I cinque Juventus-Milan della nostra vita

gattuso2011

10 gennaio 1988, Juventus-Milan 0-1. Il Milan non vince al Comunale sponda bianconera da 18 anni: l’ultima volta, il 25 ottobre 1970, avevano segnato Villa e Prati. La rutilante serie A di fine anni ’80 è ben altro mondo, a cominciare dall’esotismo dei protagonisti: al vigore fisico del surinamese Gullit la Juve risponde col baffuto Ian Rush, pluricampione europeo con il Liverpool, che nei piani dovrebbe rinverdire i fasti del mitico John Charles e non far rimpiangere il ritirato Platini. Una settimana dopo la storica vittoria sul Napoli, il Milan gioca una partita nettamente inferiore, mentre il Ciuccio dimostra di non aver risentito della botta dominando la Fiorentina e chiudendo il primo tempo sul 3-0. Sacchi è solo una meteora? A dirimere la questione ci pensa una solenne capocciata di Gullit a metà ripresa, con l’inebetito Tacconi che non abbozza neanche la parata. Il Milan passa 1-0, ringrazia Baresi che leva dall’incrocio un colpo di testa di Bonini che mezzo stadio aveva già visto dentro e mantiene il fiato sul collo del Napoli. Prima e dopo il gol, Rush sparacchia malamente addosso a Giovanni Galli due colossali occasioni: occasioni che saranno i titoli di coda del suo mesto anno in bianconero. Allegri, tifosi giuventini: vi aspettano gli anni ancora più tetri di Alejnikov e Zavarov.

29 novembre 1992, Juventus-Milan 0-1. Mentre Berlusconi progetta l’ingresso fatale in politica nelle segrete stanze, il Milanone di Capello è all’apogeo della sua potenza bellica. Ha vissuto il 1992 da schiacciasassi e a fine novembre si parla già di ultima spiaggia-scudetto per la Juve di Trapattoni, incapace come tutti di tenere il passo di una corazzata che in 10 partite ha conquistato 18 punti su 20. Pure, la settimana prima una papera di Antonioli ci ha costretto a pareggiare il derby, e i bianconeri hanno recuperato un punto portandosi a -4. Gran ringalluzzimento e neanche poco segreti piani di aggancio, in una partita arroventata dalle disfide estive su Vialli e Lentini. Sono tempi in cui ricorrono triti giochi di parole sul marco tedesco (la moneta) e su Marco Van Basten, ma il match-winner è un altro Marco, nato però a Castellanza, a mezz’ora scarsa da Milanello: il nostro Simoncino che a metà ripresa spezza un rognoso 0-0. L’altro protagonista della partita è il nostro portiere di riserva, il buon vecchio Sebastiano Rossi, che dopo una settimana di macumbe sulle fragili spallucce di Antonioli approfitta dell’infortunio del titolare per allungare le mani sulla maglia numero 1. L’apoteosi al minuto 87: Tassotti stende Di Canio in area, rigore!, tira il depresso Vialli, tira male, Seba respinge e poi si supera con il riflesso sulla ribattuta di Casiraghi. “In un mondo in cui crolla Marx, vacilla il Capitale e trema persino l’Auditel, l’unica certezza che ci rimane si chiama Milan”, chiosa alla Domenica Sportiva il kompagno Carlo Nesti.

9 maggio 1999, Juventus-Milan 0-2. La dolcissima primavera 1999 fu vissuta quasi interamente con gli occhi sul campo e le orecchie alla radio. C’era una Lazio da rimontare e noi e loro giocammo in contemporanea per tutte le ultime 5 giornate, in un fotofinish entusiasmante e memorabile. La Lazio superò di slancio i due ostacoli più difficili, le brutte trasferte a Udine e Genova, mentre noi si vinceva a Vicenza e si superava al 95′ la retrocedenda Sampdoria con una buona dose di culo. La terzultima giornata era quella più sfavorevole, la giornata in cui a detta di tutti la Lazio avrebbe dovuto dare lo strappo fatale: Lazio-Bologna loro, Juve-Milan noi. Pomeriggio di grande caldo e a sorpresa grande equilibrio su entrambi i campi: 0-0 di là e di qua, con Abbiati decisivo col piedone su Inzaghi. Dopo pochi secondi della ripresa, quel fesso di Montero sbaglia clamorosamente l’appoggio indietro: si avventa Weah come leone uscito di foresta, e mangia in testa a Peruzzi per lo 0-1. Il primato dura pochi minuti, perché all’Olimpico una saetta di Matias Almeyda porta avanti la Lazio. Poco male: il Milan resta convinto e persino sciupone contro una Juve alle pezze, con Bierhoff che sconcia orrendamente almeno tre occasioni. Il raddoppio ha una griffe d’autore: Boban inventa in un fazzoletto l’assist per Weah, che segna di destro e poi corre insieme a Zorro mano nella mano sotto il settore ospiti. E’ una delle immagini dello scudetto numero 16 che si materializzerà sei giorni dopo: il Milan batterà l’Empoli mentre la Lazio lascerà due punti sanguinosi a Firenze.

