I 5 Milan-Sampdoria della nostra vita

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Milan-Sampdoria 0-2, 29 marzo 1987. Tutto iniziò dal giorno dell’esonero del mammasantissima Liedholm, primo atto di rottura del nuovo badrone Silvio Berlusconi. Neanche una partita fortunata per il Barone, tradito dal Nano Galderisi che tira un rigore in bocca a Bistazzoni al culmine di una prima mezz’ora tutto sommato ben giocata. E invece arriva “la legge del calcio”, come la chiama il compito Pizzul in cronaca: spingardata di Luca Vialli e 0-1 Samp. Secondo giro a fine partita, con il colpo di testa di Toninho Cerezo. Più interessante il contorno e il post: una pietra lanciata da chissà dove sfonda il vetro della panchina di Liedholm, visibilmente colpito dalla sua prima contestazione (organizzata? mmh mmh). Sacchi è già convitato di pietra, Liedholm è troppo compassato e vecchio stile per il berlusconismo, resta soltanto da capire se sarà licenziato, si dimetterà o accetterà signorilmente di fare da chioccia al tenero Arrigo. Alla fine Nils, con pragmatismo scandinavo, capisce che non è il caso di rimetterci neanche una lira: si consegna al plotone d’esecuzione come prima delle non tantissime vittime in panchina di Berlusconi.

Milan-Sampdoria 5-1, 5 aprile 1992. Pur svolgendosi nella domenica delle elezioni politiche, nella non memorabile serie tv “1992” non l’hanno fatta vedere, ma Milan-Sampdoria 5-1 è una delle partite di calcio più perfette dell’anno. La si trova in ogni VHS celebrativa dell’epoca, solitamente col commento stentoreo di Pellegatti che eleva all’Olimpo ogni singolo protagonista. Si gioca in una giornata di primavera piovosissima, contro la Samp campione in carica che è a quattro giorni da una grande impresa: il 3-1 con cui ha prenotato la finale di Coppa Campioni, battendo la Stella Rossa detentrice con un Mancini da Pallone d’Oro. Saranno scarichi? Saranno sazi? O siamo semplicemente più forti, di quella forza che è anche bellezza e ammirazione, doti riassunte nel magnifico Rijkaard che sblocca il risultato dopo mezz’ora di assedio? Cinque gol con cinque marcatori diversi, l’antico e il moderno, il vecchio Evani che raddoppia dopo un fallo a inizio azione di Costacurta su Mancini per cui i doriani si lagnano molto (i due già non si amano, e avranno tempo per amarsi ancora meno), il giovane Albertini che cala la manita con una fiondata nel sette. E poi ovviamente Van Basten, che per la prima volta buggera Vierchowod, e Bip-Bip Massaro. La Juve perde malamente il derby per 2-0, doppietta di Walter Casagrande, e ci consegna virtualmente lo scudetto.

Milan-Sampdoria 2-3, 2 febbraio 1997. Il Grottesco Rossonero al suo meglio/peggio, nell’anno balordo del ritorno di Sacchi, del Rosenborg, dell’1-6 dalla Juve. Antefatto: la settimana prima il Milan disputa un ridicolo torneo di calcetto indoor ad Amsterdam, pomposamente trasmesso in diretta da Italia 1 manco fosse il Superbowl. Arrigo, ormai divorato dallo stress e incapace di distinguere il serio dal faceto, vede SebaRossi “un po’ distratto” e lo sostituisce d’imperio con Pagotto (figuratevi la pacatezza con cui la prende Seba). Tornato titolare dopo un paio di mesi, Pagottino inizia come peggio non si può: dopo 30 secondi regala palla a Montella che la dà a Mancini che porta in vantaggio la Samp. Fosche nubi sul nostro domani odierno (cit.), ma senza preavviso risorge Giorgione Weah, che non segnava da mesi. Doppietta ciclonica e in mezzo l’espulsione di Ferron, partita in discesa fatta di mille occasioni. Si rifà male Weah, costretto a uscire, e ci sgretoliamo: Mihajlovic fa 2-2 con una punizione del tutto casuale su cui Pagotto dimostra vitalità da attrice del muto. Poi è Blomqvist, porca miseria Blomqvist!, a pasticciare di testa al limite dell’area e innescare un flipper pazzo in cui il colpo finale è del sapido Carparelli. Buonanotte al secchio. A fine partita, per stemperare gli animi, Berlusconi promette: “Penserò più al Milan e meno alla politica”. Vecchia sagoma.

