I cinque avversari del Milan solo una volta

Di Milan-Sassuolo ne è esistito soltanto uno, lo scorso maggio, e neanche memorabile. Che facciamo? Ribaltiamo il concetto fondamentale di questa rubrica: ecco cinque partite che nella nostra storia si sono giocate once in a lifetime (indi per cui, mentre leggete, ascoltatevi questa splendida canzoncina).

Milan-Cavese 1-2, 7 novembre 1982. Partita a suo modo mitologica, su cui i ragazzi delle scuole medie di Cava de’ Tirreni furono incoraggiati a scrivere temi per gli anni a venire. La “Real Cavese” di Pietro Santin sbanca San Siro, scortata da migliaia di tifosi arrivati in treno o residenti da anni al Nord. Atmosfera sinceramente commovente, col senno di poi (molto poi): il Milan passa alla mezz’ora con Joe Jordan ma incassa il pareggio di Costante Tivelli tre minuti dopo. A inizio ripresa, il fulmine: Peppino Pavone (futuro direttore sportivo del Foggia di Zemanlandia) scappa a destra e pennella al centro per il colpo di testa di Di Michele, che fa partire in anticipo il Capodanno nel settore ospite. Assalti confusi e poco convinti, perché in fondo sappiamo che c’è da pagare anche questo prezzo: per rimbalzare più in alto possibile, bisogna affondare più in basso possibile. Tifosi con poca fantasia se la spasseranno per anni con il ricordo del tabellone elettronico, anche quando vinceremo 5-0 col Real Madrid. Il calcio, si sa, è specchio del mondo; e il mondo è pieno di stupidi senza immaginazione.

Milan-Pistoiese 2-1, 23 gennaio 1983. La stagione della catarsi 82-83 ci porta a incrociare in pieno inverno la Pistoiese, che appena due anni prima era transitata in A ma senza trovarci, ché noi nel frattempo s’era finiti al piano di sotto causa tristi vicende di calcioscommesse. Nel Milan incerottato di quel pomeriggio debutta il 17enne Roberto Biffi e trovano spazio altri quattro terribili ventenni: Battistini, Evani, Icardi e Incocciati. Nella Pistoiese nessuno da segnalare, se non il baffuto portiere Astutillo Malgioglio, futuro avversario di tanti derby visti dalla panchina. Vinciamo 2-1 con i gol dei soliti Joe Jordan (ovviamente di testa) e Oscar Damiani (ovviamente di rapina); alla Domenica Sportiva siamo relegati in fondo, nell’onusta rubrica “Gli altri gol della B”. L’arbitro è il siracusano Rosario Lo Bello, lì presente a memoria futura come il monolite nero di 2001 Odissea nello Spazio.

Milan-Campobasso 0-0, 27 febbraio 1983. Il terzo e ultimo viaggio nella B 82-83 ci porta al Campobasso di Antonio Pasinato (che non è Giancarlo, la nostra ala destra in prestito dall’Inter come conseguenza del triste affaire Collovati), unica squadra della Regione Molise mai incontrata nella nostra storia – a riprova che, dopotutto, il Molise esiste e ci abbiamo le prove. L’eroe del giorno è Walter Ciappi, portiere nato a Buenos Aires che per qualche motivo tuttora oscuro si ritrovava a svernare in Italia tra gli anni ’70 e ’80: Cesena, Sangiovannese, Pisa e Taranto prima di approdare a Campobasso. Nonostante il nome da cibo per barboncini, Ciappi è un bel cagnone da guardia che scaccia via tutte le nostre minacce. Abbiamo già detto troppo di uno 0-0 contro il Campobasso.

ciappi

Milan-Licata 2-0, 21 agosto 1988 (coppa Italia). E’ un Milan-Licata a San Siro in realtà solamente fattizio, perché per i famigerati lavori di Italia ’90 la giochiamo a Brescia, evento speciale del locale Festival delle Zanzare. Il Milan è campione in carica e onora lo scudo schierando molti big, da Rijkaard a Van Basten, da Maldini e Baresi a Donadoni. Il Licata è allenato da Beppe Papadopulo che all’epoca gioca una fior di zona, ed è tra quelli alla base del cosiddetto “miracolo Licata”, cinque promozioni in otto stagioni e ora neopromosso in serie B. Perciò quelli partono aggressivi, squadra alta e reparti vicinissimi, e quasi ci spaventano. Servono due prodezze dei singoli per avere ragione: una fiondata di Virdis su punizione e un numero dei suoi by Roberto Donadoni, 2-0, un gol per tempo, risultato all’inglese. Su YouTube non esiste alcun video dell’accaduto, accontentatevi dell’articolo di giornale.

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Milan-Treviso 5-0, 8 febbraio 2006. Pur avendo in rosa gente del calibro di Handanovic, Maggio, Borriello e Pinga (ve lo ricordate Pinga? Ci aveva fatto una doppietta praticamente da esordiente in A con il Toro), il Treviso scende giù a piombo senza mai più fare ritorno nel regno dei cieli. Sarà colpa di Ezio Rossi e Cavasin, non proprio due luminari della panchina. A buoi abbondantemente scappati, il Treviso si sacrifica in questa trasferta a San Siro di mercoledì sera con l’aria di chi se ne starebbe volentieri sul divano a vedere Lost. Il nostro attacco ne approfitta scatenandosi al gran completo: uno Kakà, due Gilardino, uno Shevchenko e uno Inzaghi. Si segnala a centrocampo, vista l’assenza dello squalificato Pirlo, una delle rare presenze da titolare dello svizzero Vogel. Da un certo punto in avanti la partita scivola via col pilota automatico, nobilitata dal celebre coro sull’aria di Cicale di Heather Parisi. “Le trevigiane??? Sultane, sultane, sultane” (o forse ricordiamo male).

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