BPM (Beats Per Matches). Ghiaccioli alla menta aka Sampdoria-Milan

(di Max Bondino)
Come ve la cavate con la capacità di giudizio? Io vivo con la netta convinzione che nessuno di noi abbia una vaga idea di cosa stia facendo o vedendo, nell’attimo stesso in cui quell’evento accade. Il giudizio è sempre un esercizio postumo che poco si sposa con la vita, con le emozioni. Ci pensavo osservando il riscaldamento dei ragazzi a Genova, soffermandomi su Leao.
 
Ognuno di noi, durante i suoi primi anni in rossonero (anzi, ammettiamolo, anche in alcuni momenti del girone d’andata della stagione scudetto) ha sganciato lì, almeno una volta, la profonda analisi sul suo modo di camminare, muoversi ed atteggiarsi per offrire prove inconfutabili sull’inadeguatezza nel vestire la nostra maglia, sull’essere “da Milan”. Lo guardo e sapete una cosa? Anche oggi, che vale 120 fantastiliardi, gironzola ciondolando alla stessa maniera ma agli occhi di tutti non è più la crasi fra Balotelli e Niang ma è Mister “High Steppin’ Hip Dressin’ Fella”. Avete presente il classico delle Love Unlimited, le coriste di Barry White. In quegli anni, nell’R&B, i testi erano spesso marginali ma quasi sempre le canzoni avevano titoli fighissimi che raccontavano perfettamente arrangiamenti straordinari. Rafa oggi si muove con quel groove lì, è il tizio cool, alla moda che tutti si girano a guardare ammirati quando passa (veloce).
 
Certo, le prestazioni sono ben altre attualmente ma, pensateci, lo si è sempre criticato più per la sua camminata indolente che per i dribbling non riusciti. Perché, non solo nel calcio, conta solo il presente. Un tempo stupido e ignaro a cui mancano gli strumenti per prevedere ciò che verrà e che ci tiene troppo occupati per riflettere su quel che è stato. Insomma, quasi sempre, non capiamo un cazzo in prima battuta, non abbiamo proprio idea.
È per questo che ritrovandoci di fronte Giampaolo (che ancora mi provoca brividi lungo la schiena) non mi sento di sbeffeggiarlo per le sue dichiarazioni poco entusiaste in merito al primo Rafael Leao (tornate di moda sui social questa settimana). Anch’io, un tempo, sono stato ingenuo come lui.
 
Vi racconto un aneddoto, non c’entra nulla col calcio (no, aspettate, forse un pochino) ma dice molto sulla totale follia che governa i giudizi, le esperienze e la vita in genere. È una storia che riporto raramente e conoscono solo i miei amici stretti (ma ormai siamo in confidenza, no?) non perché sia scabrosa o problematica ma è proprio difficile darle un contesto in una conversazione e ora capirete il motivo: da bambino (quando diverse copie di “High Steppin’ Hip Dressin’ Fella” abitavano ancora nei Juke Box) io, per un’estate intera, giocai a calciobalilla con Moana Pozzi.
Siamo entrambi cresciuti nel basso Piemonte, in un triangolo delle Bermude grande una ventina di chilometri e frequentavamo lo stesso parco acquatico. Io scrivevo ancora solo in stampatello, lei aveva iniziato il conservatorio. Si creano le compagnie e i più piccoli diventano simpatiche mascotte. Per mesi, è stata la ragazza gentilissima che sapeva parare e difendere alla grande mentre io rullavo come un forsennato centrocampisti e attaccanti. E mi regalava un sacco di ghiaccioli alla menta.
 
Sembra un momento uscito da un film di Sorrentino. Surreale, vero? Sempre leggermente meno del secondo tempo di Sampdoria – Milan. Ma partiamo dal primo, dai. Sul perfetto calciobalilla di Marassi ci presentiamo con due sostanziali cambi rispetto alla formazione tipo. Torna Kjaer per dare respiro a Tomori e Pobega per Bennacer. Due minuti e CDK mette in campo la qualità che per il momento sto apprezzando di più: la capacità di difendere le sue giocate gentili e artistiche con fisicità mai ignorante. Charles intercetta un pallone in uscita dalla nostra area, scansiona la situazione per una frazione di secondo e si infila con eleganza fra Villar e Djuricic. Il serbo lo sfida di fisico, ma lui tiene botta alla grande e seppur abbattuto, da terra, lancia con precisione Leao nello spazio che arriva dentro l’area e calcia di sinistro, intercettato. Prova tecnica, perché quattro minuti dopo, Rafa riceve da Pobega nella nostra metà campo, spalle alla porta e fa quella sua giocata aliena che renderà milionaria tutta la sua progenie. Si volta, ne lascia due sul posto ad annaspare e la fascia sinistra torna ad essere la Route 66. Vento fra le treccine, profumo di salsedine e gomito fuori dal finestrino. Ci arriva così, dall’altra parte, Rafa. Appoggia a Giroud in area (movimento strepitoso, by the way) che la rimette in mezzo, De Ketelaere la tocca indietro per Leao dal dischetto che la muove verso Messias in corsa, sinistro sotto le gambe di Audero e 0-1. Come gioca e che goal fa, l’AC Milan campione d’Italia.
 
