volle tirare in porta. E tirò in porta.

Milan-Juventus 1-1 – 25 febbraio 2012. E veniamo ai giorni nostri, a quella sera di grande lerciume di due anni fa. Del gol di Muntari si è discusso fino alla noia e non ci torneremo, neanche per ricordare le strampalate tesi degli juventini più disperati, del tipo “Gol di Muntari = gol regolare annullato a Matri per 2 centimetri”. Torneremo soltanto su un aneddoto ormai dimenticato: Conte che all’intervallo torna negli spogliatoi, incrocia un Galliani furibondo e gli urla “Siete la mafia del calcio!”, come se il derubato fosse lui. Due anni dopo, Galliani e Lotito sono i due grandi elettori di Carlo Tavecchio alla presidenza della FIGC (anzi, per qualcuno Lotito stesso è il presidente in pectore della FIGC), il cui primo atto è stato ingaggiare Conte come ct della Nazionale. Secondo Conte, dunque, Antonio Conte lavorerebbe oggi per la mafia. C’è grande confusione, sotto il cielo del pallone.

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