I 15 Inter-Milan della nostra vita. Parte seconda (1990-1999)

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24 marzo 1991, Inter-Milan 0-1. Giornata di campionato cruciale: la Samp ospita il Napoli (finirà 4-1, con ultimo gol italiano di Maradona, che a fine partita risulterà positivo alla cocaina), l’Inter seconda a -1 ci ha il solito derby rognoso, col declinante Milan sacchiano a -5, in pieno stress post-traumatico dopo Marsiglia, appena quattro giorni prima. Arrigo, ormai dead man walking dopo il celebre aut aut di Van Basten a Berlusconi, se la gioca con Costacurta terzino destro e titolari Gaudenzi e il condor Agostini. Può bastare perché c’è un sacco di gente col sangue agli occhi dopo la figuraccia: per esempio Gullit, che di testa scuote il palo alla destra di Zenga. Trap prova a buttarla sui lanci lunghi, ma ghe nien da fà. E al 74′ arriva il pezzo di bravura di Van Basten, che infila Zenga di rasoterra con il classico colpo da biliardo. Walterone, sempre misurato, inscena il solito balletto isterico chiedendo un presunto fallo di mano al mitologico arbitro Arcangelo Pezzella di Frattamaggiore (che qualche mese dopo si sdebiterà assegnando quattro rigori all’Inter in soli 90 minuti contro il Verona). Bene gli va, a Zenga, che Donadoni non faccia 0-2, limitandosi a colpire il palo a tempo scaduto. Davvero notevole la chiosa finale dell’avvocato Prisco, in una delle sue migliori versioni: “Loro erano più riposati, mercoledì a Marsiglia hanno giocato tre minuti in meno…“.

10 aprile 1993, Inter-Milan 1-1. Sabato di Pasqua che piove che Iddio la manda. Settimana complicata: l’Inter ci ha rosicchiato quattro punti in tre partite, s’è rifatta sotto a -7 e ventila propositi di rimontona. Fondamentale, però, vincere il derby: la San Siro nerazzurra si mobilita stipando il Meazza “in ogni ordine di posto”. Partitaccia: nervi, fango e una palla che spiove in area a fine primo tempo, trovando la zucca di Berti che incorna sotto la traversa. Ahi ahi, che brutto intervallo. Mentre l’Osvaldo Bagnoli in stampelle assiste al derby nel gabbiotto della tv, mandando in panchina il vice Sergio Maddé, Capello è ben presente e striglia la squadra nell’intervallo. Secondo tempo: Bagnoli si copre mandando in campo il giovane Mirko Taccola, Capello ordina l’arrembaggio apparentemente senza grossi esiti, e un grande Albertini non basta a mascherare l’abulia di Gullit e Papin. Ma a 7′ dalla fine un pallone buttato a caso da Costacurta si trasforma in oro grazie al guizzo di Massaro, che sgattaiola davanti a Battistini e lo anticipa di testa. Assist per Gullit, che mette da parte l’odio verso il mister e scarica alle spalle di Zenga il destro dello scudetto. Segue classico teatrino di Walterone che stavolta se la prende con la Sud: una simpatica tradizione da derby, vederlo rosicare, che si tramanda già dagli anni ’80.

7 novembre 1993, Inter-Milan 1-2. Che domenica, quella: tre fortunati signori di Crema, Salerno e Messina fanno 13 e vincono oltre 5 miliardi e mezzo di lire a testa, la vincita più alta della storia del Totocalcio. Decisivi una schedina con soli quattro segni “1”, il colpaccio del Cagliari in casa Samp (gol di Allegri!) e tanti altri segni 2, come la vittoria del Genoa a Udine e della Lazio a Napoli. E anche quello nel derby, ovviamente, affrontato da Inter e Milan appaiate al terzo posto, a -1 dal duo di testa Juventus-Sampdoria. Non c’è Costacurta e Capello rispolvera Filippo Galli, che non gioca titolare da un anno e mezzo. Alla mezz’ora arriva l’ora di un altro insospettabile, il giovane Christian Panucci, che sceglie l’occasione migliore per segnare il suo primo gol rossonero. Quando Battistini replica la cappellata di sette mesi prima, spalancando a Papin le vie dello 0-2, sembra stra-finita; ma i ricordi del ribaltone subito dal Doria una settimana prima (da 0-2 a 3-2) giocano un brutto scherzo. Galli stende Fontolan, rigore, Bergkamp trasforma. Manca mezz’ora e capita di tutto, in particolare una clamorosa occasione a porta vuota per Jonk che tira mollemente fuori. Non par vero dire che nelle 23 partite successive l’Inter farà appena 17 punti, finendo solamente a un punto dal quartultimo posto. Noi faremo invece 14, staccando proprio i cuginastri nella classifica degli scudetti.

