I 15 Milan-Inter della nostra vita. Parte terza: 2000-oggi

serginho-derby

Milan-Inter 1-0, 23 novembre 2002. E’ l’unico derby della storia giocato il 23 novembre, come stavolta. Cuper tenta la genialata: fuori Zanetti, tornato stanco da una trasferta in Giappone con la Nazionale, e dentro Nelson Vivas, oscuro terzinaccio argentino con inspiegabili trascorsi nell’Arsenal. Sfortunatamente per lui, da quella parte scorrazza Serginho, che nei derby è sempre stato un’iradiddio. Dopo 13 minuti Rivaldo vede il corridoio luminoso e fa atterrare il Concorde proprio davanti a Toldo, causa anche maldestra copertura del povero Vivas. E’ un Milan di qualità imbarazzante (tutti in campo Pirlo, Seedorf, Serginho, Rui Costa, Inzaghi e Shevchenko!), ma l’Inter di Cuper era tignosa almeno quanto il suo allenatore, presunto hombre vertical secondo le gazzette dell’epoca (in realtà, anni dopo, lo beccheranno coinvolto in pieno in un brutto giro di partite truccate). Finisce proprio 1-0, con Vieri che spara al secondo anello una grande occasione a 6 metri dalla porta. E’ solo il primo di ben quattro derby stagionali, ma quella sera non possiamo davvero neanche immaginarlo.

Milan-Inter 3-2, 21 febbraio 2004. E’ il derby del decennio, perlomeno in campionato; il derby dell'”io c’ero” per una o due generazioni rossonere. L’Inter si presenta nuova di zecca con Adriano e Stankovic, scippati da poco a Parma e Lazio, dirette avversarie per la corsa al quarto posto (che verrà centrato sul filo di lana). Ancelotti propone il solito albero di Natale poco presidenziale, con Kakà e Rui Costa dietro Shevchenko. La partita è rocambolesca: Stankovic segna direttamente da corner con una traiettoria irripetibile, Adriano scheggia un palo e infine riusciamo nell’impresa di prendere gol da Cristiano Zanetti, causa anche netta deviazione di Kaladze. Non sappiamo se su input di Berlusconi (che ovviamente sostiene di sì), ma Ancelotti torna in campo con la punta Tomasson in luogo di Rui. A poco servirebbe, se Adriano non ciccasse clamorosamente il 3-0 calciando altissimo davanti a Dida con il suo piede sordo, il destro. Poi, siccome noi siamo Sheva-Kakà-Seedorf e loro sono pur sempre Helveg-Adani-Kily Gonzalez, la partita prende di colpo la strada che doveva avere fin dall’inizio. Toldo porge educatamente a Tomasson la palla del 2-1, poi 60 secondi dopo Kakà percorre il prato di San Siro da casello a casello prima di scaricare in rete il rasoterra del 2-2. Potremmo essere già sazi di questo derby, ma Clarenzio la pensa altrimenti: fiondata da 30 metri e San Siro è calderone infernale. Che notte quella notte.

Milan-Inter 2-1, 4 maggio 2008. E’ l’ultimo derby di Mancini sulla panchina dell’Inter e l’ultimo gol segnato da Inzaghi a una squadra di Mancini: come premesse non c’è male. L’Inter, a +6 sulla Roma a 3 giornate dalla fine, sarebbe campione con una vittoria o con lo stesso risultato della Roma a Genova; il Milan insegue il quarto posto, occupato dalla Fiorentina. Meteore per tutti i gusti: noi abbiamo Kalac in porta, loro rispondono con Rivas in difesa e il portoghese Maniche a centrocampo (a metà secondo tempo ci sarà anche spazio per un implume Balotelli). Da due mesi l’Inter è da raccoglierla col cucchiaino: dopo l’eliminazione in Champions con il Liverpool, il Mancio – sempre pacato nella sconfitta – ha istericamente annunciato il suo addio a fine stagione, e la squadra ora è diligente come una scolaresca a Budapest. Il Milan è più debole ma raccoglie i frutti nel primo quarto d’ora della ripresa: inzuccata di Inzaghi sotto misura e gentile omaggio di Vieira che manda in porta Kakà per il 2-0. Mancini fa il faccino offeso, ma l’Inter non c’è, limitandosi ad accumulare punizioni su punizioni. Cruz fa 2-1 al 76′ e rende friccicarello il finale, ma vinciamo noi con pieno merito. Peccato che rovineremo tutto la settimana successiva, arenandoci a Napoli: quarta finirà la Viola.

Milan-Inter 1-0, 28 settembre 2008. Penultimo derby di Ancelotti e primo di Mourinho. Ma anche di Ronaldinho! Il Dentone – abile paraculo – sa bene come farsi amare e gioca un derby sontuoso, coronato dallo splendido colpo di testa in sospensione su Cambiasso. Il grottesco 4-3-3 che Mourinho si porterà dietro per tre mesi, prima di capire che non è il caso, prevede Mancini e Quaresma ai lati di Ibrahimovic, che come spesso gli succede marca visita quando si tratta di affrontare il Milan. Così nel finale a prendersi la scena sono gli ex giocatori: da un lato Shevchenko, nella sua ultima malinconica stagione rossonera, che sfiora il gol con un destro da vecchi tempi alzato in corner da Julio Cesar; dall’altro Adriano, che sciupa orrendamente di testa al 93′. Il Milan si porta a -1 dall’Inter, ma sarà un fuoco di paglia: il tempo di sistemare due o tre cose e l’Inter saluterà la compagnia in inverno, dopo una memorabile sfuriata di Mou dopo una sconfitta a Bergamo (“Chi vi credete di essere? Fin qui avete solo vinto scudetti in segreteria!”).

Milan-Inter 3-0, 2 aprile 2011. Il capolavoro di Allegri al confronto di un dilettante della panchina come Leonardo, assurdamente pompato per mesi da stampa e tv come se fosse davvero il nuovo Mourinho. Va a finire che lui inizia a crederci, e di qui la sua rovina. L’Inter è al culmine di un’impetuosa rimonta, ci sono due settimane d’attesa (per la Nazionale), Ibrahimovic è squalificato e insomma faremmo meglio a non presentarci neanche. Ma Allegri, con tutti i suoi difetti, conosce il mestiere, mentre l’avvicinamento al derby di Leonardo (ce lo ricordiamo anche al Milan) consiste in una raffica di “Dai, forza, andiamo!”. L’Inter parte mollissima e dopo 40 secondi la purghiamo con Pato, che quella sera ha deciso di lanciare indizi a profusione sulla sua love story con la figlia del Presidente. Anche Abate gioca un derby sontuoso, impreziosito dal tiro che diventa assist per il 2-0 di Pato, in sospetto fuorigioco. Alla fine segna persino Cassano, su rigore, dopo espulsione di Cordoba; esulta, si toglie la maglia e viene ammonito; 30 secondi dopo falcia inutilmente Cordoba a 90 metri dalla porta e viene espulso, il genio. Ah sì, l’Inter protesterà a lungo per l’arbitraggio di Rizzoli, proteste che scadranno nel ridicolo involontario come da consolidata tradizione nerazzurra. In rottura prolungata, tre giorni dopo l’Inter prenderà cinque schiaffi a domicilio in Champions dal non irresistibile Schalke 04.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.