I cinque Milan-Fiorentina della nostra vita

capello96

9 ottobre 1988, Milan-Fiorentina 4-0. Prima giornata di un campionato iniziato tardissimo causa Olimpiadi, Milan con lo scudetto sul petto e San Siro che è un cantiere, con il terzo anello under construction per Italia ’90 (“Là c’è una bandiera che sale, qua c’è un muratore che cade“, cfr. Elio e le Storie Tese, Giocatore Mondiale). Dopo il 5-2 in Coppa Campioni al Vitocha Sofia con poker di Van Basten e grande impressione destata in tutta Europa, Galeazzi affronta Berlusconi con il solito piglio da giornalista scomodo: “Presidente, dicono che il Milan ha già ucciso il campionato. Dove ha la pistola?“. Non andrà proprio così, ma non divaghiamo. Reduce da Seul, dove s’è fatto umiliare con tutta la Nazionale Olimpica dallo Zambia di Kalusha Bwalya, Virdis è in condizioni stellari e rifila alla Viola una tripletta nell’ultimo quarto d’ora: punizione, rigore e in mezzo un’azione paradisiaca rifinita da Donadoni. Lo stesso Donadoni aveva provveduto a sbloccare il risultato dopo 14 minuti, con una fiondata delle sue.

28 aprile 1996, Milan-Fiorentina 3-1. La settimana dopo le elezioni Politiche che segnano il primo storico successo del centro-sinistra soprattutto per colpa della Lega di Bossi, ingollato l’amaro calice, Berlusconi si consola con il quinto scudetto in dieci anni. Pomeriggio di pioggia e lacrime, con Capello che saluta dopo il quarto scudetto in cinque anni per andare al Real Madrid (tornerà un anno dopo, e sarà la peggior decisione della sua carriera). Come in tutte le feste ben riuscite, a distanza di anni rimangono un sacco di foto che fan salire la nostalgia: Baresi che cerca invano l’ultimo gol a San Siro della carriera, Rossi che para il rigore a Rui Costa, RobyBaggio che il rigore lo mette e poi si toglie la maglia, la mette sulla punta della bandierina e la solleva come un trofeo di guerra. Era un Milan che faceva della vittoria e dei trofei un momento di straordinaria normalità, situazioni completamente aliene non solo nel Milan, ma anche nel calcio italiano di oggi. Tanto che a fine partita, ebbro di gioia, Galliani annuncia l’acquisto di “due campioni d’Europa, Davids e Reiziger“.

26 settembre 1998, Milan-Fiorentina 1-3. Partita indimenticabile, giocata di sabato pomeriggio, che segna tutta la differenza tra i pirotecnici anni ’90 e la depressione attuale: in tre parole, Gabriel Omar Batistuta. Avesse giocato in altri lidi, Batigol sarebbe diventato agilmente pluri-Pallone d’Oro; ma si accontentò di rimanere fino a tarda età nella Firenze che lo venerava anche per partite come queste, in cui fece a brandelli da solo il primo spaurito Milan di Zaccheroni. In porta Jens Lehmann, autore di una partita alla rovescia: è pigro e corresponsabile con Costacurta della rete dell’1-0, si lascia passare sotto il corpo il pallone del 2-0, poi va ingenuamente con le mani su retropassaggio di Costacurta e regala a Batigol, faina nel pollaio, l’occasione per fucilarlo con la punizione a due in area. Altre due partite e cederà il posto a SebaRossi, primo fondamentale tassello per lo scudetto più incredibile della nostra storia.

9 settembre 2001, Milan-Fiorentina 5-2. In un’Italia ancora in piena luna di miele berlusconiana, esordio a San Siro del Milan di Fatih Terim, cometa fugace e abbagliante come poche. La Viola è invece già alle prese con le Conseguenze dello Zafferano: quello che Vittorio Cecchi Gori sostiene di custodire nella cassaforte di casa sua, mentre la polizia gli chiede conto dei 9 grammi di coca trovati nella sua abitazione romana in Palazzo Borghese. A fine anno retrocessa e poi andata fallita, nonostante la consueta doppietta di Enrico Chiesa, la Fiorentina si consegna senza colpo ferire ai numeri di Shevchenko e del primissimo Inzaghi rossonero, qui a segno per la prima di 126 volte. Segna anche Laursen, che per due settimane c’era sembrato a tutti Ronald Koeman. Tutto troppo facile e illusorio, il classico sogno di una notte di fine estate. A fine partita Terim, ruffiano come pochi, si concede all’ovazione della Sud.

12 dicembre 2004, Milan-Fiorentina 6-0. Per moltissimi è il Milan più bello degli ultimi vent’anni. Recita in un modo che fa spavento: Dida (QUEL Dida), Cafu, Nesta, Maldini, Kaladze, Gattuso, Pirlo, Seedorf, Kakà, Shevchenko, Crespo. Cambiate Kaladze con Stam e avrete una squadra perfetta. Sfortunatamente, una squadra alle prese con gli ultimi rantoli del moggismo, che proprio quel giorno sbanca Bologna con il passamontagna (arbitro De Santis) in attesa di completare l’opera una settimana più tardi, con lo scontro diretto pilotato sullo 0-0 dall’arbitro Bertini. Al Milan va il premio della critica per prestazioni come queste, contro la prima Fiorentina dei Della Valle in versione scalcagnata, con Piangerelli e Chiellini a centrocampo e Sergio Buso in panchina. E’ un 6-0 splendido, in cui il trio Kakà-Sheva-Crespo mette in fila combinazioni angeliche in odore di santità, come quella del 4-0 in cui il Valdanito incenerisce Roccati con un diagonale dal limite dell’area. Alla fine c’è anche spazio per il bramino Dhorasoo, giocatore molto sottovalutato che fa in tempo a entrare nell’azione del 6-0. Formidabili quegli anni.

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