L’INCROCIO DI SAN SIRO 2×06 – Salisburgo-Milan 1-1: per aspera ad astra

(di Federico Dask)

L’anno scorso, quando ci apprestavamo a volare in Portogallo a un orario vergognosamente mattiniero, ci si dava un po’ di gomito agli imbarchi asserendo che sei punti contro quelli lì – in un girone di ferro con Liverpool e Atletico – erano il minimo sindacale. Ce li sentivamo già addosso come quando a metà scheda ti mancano solo un paio di infradito al Turista per Sempre e stai giá mentalmente ripassando la lista della spesa degli eccessi.

Precisamente come in quei casi, siamo invece tornati dalle rive del Douro – e in un senso più ampio alla realtà – forse con la peggior scoppola di tutta la nostra esperienza europea 2.0, e non tanto nel risultato quanto sul piano del gioco subito da un Porto molto più attrezzato e vaccinato ai ritmi frenetici delle notti stellate.

Ieri è sembrato un mezzo viaggio nel tempo – non tanto nel risultato quanto nelle premesse. Seppur mitigate dal risultato dell’aperitivo croato – che suonava come un monito funesto su quanto ci toccherà smadonnare anche stavolta per mettere la testa oltre il traguardo prima degli altri – la sensazione era: oggi si deve vincere, punto. Ora, onestamente il Salisburgo non è sembrato il Brasile del ‘70 e neanche il Porto dell’anno scorso, ma esattamente come i lusitani ha dato la sensazione di non soffrire nemmanco per sbaglio di quel timore reverenziale che il popolo milanista sembrerebbe attendersi visto quel numero piuttosto cospicuo presente sulla toppa che i nostri ragazzi esibiscono sul braccio destro. Invece siamo un altro Milan, che deve guadagnarsi nuovamente rispetto e riverenza una qualificazione (mancata o sudata) alla volta. Nessuno si senta offeso: oggi siamo questi, seppur consci che nessuno ingloba e rappresenta il significato profondo del detto “Per aspera ad astra” quanto il popolo Casciavit.

In una partita dove sono crollate certezze granitiche come Tomori e Bennacer, in diversi momenti della partita apparsi davvero esasperati (ed esasperanti), siamo riusciti comunque a non imbarcare troppa acqua e anzi, con un pizzico di lucidità prima o un altro pizzico di quell’altra cosa all’ultimo respiro, forse ora staremmo facendo considerazioni diverse. Ma questa è la Champions e ce la siamo scelti con gioia.

Mercoledì prossimo magari ci daremo un filo meno di gomito nel pre-partita a San Siro, consci che ogni centimetro in più in classifica dovremo sudarcelo anche contro quelle squadre che abbiamo (erroneamente) imparato a considerare come paesaggio durante una vita intera di gironi passati alla quarta giornata. Torniamo sulla Terra: la speranza è quella di rileggerci su queste pagine la settimana prossima con tre punti (ho già detto sudati?) in più e la testa pronta ad altre battaglie ancor più ostiche. Sino alle stelle, presto o tardi che sia.

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