DISCORSO DI FINE ANNO

(di Vito Desmond Hume Nanna)

Dicembre 2019 – Dicembre 2021

“Imbattutisi in un banco di sabbia, fecero arenare la nave; la prua si incagliò e rimase immobile, mentre la poppa iniziò a sfasciarsi per la violenza delle onde. Allora i soldati decisero di uccidere i prigionieri perché nessuno fuggisse a nuoto. Ma il centurione voleva salvare Paolo e impedì loro di attuare quel piano. Comandò a quelli che sapevano nuotare di gettarsi in mare e di andare verso terra per primi, e agli altri di seguirli, alcuni su tavole e altri su pezzi della nave. Così giunsero tutti sani e salvi a riva. (…) Quando fummo in salvo, venimmo a sapere che l’isola si chiamava Malta.”

(Atti degli Apostoli, 27:41-44)

Dicembre 2019 – Dicembre 2021

Dovremmo fare spesso questo esercizio. Tutti qui ricordiamo esattamente dove eravamo il 22/12/2019. Io ero a Malta, per fortuna in vacanza. E per fortuna una bella passeggiata sulla spiaggia da cui salpò l’apostolo Paolo attenuò le sofferenze di quella triste e brutta giornata.

Il Milan era a Bergamo, e tanto basta.

Dicembre 2019 – dicembre 2021

“Non siamo più il grande Milan di una volta!”

Amici attenzione, sto per darvi una notizia che potrebbe sconvolgervi il resto delle Feste.

Avete perfettamente ragione!

Non siamo più il grande Milan di una volta. Ma non lo siamo mica da quando Pioli è con noi, eh!

Non lo siamo dal:

2014 – 8° posto

2015 – 10° posto

2016 – 7° posto

2017 – 6° posto

2018 – 6° posto

2019 – 5° posto

2020 – 6° posto

Dicembre 2019 – dicembre 2021

Non ho certo la sfera magica, non so dove saremo a maggio.

Ma so da dove veniamo.

So benissimo i naufragi che abbiamo vissuto e me li ricordo tutti. So benissimo che nessuno avrebbe messo una firma su un 2020 e su una stagione passata come quella che invece abbiamo fatto. Con Pioli in panchina. Questo va sottolineato. Pioli che “sbaglia i cambi”, che “regala i primi tempi” e che “non ha vinto nulla”, come amano ricordare soprattutto gli interisti che lo detestano: d’altra parte, per tutto lo scorso decennio con gli altri allenatori hanno vinto nove scudetti di fila.

Durante la telecronaca di Milan-Napoli, forse qualcuno se n’è accorto, Pierluigi Pardo ha sottolineato ben 3 volte l’emergenza infortuni del Napoli. Al 70° i due commentatori di DAZN si sono ricordati che anche noi siamo in emergenza ma (quasi testuali parole) “Ne abbiamo già parlato abbastanza, sono frasi che lasciano il tempo che trovano.”

Bene, io dall’anno nuovo vorrei una cosa. Non chiedo a tutti i costi un calciomercato coi botti, non sono juventino. Però vorrei 3- 4 mesi di squadra titolare. Per intenderci, gli 11 scesi in campo a Liverpool. Poi ne parliamo.

Oggi siamo quelli che siamo e siamo anche pochi, non per colpa del mercato (come magari fu per l’anno scorso).

Ma siamo pochi anche sul carro di questa squadra.

Perché un piccolo problema di questo Dicembre 2021 è che siamo, pardon sono (forse anche qualcuno di voi che ci seguite, quindi in questo caso, siete) tornati a non digerire più nessuno.

Dicembre 2019 – dicembre 2021

Siamo una squadra ancora in rodaggio. C’è chi il rodaggio l’ha finito e ora se ne vedono i frutti. Io guardo gli allenatori delle prime 7 in classifica e con tutto il rispetto mi tengo stretto Pioli. Almeno fino a maggio. A maggio capiremo se Pioli può ancora migliorare o se ha raggiunto la sua massima espressione calcistica.

Così come mi tengo stretto questa rosa. Anche perché sentendo e leggendo i commenti, dovremmo far fuori nell’ordine Romagnoli, Theo, Tourè (così a sinistra ci gioco io), Kessié, Bennacer, Krunic, Bakayoko, Messias, Diaz, Giroud e Ibra. E diciamocelo, anche Maignan e Calabria e Saelemaekers e ultimamente anche Tomori – per non parlare del vecchio Kjaer – hanno i loro cecchini, pronti a metterli nel mirino quando le cose non vanno e possono tirare su like con le loro sentenze. Solo i detrattori di Leao ultimamente stanno soffrendo perché non riescono a sfogarsi. Ma sono in paziente attesa. Nel frattempo, tirano qualche botta allo sfigato Pellegri, che è lì per quello, oppure a quel raccomandato di Daniel Maldini.