Milan-Sampdoria 3-2, 2 maggio 1999. Il pomeriggio più folle e nevrotico dei nostri anni ’90 nacque già sotto una stella particolare: quella che illuminò il sinistro di Massimo Ambrosini al momento di segnare uno dei molto rari gol di piede della sua carriera. Il mite Franceschetti sfiora il gol della vita con un palleggio e tiro che ai giorni nostri, tempi brutali e sbrigativi, definiremmo “ignorante”, trascurando tutta la poesia insita in quell’azione personale di cieca follia che si infrange contro la traversa. Poi Lassissi si fa espellere a fine primo tempo e chiunque a quel punto pronostica la passeggiata contro la retrocedenda Sampdoria di Spalletti. Invece è il delirio: Costacurta prende gol di testa da Montella su corner (ricordateglielo, oggi che pontifica in tv sugli errori delle altrui difese). Leonardo, pur straziato dalla pubalgia, fa 2-1 con una deliziosa punizione all’incrocio. Ancora quel cavolo di Franceschetti azzecca il timing della girata al volo, in mezzo a una difesa rossonera di statuine neanche tanto belle. Luminarie finali: Ganz manca di testa il 3-2, Abbiati si immola su Montella e poi viene graziato da Cate, che invece di servire Pecchia liberissimo a centro area gli spara addosso tutto solo; Ambrosini, ancora di piede, si guadagna l’ennesimo corner e poi va addirittura a batterlo (!), innescando una carambola folle che si conclude con la mano di Castellini che spiazza Ferron per il 3-2 finale. In quelle ore, a Roma, beatificavano Padre Pio: non basterà per far vincere lo scudetto alla Lazio.

Milan-Sampdoria 1-1, 28 gennaio 2006. La sera del 12 aprile 2005 un fumogeno lanciato da quei galantuomini della Curva Nord colpisce Dida alla spalla. Danno fisico irrilevante, ma psicologicamente, da quella sera in avanti, Bagheera la Pantera perde per sempre quel decimo di secondo in meno di reattività e freschezza atletica che fa la differenza. A volte sembra più di un decimo, diciamo la verità. Tra un primo allarme e un altro (Smicer a Istanbul, una punizione di Adriano goffamente respinta sui piedi di Martins a dicembre), la sera del 28 gennaio 2006 si arriva alla fatale presa di coscienza collettiva che i buoi sono già scappati da un pezzo. Sull’1-0 di una partita piuttosto ordinaria, rigore di Shevchenko e poi controllo tranquillo, Gasbarroni manda un tiraccio senza pretese, centrale, che il vecchio Dida azzannerebbe con una mano sola come un centro NBA. Invece, come annebbiato dall’alcol, sposta tutto il peso del corpo sulla parte sbagliata, troppo a destra, e si fa sbattere il pallone sulla spalla. Deviazione sghemba, gol. Tutti pensano alla deviazione, ma non è così: non è più così. L’intera carriera di Dida sarà d’ora in avanti una lunga sequela di tuffi alla cazzo e spanciate buffe che potranno accadere quando meno ce lo aspettiamo. Misericordiosamente, il momento fatale qui sotto non c’è. E questo è l’unico pareggio in una stagione da 18 vittorie casalinghe su 19, la migliore mai giocata a San Siro.

2 Comments

on “I 5 Milan-Sampdoria della nostra vita
2 Comments on “I 5 Milan-Sampdoria della nostra vita
  1. “non tantissime vittime in panchina di Berlusconi”….va beh, diciamo che in proporzione al dirimpettaio petroliere e ai vari Zamparini e c. il nostro in quasi 30 anni si è contenuto alla voce ‘allenatori trombati’

  2. il milan 91-92, con il corollario della prima parte di stagione 92-93 (fino al pallone d’oro di van basten) è stato un qualcosa di maestoso…

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