I 5 Milan-Genoa della nostra vita

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Milan-Genoa 1-0, 9 settembre 1990. Prima di campionato contro un Genoa che arriverà clamorosamente quarto, pilotato saggiamente dall’Osvaldo Bagnoli che contro Sacchi, a San Siro, non ha mai perso. Nonostante le cure da cavallo, i fasti di Italia ’90 sono già ben lontani e il campo si riduce presto a gruviera. Il caldo che fiacca le gambe fa il resto e la partita non è indimenticabile. L’arma segreta di Arrigo Sacchi è un suo corregionale di 26 anni, seconda punta brevilinea di grande efficacia, un Massaro dei poveri: Massimo Agostini, “il Condor”, come da immaginifico soprannome assegnatogli a Cesena. Lo manda destro a 20 minuti dalla fine e, come spesso accade agli attaccanti del Milan, l’esordio è indimenticabile: spunto di Donadoni a sinistra, rasoterra in mezzo e tocco vincente di Agostini. Rimarrà una meteora, schiacciato tra Gullit, Van Basten, Simone e Massaro: due soli gol e a fine stagione trasferimento a Parma, dove inizierà un precoce declino. Nel filmato di Domenica Sprint, commentato da un giovincello Marco Civoli, apprezzate anche l’audace abbigliamento di Bagnoli, polo gialla sotto la giacca.

Milan-Genoa 1-0, 6 settembre 1993. Prima e probabilmente unica partita casalinga del Milan giocata a centinaia di chilometri di distanza da Milano, addirittura al San Paolo di Napoli. Siamo lì per espiare quel che è accaduto il 6 giugno precedente, battaglia di Pontecurone: il treno dei milanisti direzione Genova incrocia il treno dei sampdoriani direzione Brescia, vengono azionati i due freni d’emergenza e ci si mena in allegria in aperta campagna, 50 arresti e 60 feriti. Così racconta l’episodio Nanni Balestrini nel fondamentale I furiosi, rigorosamente senza punteggiatura: “Gli sbirri che erano sui due treni non sapevano cosa fare e hanno cominciato a lanciare sassi anche loro a un certo punto gli sbirri stavano in mezzo e tiravano i sassi ai doriani che stavano sul binario e a noi che stavamo nel campo dietro la siepe noi non li vedevamo e pensavamo che erano i doriani e i doriani pensavano che eravamo noi ma poi a un certo momento tutti si sono messi a gridare sono gli sbirri sono gli sbirri e quelli si sono presi sassate e tegole da tutte le parti”. Napoli non è una gran scelta: lo stadio è semivuoto e i pochi presenti simpatizzano soprattutto per il Genoa, visto il gemellaggio con il Napoli. Finisce con un classico 1-0 timbrato di testa da Massaro, procurato da un buonissimo Brian Laudrup all’esordio rossonero e difeso con un po’ di fortuna grazie agli errori dello sciagurato Nippo Nappi, attaccante mai esattamente prolificissimo.

Milan-Genoa 1-0, 4 settembre 1994. Partita storica per un certo tipo di calcio, un certo tipo di Italia, forse anche un certo tipo di mondo. La prima giornata dell’epocale campionato 1994-95, che vede al debutto la rivoluzionaria regola dei tre punti a vittoria, porta con sé anche il primo giapponese della storia della serie A: il suo nome è Kazuyoshi Miura, in Giappone è una leggenda vivente e solo per un soffio non è riuscito a portare il suo Paese al Mondiale. In più, è un affarone: il Genoa riceve soldi per comprarlo e schierarlo in campo grazie al nuovissimo sponsor Kenwood, e la città è invasa di nipponici che a un certo punto faranno sbottare il professor Scoglio (“Toglietemi di torno questi gialli della minchia!”). L’esordio è un compendio di come andrà la sua non memorabile stagione: a fine primo tempo si scontra testa contro testa con Franco Baresi e deve uscire in barella. Gioca tuttora che ha quasi cinquant’anni, in seconda divisione, e riesce ancora a finire sulle colonne di destra di Repubblica e Corriere.it grazie a qualche gollettino. Il praticissimo Milan di Capello la porta a casa senza troppi squilli con un bel gol di Marcolino Simone, che beffa Tacconi praticamente da terra. Non sarà un gran campionato, ma ci toglieremo qualche soddisfazione in Europa grazie all’ispirazione del miglior Savicevic di sempre.

Milan-Genoa 5-2, 6 gennaio 2010. Salto in avanti di 16 anni per apprezzare il Milan-Genoa più pirotecnico della storia, con ben tre rigori a nostro favore (probabilmente un record) e tante giocate lussuose, simboleggiate dalla rovesciata sul secondo palo con cui Borriello segna il 4-1 in un modo che gli fa credere di essere il Van Basten campano. C’è un Beckham lussuoso che dipinge lanci di 50 metri da lacrime agli occhi, c’è un Ronaldinho molto sorridente e molto ispirato, c’è un Thiago Silva ancora giovane, sano e milanistissimo, c’è l’ultimo Ambrosini che si concede come sempre la sua scorribanda a partita e riesce ancora a seminare il panico, c’è persino un baldanzoso Antonini che si butta negli spazi con incoscienza spiegabile solo appellandoci alla sua ben nota dabbenaggine. Il Genoa ha una difesa di burro e si fa puntualmente tagliare fuori dai traccianti dei nostri fantasisti, segnando comunque con due gol con u Tiradrittu Sculli e con Suazo a partita già in ghiaccio. Da segnalare anche il gol su rigore di Huntelaar, uno che appena cinque anni fa passava inosservato e al quale oggi sacrificheremmo vergini in onore.

Milan-Genoa 1-0, 25 aprile 2012. Giorno della Liberazione, recupero di una giornata rinviata in blocco dopo la morte del povero Piermario Morosini in Pescara-Livorno. Il danno è già stato fatto, la Juve è già scappata a +3, si può solo sperare in suoi clamorosi passi falsi contro le retrocedende Cesena e Lecce. Nel frattempo si deve battere il Genoa e la cosa è punto facile, essendo il Milan dilaniato dall’acido lattico ed essendo Ibrahimovic da parecchio alle prese con i consueti mal di pancia primaverili. Il Genoa lamenta giustamente un mancato rigore per fallo di mano di Nesta, poi Allegri mette Cassano e Boateng e il baricentro si sposta lentamente dalla nostra parte. A poco dalla fine, un bello spunto a sinistra di Emanuelson propizia un pallone vagante rabbiosamente scaraventato in rete da un Boateng già sulla strada della tamarraggine accuta. Ma è soprattutto la partita che passa alla piccola storia del milanismo per il famoso (o famigerato) annuncio di Mauro Suma. “Ha pareggiato il Cesena!”, urla quel portentoso fesso, “Mario Beretta io ti amo, Mario Beretta ti amo!”. Si tratta ahilui di un falso allarme, a cui pochi secondi dopo segue uno sconsolato “è stato annullato”. Ovviamente, non era successo niente.

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One Comment on “I 5 Milan-Genoa della nostra vita
  1. Ricordo qualche aneddoto dal libro di Fossa, che raccontò della visita di napoletani-genoani nel settore riservato ai nostri (la curva B), con puntuale controcarica , e salvataggio striscioni . Inoltre fu esposto uno striscione di protesta alla lega (ma và ?)
    “Lecce e Napoli con il cuore , scusate se a Washington non c’è l’abbiamo fatta” , in protesta alla decisione della lega di giocare lì la Supercoppa con il Toro.

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