I cinque Milan-Atalanta della nostra vita

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Milan-Atalanta 3-1, 17 gennaio 1990. L’anno prima la neopromossa Atalanta aveva sbancato il campo dei campioni d’Italia e anche il Totocalcio, regalando a pochissimi eletti un 13 miliardario. All’alba degli anni ’90 le cose vanno diversamente: il Milan è on fire e dà la caccia al Napoli di un calante Maradona. Si gioca insolitamente di mercoledì pomeriggio, la serie A è costretta a tappe forzate per favorire il ritiro prima del Mondiale di giugno. San Siro risponde con 18 mila paganti, oltre alla consueta adunata di abbonati, ripagata da un grande Van Basten, che ribalta da solo la situazione dopo il gol di testa di Caniggia in avvio. Poderosa capocciata per l’1-1, destro piazzato per il 2-1, destro stangato per il 3-1 dopo doppio dribbling.

Milan-Atalanta 3-1, 1° marzo 1992. “Non lasciarmi, non lasciarmi, ho sbagliato, voglio dire non amarmi”, come da tormentone del Festivàl di Sanremo conclusosi la sera prima. Non si amano certo le tifoserie di Milan e Atalanta, che danno vita a duelli rusticani dentro e fuori lo stadio. Veniamo da tre pareggi consecutivi e a qualcuno pare di intravedere segnali di rimonta della Juve del Trapattoni-bis, rimonta che si fa incalzante quando Bianchezi porta in vantaggio i bèrghem approfittando di uno svarione difensivo e la Juve passa in vantaggio sul Genoa con Baggio. In un pomeriggio di primavera anticipata, arriva nuovamente l’uragano Marco ad abbattersi sul povero Tebaldo Bigliardi: un fallo da rigore che vale il pareggio di Van Basten, una palla persa che vale il 3-1 e in mezzo il celebre gol di rimbalzella fortunoso, quanto spettacolare. In soli sei minuti, è la tripletta più veloce della storia della serie A. Gli unici brividi del secondo tempo provengono dai sempre squisiti tifosi atalantini, che bersagliano di monetine il sostituito Gullit.

Milan-Atalanta 3-3, 5 novembre 2000. Campionato iniziato il 1° ottobre per lasciar spazio alle Olimpiadi di Sydney, sicché siamo appena alla quinta giornata. Milan depresso con 4 punti in 4 giornate, Atalanta neopromossa esaltata, prima con 10 punti e con una nidiata di giovani terribili di speranze più o meno belle: i gemelli Cristian e Damiano Zenoni, Donati, Bellini, Zauri, Rossini e il piccolo Pelizzoli che sostituisce in porta Pinato dopo 7 minuti. Il nostro portiere è invece SebaRossi, perché Dida non può essere schierato perché si possono schierare solo fino a 3 extracomunitari (arriverà qualche mese dopo il colpo di spugna che abolirà il numero chiuso). Uno è Sheva, e nulla da dire; ma gli altri due sono Julio Cesar e Serginho, disastrosi e impotenti contro le folate dei Zenoni’s e del guizzante Cristiano Doni, reduce da un deferimento per una vicenda di scommesse legata ad Atalanta-Pistoiese di coppa Italia (ma dai). All’intervallo siamo sotto 1-3, Doni-Doni-Rossini, e San Siro ulula come in una notte di luna piena. Una ripresa d’orgoglio porta al pareggio che serve a zittire i millemila atalantini arrivati in curva Nord con gli striscioni “Salutate la capolista”. Finiranno a metà classifica, e dove sennò.

Milan-Atalanta 3-3, 2 marzo 2003. Altro giro, altra corsa, altro 3-3, nell’anno che porta a Manchester attraverso un cammino che definire tortuoso è come definire Salvini un moderato. Pur con una squadra molto più forte e una difesa Costacurta-Nesta-Maldini-Kaladze, va come tre anni prima: 1-3 all’intervallo, in una partita inaugurata all’alba dalla sciagurata autorete di uno tre peggiori Paolo Maldini della carriera. Che poi tra Nesta e Maldini salga in cattedra Fausto Rossini è uno dei misteri che fanno del calcio materia per schizofrenici: due gol in tre minuti e poderoso 0-3. Inzaghi fa l’Inzaghi e riduce da par suo il risultato, poi si procura – sempre da par suo – un rigore che l’elefantiaco Rivaldo calcia con elefantiaca solennità sul palo. Secondo tempo, entra lo Scorpione Bianco Tomasson, che con grande agilità piazza il morso letale a 20′ dalla fine. Poi ancora Der Pippen, definitivo come un generale prussiano, incorna il pallone del 3-3. Quarto d’ora finale di rumba pura, ma ancora il pasticcione Rivaldo tira addosso a Taibi la palla dell’inaudito 4-3 che non avrebbe avuto precedenti nella nostra storia. Scopriamo quel giorno che per lo scudetto non sarà cosa.

Milan-Atalanta 3-0, 8 marzo 2009. Tripletta di Inzaghi, ma l’istantanea della partita (oggi si direbbe, con orribile neologismo, “l’Instagram del match”) è un’altra: uno stupendo lancio di Beckham per Pato al 19′ del primo tempo, un gesto di tale eleganza e pulizia che persino i più accesi detrattori dello Spice Boy (tipo chi scrive) sospendono per un attimo il giudizio e tacciono ammirati, come se avessero visto per mezzo secondo il famoso Raggio Verde del film di Eric Rohmer (perdonate il pellegattismo): lo si intravede, purtroppo solo nella parte finale, al minuto 1:35 del video qui sotto. Il resto è tutta Inzagheide, prima e dopo: su assist di Jankulovski, Pato e Zambrotta, tripletta come il Marcolino di cui sopra. In mezzo anche tanta Atalanta, in particolare con il lungagnone Gianvito Plasmati, più volte stoppato da Abbiati.

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