Al decimo, la Samp (che non sembra meritare la classifica attuale ma il suo allenatore, sì) colpisce la parte alta della traversa con un bellissimo destro di Djuricic. Sono una squadra vivace, veloce negli scambi ma il Milan ha ormai sviluppato la stessa consapevolezza e raziocinio dei tweet di Barack Obama. Serafico, controlla. Al 16esimo, Leao prende un giallo in area doriana, stava ancora col braccio largo sulla Route 66. Minuto numero 20, punizione di Tonali dalla trequarti che finisce nel regno di Leao pronto a rimetterla dolcissima in area per De Ketelaere che segna di testa, no di omero, forse di braccio…‘spetta lì. Quattro minuti buoni di Var, in cronaca, nessuno capisce nulla. Ce lo annullano per transito in Area C, forse. Tirano fuori discorsi sui deltoidi, ma forse è in offside, no non lui, Giroud, il poeta del fuorigioco geografico. Ebbene sì. Sinceramente, avrei preferito l’Area C.
 
Chissà quanto sta apprezzando, Arrigo Sacchi, “l’intensitè” e il collettivo di questo Milan, dominante come una Mistress. Aldilà del contatto fisico, lo facciamo su un livello superiore, psicologico, ormai. Tutti benissimo e un Tonali maestoso. Al 41esimo altra azione innamorante dei nipotini di Herbert. Lancio lungo di Kjaer, Leao, dal limite, appoggia indietro verso l’ottimo Pobega che, di prima, lancia dentro per Theo in corsa. Palla bassa in mezzo a Giroud che colpisce bene di sinistro ma non angola abbastanza, Audero para.
E come urlava spesso Bono Vox: This is the moment we’ve all been waiting for. Ma anche no. A inizio secondo tempo scopro, più ingenuo di quando Moana mi faceva da baby sitter al bar della piscina, che le rovesciate non sono un gesto tecnico, acrobatico ma un atto violento. Leao ne tenta una su cross di Calabria, Ferrari va con fesso eroismo ad annusare il piede destro di Rafa e l’arbitro Fabbri lo butta fuori. La prossima volta che due si aprono il cranio a vicenda nel tentativo di un colpo di testa, mi piacerebbe vedere una doppia espulsione.
 
Dieci minuti di assestamento e la Samp pareggia con una bella palla di Caputo per Augello che crossa in mezzo per l’incornata di Djuric. Loro segnano ma è qui che lavinciamo. Pioli (che ormai sfoggia regolarmente uno scaltrissimo look total black da dj techno) trae il meglio da una situazione “minimal”. Difendiamo a tre con Theo a viaggiare sulla Route 66 lasciata vuota da Leao. Uno in meno e continuiamo a costruire, a pressarli alti, a fare il Milan. Al minuto 62 Tonali pesca benissimo Giroud in area che appoggia a Pobega, palla su Theo che dal limite ci prova con un insolito destro di precisione, Audero alza in angolo.
Sulla battuta, Giroud va a colpire e Villar la devia con la mano. Penalty, baby. Sul dischetto ci va Olivier che segna perfettamente il 23esimo rigore dei 24 tirati in carriera (la statistica me l’ha passata Giuseppe Pastore, ci tengo a dirlo visto che sono l’unico in Italia che non se ne appropria indebitamente). Ad un quarto d’ora dalla fine proteste Samp con Sabiri che va a sbattere contro Kjaer, piazzatissimo. A meno che non esista anche il fallo di monumento, non so che dirvi. Andare, dai. Al 78esimo Dj Pioli si spende addirittura Vranckx, come quegli acetati white label che, durante una gig, possono permettersi solo i disc jockey con un pubblico attento e affezionato. Non male, faccelo risentire in una tracklist più tranquilla, bro.
 
All’86esimo doppia parata di Maignan in cinque secondi sempre su Gabbiadini, prima con un bel tuffo sulla destra su tiro angolato, poi letteralmente di sterno quando la palla torna sui piedi del doriano nell’area piccola. I segnali di una leggera stanchezza arrivano negli ultimi sette di recupero che passiamo a difendere il risultato con astuzia o spazzando quando serve. Per sublimare la serata, Giampaolo si fa espellere per compilation di vaffa ed è bellissima l’espressione di Fikayo, unico dei nostri ad apparire nella bolgia ai margini della loro panchina: ha lo sguardo diabolico e sagace del meme della bimba con la casa in fiamme alle sue spalle. Il Diavolo è passato anche di qui.
 
Torniamo a Milano con andatura stilosa, ci aspettano due notti a San Siro mica male questa settimana: Champions e Napoli. Preparate un sacco di monetine per il nostro calciobalilla preferito, noi siamo i rossi.
Dai, lo so che ci state ancora pensando. Moana, dall’estate seguente, non l’ho più rivista. Diversi anni dopo le ho dedicato, a distanza, un po’ di adolescenza ma sapete una roba? I ghiaccioli alla menta sono ancora i miei preferiti.

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