Il nostro miglior nemico

BARCELLONA. Eccolo, il solito babau di cui tutti abbiamo paura più del nostro peggior incubo. O forse no? Pensiamoci: 99 volte su 100 saremmo spacciati anche perché quest’anno sembrano meno barocchi e più concreti che in passato, e Messi un altro po’ fa cento gol in un anno solare, vuoi che non ne stampi un paio in faccia a Mexes. Però accidenti, l’anno scorso contro di loro – e sostanzialmente con questa stessa squadra, a eccezione di Ibrahimovic che fu nullo come sempre – siamo stati qualificati per ben sei minuti al Camp Nou, e sono stati i sei minuti più belli e dolci dell’intera stagione. E il Faraone ha l’aria di essere un po’ più decisivo di Ibra nelle serate che contano.

MANCHESTER UNITED. Uno dei tre attacchi più forti del mondo ma anche una delle difese più umoristiche dell’era Ferguson: vedere il grottesco primo tempo di sabato scorso a Reading per credere che persino noi potremmo dargli ripetizioni su come difendere sui calci piazzati. L’ultima volta che l’abbiamo incontrato Rooney fece sconquassi, ma diamine, a quanto pare un gol lo concedono sempre. Purtroppo temiamo che affrontare una partita di ritorno a Old Trafford sia troppo per le attuali potenzialità di Allegri. Ma in fondo ce lo ricordiamo l’anno scorso Van Persie, solo davanti ad Abbiati…

BORUSSIA DORTMUND. Mettere in fila i campioni di Spagna e i campioni d’Inghilterra nel giro di poche settimane è impresa da far drizzare le antenne: i ragazzi terribili di Klopp (un Filippo Facci simpatico), al momento, se la giocano alla pari praticamente con tutte le grandissime. Sono più forti di noi, più veloci, più affamati, e tre o quattro almeno (Reus, Gotze, Hummels…) sono fuoriclasse senza se e senza ma; epperò, il dentro o fuori in 180 minuti di Champions è un territorio inesplorato per tutti loro, e alle trasferte in Germania e al Westfalen Stadion sono legati alcuni dei ricordi più dolci del nostro calcio.

BAYERN MONACO. Vedi Borussia, anche se loro sono più esperti ma probabilmente più prevedibili delle vespe impazzite. Di prassi potrebbero rullarci agevolmente, ma si sa come va il calcio – loro son pure bavaresi, dunque matti per definizione: guardate come si sono fatti schiacciare dal BATE Borisov due mesi fa. Un sacco di gente forte quanto umorale, un trauma non ancora rimosso firmato Drogba, una competizione in cui da noi le hanno sempre sonoramente buscate (1990, 2003, 2006, 2007). La linea dinastica è Van Basten-Borgonovo-Inzaghi-Shevchenko-Kakà-Seedorf: sta al Faraone dimostrare di esserne all’altezza.

SCHALKE 04. Cari ennesimi crucchi, per voi vale lo stesso discorso: in sette scontri diretti in Champions/CoppaCampioni contro una squadra tedesca, il Milan ha passato il turno sette volte su sette. La fiera dell’ex ci porta a Gelsenkirchen a incontrare il Cacciatore Klaas-Jan Huntelaar, del quale ci è rimasto il sospetto che sia stato un campione incompreso: The Genius Leonardo lo faceva del resto giocare quasi sulla fascia, e così il dubbio ci è rimasto. Nel girone hanno approfittato dei timori virginali del solito Arsenal di Wenger per chiudere in testa e assicurarsi il ritorno in casa, ma sono tutto fuorché imbattibili specialmente in difesa. Li allena Huub Stevens, sempre nei nostri cuori per aver usurpato a domicilio una coppa UEFA all’Inter nel 1997.

PARIS SAINT GERMAIN. Oh avanti, andiamo: c’è qualcuno di voi che non vorrebbe incontrarli? Innanzitutto c’è da affrontare la variabile-mister: a febbraio Ancelotti sarebbe ancora in sella? Vinto il girone senza incantare ma addirittura quarto in campionato a -5 dalla vetta, chissà se Carlettò mangerà il panetòn. Inoltre: la tensione (più per loro che per noi) di dover affrontare un ottavo di finale teoricamente alla portata; il rendimento non memorabile di Ibrahimovic negli scontri diretti; una squadra di grandi nomi per ora meno compatta di un trancio di Rio Mare, come dimostrano le rutilanti giravolte che Ancelotti sta imponendo da agosto all’undici titolare, in cerca della quadra. Noi vorremmo loro.

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