I 5 Milan-Cesena della nostra vita

 

ibrahimovic-cesena

 

17 gennaio 1982, Milan-Cesena 1-0. Il giro di boa dell’anno più tragico della nostra storia recente (si fa sempre in tempo a peggiorare, diranno i maligni) fu segnato da questo stinto 1-0 contro il Cesena, firmato al quarto minuto da un colpo di testa di Antonelli padre, il buon vecchio “Dustin”, su gran cross di Novellino. Poi il Milan resiste alla sfuriata dei romagnoli, nonostante l’ottima vena dell’austriaco Schachner che fa impazzire Collovati, La cosa curiosa è che due mesi prima della partita il Comitato Lombardo Regionale Milan Clubs (!) aveva proposto una “giornata di dissenso” da attuarsi proprio in occasione di Milan-Cesena, salvo annullarla “se la Società nel frattempo dovesse assumere una posizione atta a migliorare i risultati della squadra”. Non era stata annullata. La vittoria servì ad abbandonare la penultima posizione e ad agganciare lo sgarrupato trenino delle squadre in bagarre-retrocessione. Il titolo della Stampa riassume agilmente il tutto: “Il Milan vince (ma che pena)”.

7 febbraio 1988, Milan-Cesena 3-0. L’unica parata di Galli arriva a buoi abbondantemente scappati, sul virgulto Rizzitelli. Il resto è uno sterminato monologo rossonero ad alto rischio persino di noia, come se assistessimo a Pavarotti impegnato in una sessione di solfeggio. Scoperchia il vaso Gullit, con una punizione imprendibile per il portiere del Cesena che porta il tenero nome di Stefano Dadina. La grande bellezza rossonera prosegue implacabile nel secondo tempo anche senza Gullit, rilevato dall’esordiente in A Graziano “Lupetto” Mannari, che fa anche in tempo a entrare nell’azione del 2-0, rifinita con una randellata da Chicco Evani. Chiude Massaro, di testa in tuffo. Qualcuno ancora storce il naso sul grande dispendio di corsa ed energie durato per tutti i 90 minuti, invece che risparmiarsi, controllare il risultato e conservare le forze per la volata scudetto. E’ un Milan molto muscolare e poco intellettuale, scrivono; il suo uomo-immagine è non a caso il forzuto Gullit. Ma così muscolare negli anni ’80, è anche per questo una squadra destinata a entrare nell’immaginario collettivo.

7 gennaio 1990, Milan-Cesena 3-0. Momento celestiale per il Milan che è diventato campione di tutto e non prende praticamente mai più gol: il suo debutto nei formidabili anni ’90 è questa morbida partita in casa contro il Cesena allenato da Marcello Lippi. A proposito, volete sapere chi è il primo ad aver paragonato Lippi a Paul Newman? Non lo sappiamo, ma nel servizio della Domenica Sportiva qui sotto Franco Zuccalà è probabilmente uno dei primi a cimentarsi (con tanto di musichetta della Stangata in sottofondo). La partita è una passeggiata inaugurata dalla paperona di Sebastiano Rossi, non ancora Ascensore Umano e ancora giovane e lungagnone portiere del Cesena, che si fa sfuggire puerilmente un tiraccio di Donadoni (e poi nell’intervista darà la colpa al campo, da grand’uomo qual è). Il golazo della domenica è però una prodezza del Tasso, che spolvera l’incrocio con una randellata di sinistro: lui ancora non lo sa perché mancano otto anni al suo ritiro, ma è il suo penultimo gol in carriera a San Siro. Chiude Van Basten su rigore; inizia una serie di sei vittorie consecutive che ci porterà ad affiancare e poi sorpassare il Napoli, prima dei noti fatti di fine stagione che inquineranno il campionato.

3 febbraio 1991, Milan-Cesena 2-0. L’ultimo Milan di Sacchi è un po’ triste, consumato nell’interno dai cascami di una storia d’amore fortissima ma logorante. Nessuno sopporta più Arrighe, a cominciare da Van Basten che non segna da oltre due mesi e mezzo e sta quasi minacciando insani propositi di partenza. Ma rimane una difesa d’acciaio a mantenerci nel gruppone di testa di un campionato misterioso e imperscrutabile come tutti i tornei post-Mondiale, in cui l’Inter guida con un punticino di vantaggio sullo strambo trio formato dal Milan, dalla bollicinosa Juve di Maifredi e dalla Sampdoria di Vialli e Mancini. Persino il neopromosso Parma, quinto a -3 dalla vetta, può sognare in grande. Il Cesena è stra-ultimo in classifica e possiamo permetterci di affrontarlo con Carobbi terzino sinistro e con uno stadio che contesta ancora, stavolta per l’eccessivo prezzo dei biglietti. Classico 2-0 con un gol per tempo, apre Massaro e chiude proprio Van Basten, clima quasi sereno e persino primo posto in classifica. Nessuno immagina che di lì a poco più di un mese, arriverà la fatale gallianata delle luci di Marsiglia.

23 gennaio 2011, Milan-Cesena 2-0. Vi ricordate di Alexander Merkel? Era un biondino slavato che per qualche mese ci sembrò una specie di nuovo Fabregas, prima di cadere vittima della propria mediocrità e del proprio fisico in cristallo: adesso sverna al Grasshoppers in prestito dall’Udinese che continua a farlo girare per l’Europa come una posta prioritaria. Giocò 90 minuti interi in questa freddissima serata di fine gennaio, nel breve interregno che precedette l’epoca breve ma intensa di Mark Van Bommel signore del centrocampo. Il Cesena di Ficcadenti fece fuoco e fiamme nella prima mezz’ora, sfiorò il vantaggio con Schelotto graziosamente mandato in porta dallo sciagurato Antonini, poi si spense e cedette il passo all’ultimo Milanone che ci è consentito ricordare. Autogol di Pellegrino per l’immeritato vantaggio a fine primo tempo, poi mazzi di palle-gol divorate da Robinho e infine, a tempo scaduto, dopo quello che è probabilmente l’unico atto positivo di Papastathopoulos con la maglia del Milan (una chiusura su Bogdani, non esattamente il Drogba bianco), il 2-0 di Ibrahimovic. Un banalissimo 2-0, conquistato con quella facile pigrizia di cui tanto avremmo bisogno ora.

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