Quale Allegri Vol. 1 – Le ragioni del SÌ

Inadeguato, capra, morto di sonno, incapace, bell’addormentato, burattino; il peggior allenatore della storia del Milan. Ultimamente l’attuale mister non è stato certo il milanista più popolare di tutti i tempi; deriso e vilipeso da tutti, anche da noi (compreso me medesimo: “Allegri appeso a un filo. Il giusto destino di una marionetta”, 12 novembre 2012). Ma è così scarso, Massimiliano Allegri? Proviamo a ricapitolare ciò che ha combinato in questi tre anni.

CALCIO, ROMA - MILAN, 36^ GIORNATA SERIE A TIM 2010/11, ROMA 07/05/111) Agosto 2010-Maggio 2011. Primo anno al Milan e primo scudetto, come Rocco, Sacchi, Capello e – bontà sua – Zaccheroni. Gli acquisti di Ibrahimovic e Robinho sbilanciano spaventosamente i favori del pronostico verso il Milan, ma è un campionato quasi dominato grazie anche a un Ibra devastante fino a febbraio. Da lì in poi Zlatan perde la trebisonda e si fa cacciare un paio di volte, saltando per squalifica le partite decisive della stagione. Qui viene fuori la mano di Allegri, che impartisce una lezione di calcio alla presuntuosa Inter di Leonardo (che aveva una rosa superiore alla nostra) e vince a braccia alzate grazie anche all’apporto determinante di vecchi arnesi (Abbiati, Van Bommel, Zambrotta, Seedorf) e insospettabili gregari (Abate su tutti). Il gioco non è scintillante ma è pratico, veloce, muscolare. Grandi sorrisi e fioccano i paragoni illustri: Allegri come Capello, si legge da più parti.

gol regolare di muntari2) Agosto 2011-Marzo 2012. Poco da segnalare se non che il copione è lo stesso dell’anno prima: è cambiata solo l’avversaria (la Juve di Conte), ma l’Ibra-supremacy detta ancora legge. C’è un Pirlo in meno, ok, ma chi l’avrebbe mai detto che sarebbe andata a finire così? I primi nasi iniziano a storcersi: “Questo Milan non ha gioco”. Urge perciò una considerazione che abbiamo letto raramente, ma che ci sembra fondamentale: tutte le squadre che hanno avuto Ibrahimovic non hanno mai avuto un gioco armonico e corale, che prescindesse da lui. L’unico tentativo di innestare il formidabile Zlatan all’interno di un’orchestra già rodata (il Barcellona 2009-10) è fallito miseramente tra insulti e pernacchie. Sia la Juve di Capello che l’Inter di Mancini e del primo Mourinho utilizzavano il lancio lungo per Ibra come principale idea di gioco; al suo fianco pedine oggi insignificanti come Boateng e Nocerino sono diventati valletti da 10 gol a stagione. Pure, la miglior partita del campionato coincide ancora una volta con l’assenza di Ibrahimovic (per squalifica, tanto per cambiare): il bugiardissimo 1-1 a San Siro contro la Juve.

infortuniothiagosilva3) Marzo 2012-Maggio 2012. L’oblio del conte Max inizia a una data e un’ora precise: 24 marzo 2012, ore 17:40. Nel riscaldamento di Milan-Roma Allegri si assume la responsabilità di far giocare il malconcio Thiago Silva con il risultato di farlo stirare dopo dieci minuti, facendogli saltare il ritorno di Barcellona e tutta la parte finale della stagione, col disastroso Mexes a farne le veci. E’ il vero giro di vite della stagione che passa alla storia come “l’unica volta che una squadra di Ibrahimovic ha perso lo scudetto”; un errore gravissimo che gli sarà stato sicuramente rimproverato in privato.

allegri-esonerato4) Luglio 2012-Ottobre 2012. Il seguito è noto: la squadra smembrata, i due fuoriclasse venduti, un mercato estivo inaccettabile, un trimestre agosto-settembre-ottobre da incubo. Finito di colpo in mezzo alle macerie, Allegri è allo sbando e sa che potrà sopravvivere solo in un modo: rimanendo fermo, come consigliano da sempre le Giovani Marmotte quando ci si trova davanti a un orso inferocito. Ruota i titolari in modo vorticoso (a Udine butta dentro perfino Mesbah) e azzarda moduli improbabili (l’imbarazzante 5-4-1 di Malaga, in ogni caso, è una macchia che rimarrà sul curriculum), con esiti men che mediocri. Il suo coccodrillo è pronto in almeno tre-quattro occasioni, ma lui muto, impermeabile, rannicchiato sotto la scrivania, ferocemente aziendalista persino più della sua stessa azienda. La fortuna gli viene nuovamente in soccorso sotto le sembianze di El Shaarawy, ma chiedete a Napoleone se non l’avrebbe voluto uno così.

niang-coppaitalia5) Novembre 2012-oggi. Eccoci qui. Acquisti elettorali o meno, la rimonta che ha portato il Milan a un passo dal terzo posto è in gran parte merito di Allegri, sempre con la buona sorte come fedele compagna di viaggio (papere altrui, autogol a favore, qualche aiutino arbitrale) ma mai, mai, mai supportato apertamente dalla società nonostante le parole di Galliani. Immaginatevi come avrebbero reagito un Conte, o peggio un Mourinho, di fronte a parole inconcepibili come quelle pronunciate da Berlusconi in libera uscita che “sogna Guardiola“. In campo scende un 4-3-3 assolutamente sensato nella forma e nella sostanza, certo non esaltante ma sicuramente funzionale all’obiettivo: il terzo posto. De Sciglio e Niang diventano giocatori di calcio; persino Zapata e Flamini tornano vagamente ad assomigliarci. Anche lui riprende colore, autorevolezza: pone il suo veto all’affare-Beckham, che qualche mese prima gli sarebbe stato imposto e basta. Una mossa forse secondaria ma indicativa è quella di inventarsi terzino sinistro uno come Constant, che nelle prime esibizioni stagionali era sembrato un impiastro.

La tempesta è passata e da lontano si scorge l’arcobaleno, anche se in questi casi la crisi di rigetto è in agguato e tra un mese potremmo essere punto e daccapo. Altrove non si vedono fenomeni. In Europa dominano santoni come Ferguson o totali parvenu come Vilanova; Mourinho è inviso ormai all’intero spogliatoio; Mancini e Benitez se la passano assai male, Conte è inesportabile al di fuori del piccolo mondo juventino e Guardiola è il miglior allenatore europeo solo perché ha avuto il buonsenso di rimanere fermo. Gli unici per cui potrebbe valerne la pena si chiamano Luciano Spalletti e Jurgen Klopp, ma il primo preferisce nuotare nei rubli mentre il secondo probabilmente lo imiterà presto con altre valute – per non parlare del carattere non esattamente malleabile. Gli altri nomi che girano (Montella, Donadoni, Van Basten, Rijkaard…) non ci sembrano pronti o all’altezza di guidare una squadra che, oggi come oggi, con un paio di correttivi ad agosto partirà in prima fila insieme alla Juve. Tutti sogniamo un futuro pieno di imprese eccezionali; ma qualche volta – diceva uno bravo – l’impresa eccezionale è essere normali.

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