I cinque Empoli-Milan della nostra vita

FOTO OMEGA/SABATTINI EMPOLI 07/12/2003 EMPOLI-MILAN 0-1 SERIE A 0

Empoli-Milan 0-3 – 19 ottobre 1986. Ovvero, la prima nonché quella che rimane tuttora la miglior vittoria a Empoli del Milan. A Empoli per modo di dire, perché si gioca sul neutro di Pistoia, ché lo stadio locale è in ristrutturazione, mentre a Firenze c’è la visita di papa Wojtyla. Il Milan di Liedholm domina e largheggia nel punteggio, colpendo con Massaro nel primo tempo, con un rigore di Baresi e con un gol di Virdis di squisita fattura. Partito assai male, con una sola vittoria nelle prime cinque partite, il Milan di BerlusLiedholm respira e per buona parte della stagione accarezzerà persino sogni di gloria, prima di sfiorire in primavera. Degna di nota, nell’Empoli, la presenza in campo di Walterino Mazzarri, numero 10 dai folti capelli e dal fisico impiegatizio.

Empoli-Milan 0-1 – 5 ottobre 1997. E dunque noi siamo qui a Empoli con una squadra che ad agosto davano favorita per lo scudetto, con Capello in panchina, un centrocampo Savicevic-Albertini-Desailly-Boban e un attacco Kluivert-Weah; e abbiamo fatto due punti nelle prime quattro partite. Il 4-4-2 di Capello, così efficace fino a pochi anni prima, è invecchiato peggio dei Take That; il Milan si strucca davanti allo specchio con l’aria dolente di Glenn Close nel finale delle Relazioni Pericolose. Perciò il miglior milanista è Angelino Pagotto, prestato all’Empoli, che delizia il pubblico con una paperaccia omerica che regala il primo (e unico) gol rossonero alla Renna Andreas Andersson. Nel finale Taibi (Taibi!) fa il miracolo su Bettella (Bettella!!): frase da sola sufficiente a sintetizzare che annata balorda fu il 1997-98.

Empoli-Milan 1-1 – 10 gennaio 1999. Sbiadito pareggino nella tormenta di pioggia, che passa alla storia solo e soltanto per la mitologica espulsione di Christian Ziege: dopo aver pareggiato a pochi minuti dalla fine il gran gol di Di Napoli, il terzinaccio tedesco (precedentemente famoso come “Topexan” per la propria cute accidentata) festeggia levandosi la maglia. Ma – ahilui! – non ricorda d’esser già ammonito, e Collina, che non vede l’ora di guadagnarsi inquadrature televisive gratis, lo espelle.

Empoli-Milan 0-1 – 6 dicembre 2003. Rui Costa parte titolare, Kakà dalla panchina, perché è destinato a scendere in campo in Champions nell’inutile ultimo match di girone contro il Celta Vigo: sì, è ancora una riserva. La partita è orribile, la solita zuppa ancelottiana da trasferta autunnale in provincia: passa di qua e passa di là, l’Empoli se ne sta ben chiuso e quasi ci scappa la siringata (gol giustamente annullato a Di Natale). A un quarto d’ora dalla fine Ancelotti ordina il cambio fatale: fuori Pirlo, dentro Kakà. Passano otto minuti e Riccardo Figlio Di Isacco Latte Dei Santi tira da 30 metri uno scaldabagno senza preavviso che lascia impietrito Bucci e i gufi davanti al televisore (per modo di dire, ché lo streaming era ancora di là da venire e la partita la davano in diretta su Gioco Calcio, piattaforma alternativa a Sky che offriva tutte le partite in casa di Modena, Ancona, Perugia, Empoli e Chievo, il cui abbonamento era stato sottoscritto da pochi infelici). La settimana dopo si volò a Yokohama, per la finale di Intercontinentale persa contro il Boca Juniors; Kakà colpì un palo. Ma non era più una riserva.

Empoli-Milan 1-3 – 26 ottobre 2005. L’ultima partita in rassegna (a proposito, non è chiaro perché a Empoli finiamo a giocarci sempre in autunno) è un’altra piccola perla della nostra storia: l’unico gol col Milan di Bobone Vieri, giunto in rossonero ormai clamorosamente sfatto e decotto. Regalato il primo tempo, con l’Empoli che passa in vantaggio con gol di Vannucchi, si accelera quel tanto che basta per operare il sorpasso: doppietta di Gilardino, sempre puntuale lontano da San Siro, e colpo di testa di precisione del numero 32, con brusco piegamento sulle ginocchia a sfidare a testa alta l’artrite. Corroso dall’osteoporosi, deciderà a metà stagione di svignarsela a Montecarlo – checché se ne dica, non ha mai sbagliato una città.

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