13 marzo 1999, Inter-Milan 2-2. Derby del sabato sera tra un’Inter alla deriva, in cui Mircea Lucescu è giunto alla sua penultima partita anche se ancora non lo sa, e un Milan a metà del guado, reduce da uno stentato 1-0 al Piacenza ma pur sempre ferocemente appeso alla zona Champions League (e anche a qualcosa di più). Inizio-choc: lo sciagurato N’Gotty buca goffamente Abbiati sul primo palo con uno scomposto intervento in scivolata su cross di Simeone. Pareggio immediato: cross basso di Helveg e facile tocco di Leonardo, dimenticato dall’inadeguata linea nerazzurra Simic-Silvestre-Colonnese-West (mamma che roba). Ancora l’Araujo, ancora lontano dal diventare una bandiera dell’interismo: in avvio di ripresa castiga Pagliuca con una splendida punizione, diventando il primo rossonero in doppietta in un derby di serie A dai tempi di Paolo Rossi. C’è di più: uno splendido sinistro a giro che picchia in pieno sulla traversa, facendo sfumare la prospettiva di un clamoroso hat trick. Abbiati rinvia più volte il pareggio, ma poi è lui a commettere la quaglia decisiva, uscendo a capocchia e senza motivo su una palletta di Taribo West e spalancando la porta a Sssanetti, che segna il suo unico gol nella cosiddetta stracittadina (da quanti anni non la sentivate, eh?).

23 ottobre 1999, Inter-Milan 1-2. Partita memorabile per mille e più motivi. Il Milan non vince un derby dal marzo 1994; l’Inter è stra-favorita, potendo schierare dall’inizio l’attacco dei sogni, Vieri-Ronaldo, il meglio del meglio che si sia mai visto al mondo forse dai tempi di Romario-Stoichkov. La prima mezz’ora tiene fede alle previsioni: Bobo&Ronie (poi futuri milanisti) impazzano e non possono certo opporsi i poveri Gigi Sala e Fabian Ayala, mandati allo sbaraglio e spesso travolti nell’uno contro uno. Proprio Sala al 20′ butta giù il Fenomeno, è rigore netto e Ronaldo trasforma. Ma dieci minuti dopo accade l’episodio-derby più controverso del decennio: lancio lungo, saltano Ayala e Ronaldo e il brasiliano sferra una gomitatina sul mento dell’argentino, che va giù sì come colto da colpo apoplettico. Si accende una cagnara ed è indimenticabile la garra con cui un ancora implume Gattuso – quella sera alla prima partita da titolare in campionato con la maglia del Milan – va a imbruttire il giocatore più forte del mondo. L’arbitro Borriello tira fuori il rosso che farà andare su tutte le furie Lippi a fine partita. 11 contro 10, l’Inter si spenge e il Milan monta lentamente. Bierhoff si magna l’1-1, poi lascia il posto al Bambi di Kiev. Poco dopo Sheva segna il primo gol all’Inter di una lunga serie, sicuramente il più brutto: colpo di testa sulla traversa e rimpallo fortunato sullo stinco a battere Peruzzi. Potrebbe bastare per dirci soddisfatti, anche perché a 10′ dalla fine se ne va anche Ayala, dopo aver brutalizzato Vieri lanciato a rete. Ma anche no: al 90′, con tutta la pigrizia del mondo dettata dalla sua maglia fuori dai calzoncini, Boban batte un corner che viene scaraventato in rete da Weah, nonostante la debole opposizione della crapona pelata di Georgatos sulla linea. Tre punti sgraffignati in maniera meravigliosa, di quel piacere sadico che solo i derby vinti e mal giocati sanno dare.

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