14 marzo 2004: Juventus-Milan 1-3. Una notte importante in Europa, di grandi illusioni: tre giorni dopo gli attentati alla metropolitana di Madrid, José Luis Zapatero vince clamorosamente le elezioni politiche in Spagna. Più modestamente, lo scintillante Milan 2003-04 semina illusioni di accoppiata Coppa-Champions, destinate a naufragare meno di un mese dopo proprio in Spagna, nell’inospitale La Coruna. Lo scudetto, comunque, lo vinciamo in gran parte quella sera: la Juve di Lippi è a fine ciclo e Carletto, dopo l’orgasmo di Manchester, si prende un’altra fumante rivincita contro quei tifosi che non l’hanno mai amato, dando una lezione di calcio orchestrata da un Seedorf più professorale che mai. “Il primo in niente, tra i primi in tutto”, scriverà Gianni Mura a proposito di quella partita. Vien quasi da mettere tra parentesi la doppietta con cui nel secondo tempo piazza gli ultimi chiodi nella bara, di fronte al delizioso cioccolatino (Willy Wonka, davvero!) servito sulla testa di Shevchenko per il gol che vale lo 0-1. Pillole di un Milan potenzialmente devastante, con Cafu che a destra fa letteralmente i buchi per terra: se fossimo dotati di quella cattiveria che non ci appartiene, potremmo davvero restituire l’1-6 di sette anni prima. Ma che ci volete fare, siamo misericordiosi.

5 marzo 2011: Juventus-Milan 0-1. Decisamente la partita più brutta tra le cinque qui elencate: la Juve di Del Neri gioca un calcio straziante, ci giocano autentici scappati di casa come Krasic e Martinez, mentre il primo Milan di Allegri non è precisamente uno spettacolo da rubacuori. In questa recita mediocre si staglia la figura di Gattuso, che già una volta aveva segnato a Torino, in un’amichevole Italia-Inghilterra del 2000, al Delle Alpi, con un tiraccio da fuori in faccia a Beckham. E’ lui a segnare lo 0-1 che, come spesso succede quando passiamo a Torino, vuol dire scudetto: un sinistro senza pretese che Buffon si lascia sfuggire come un pivello. E’ il suo unico gol di un certo peso, l’unico mai segnato in uno scontro diretto con una big, un gol che non viene mai celebrato a dovere al contrario di quelli ammirati qui sopra. Ed è un peccato, perchè battere i gobbi con un gol di Ringhio è una scena che, nel film di una qualsiasi vita, si verifica molto molto raramente.

2 Comments

on “I cinque Juventus-Milan della nostra vita
2 Comments on “I cinque Juventus-Milan della nostra vita
  1. […] come spesso succede quando passiamo a Torino, vuol dire scudetto.
    Questa me la segno e poi se ne riparla caro Giuseppe Pastore…

  2. vincere sul campo dei gobbi è sempre una goduria. personalmente però nei miei cinque juve-milan ci potrebbero stare anche la vittoria del marzo ’94, il pallonetto di eranio, che mi ha dato una particolare soddisfazione contro i miei compagni di classe(scuola media) anche se li vidi con una settimana di ritardo perchè partii per una settimana in israele, e poi quelle due volte che li sbancammo 3-0 pur in stagioni poco soddisfacenti per noi(90-91, 2009-10, per la serie ‘se Ronaldinho fosse stato sempre così in rossonero”..)

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