Siamo diventati intolleranti. Ma non come chi è intollerante al lattosio e sa cosa può mangiare o bere e non rompe le scatole a nessuno. No! Come gli intolleranti che costringono amici, parenti, conoscenti, camerieri e tutte le tavolate vicine a seguire il loro regime alimentare.

Dicembre 2019 – dicembre 2021

Abbiamo commesso e commetteremo sicuramente errori di valutazione. Due fra tutti, che forse formano un unico bel grande motivo: non abbiamo seriamente rimpiazzato il 10 e non abbiamo in rosa un centrocampista da 5 gol e 5 assist a dicembre. Vedi Zielinski, M. Savic, Berardi, Pasalic. Certo, numeri alla mano, se Giroud non avesse ferocemente inferito sul povero Juan Jesus, traumatizzandolo per sempre in una certa azione di Milan-Napoli, quel centrocampista potrebbe essere (udite udite) Kessié. Ma siamo daccapo. E poi non mettiamoci a cavillare. La nostra rosa non è perfetta. Però…

Dicembre 2019 – dicembre 2021

Fatelo spesso questo esercizio, ricordatevi dove eravate, dove eravamo due anni fa a quest’epoca. E durante queste Feste, speriamo abbiate fatto caso all’eccitazione erotica incontenibile della quale sono preda gli interisti per essere davanti a noi: loro con la loro rosa straordinaria di dominatori, noi con la nostra rosa incompleta di “gonzi” sfigati. Siamo solo secondi.

Quindi okay, proviamo a rigirarla così. Speriamo di ritrovarci, alla fine di un dicembre molto vicino, a pensare: “Vi ricordate come eravamo depressi nel dicembre 2021? Come eravamo incompleti e fallimentari e da rifondare?”. Beh, lo speriamo davvero. Perché c’è un solo modo di guardare dall’alto la crescita di questi due anni, e il nostro augurio per il 2022 a noi e a voi, ai Piolisti e ai PioliOuters e ai MaldiniOuters e agli Indecisi, è di ritrovarci tutti là, molto in alto, tra dodici mesi, ed essere stati Apostoli di atti straordinari. Perciò, buon 2022, amici.

 

One Comment

on “DISCORSO DI FINE ANNO
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  1. Guardando dove eravamo prima sappiamo dove non vorremmo essere adesso.
    Prima se al supermercato compravo un minestrone surgelato, aveva più sapore del calcio di Essien e Honda.
    Prima non potevamo permetterci il costo dei cartellini, però eravamo molto amici dei parametri zero. Prima se trovavamo soldi per i cartellini compravamo Bertolacci e Bacca.
    Prima avevamo perni della Nazionale e Campioni del Mondo. Erano Montolivo e Zaccardo.
    Prima c’era qualche buona idea per espandere il brand e lo stadio, ma erano pessime idee perché le aveva avute un familiare raccomandato del Presidente, e donna per giunta!
    Prima l’attaccamento più forte ai colori rossi e neri non lo trovavi dai calciatori, ma dai conti societari.
    Prima ci rassicuravano di voler salvaguardare il Milan, e lo vendevano a un nullatenente cinese che si era fatto prestare qualche centinaio di milioni da restituire in un anno.

    Questo è il passato, e il passato è passato. Non può farci del male adesso, ma può tornare, eccome se può tornare!
    Alla paura del ritorno delle brutte cose però preferisco ricordare quelle belle. Per discerne da quali imparare e da quali ripartire.
    Bisogna ripartire da calciatori come uno, bravo e sfortunato, che nei 6 anni più bui della nostra storia a dato il massimo quasi da solo e non sarà mai celebrato come una leggenda pur essendola (Grazie mille, Jack!)
    Bisogna ripartire da un vivaio, che nei momenti in cui non avevamo più nulla da perdere, ci ha dato qualche Donnarumma, Calabria, Cutrone e Locatelli.
    Bisogna ripartire da uno scouting che dia quello che serve, non quello che capita (come sono capitati Kessie e Calhanoglu, pure Kalinic e Rodriguez).
    Ma sopratutto bisogna ripartire.

    Se invece vogliamo lamentarci e trarre autocompiacimento del nostro masochismo, prego, è così da dieci anni, potete anche continuare.

    Buon anno e come sempre Forza Milan!

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