Viaggio al termine della notte, cap.III. Milan-L’inutileChievo 2-0

4 ottobre 2014

Ci stavo giusto pensando sabato pomeriggio mentre facevo la coda all’Esselunga di Morgantini, e davanti a me c’era un gruppo di Latin Kings con il carrello così carico di birra Fidel da affogarci tutta Corvetto. A volte, per raccontare un passaggio preciso della vita non servono tante parole, basta una scena di un film.

Per dire, in questo momento storico, andrebbe bene  la sequenza de ‘Le iene’  in cui Michael Madsen, alias Mr.Blonde, si diverte a tagliuzzare la faccia del povero Playmobil di turno mentre ancheggia con un rasoio in mano al ritmo di “Stuck in the middle”. Avete presente? Me la ricordo soprattutto nella versione remix di Grattachecca e Fichetto, che rende meglio l’idea.

E’ un po’ come quando esci con una e dopo un po’ le dici ‘beh quindi’? E lei ti dà quelle risposte tipiche della vaporosa modalità espressiva delle donne, che ovviamente non tiene conto della stretta logica binaria 1010 di noi uomini. ‘Stiamo bene, ma ho bisogno dei miei spazi’ ‘Quindi posso vedere altre ragazze?’. Tensione agli angoli della bocca, gli occhi che diventano due fessure ‘Sei libero di fare quello che vuoi, ma allora voglio saperlo’ (trad. ‘Non ti azzardare’). ‘Ah’. Che poi finisci a parlarne prima di un Milan-Chievo con gli amici e loro ti dicono: ‘Passami le patatine. Oh ma dì un po’, quindi state insieme?’ ‘No, dice che ha bisogno dei suoi spazi’ ‘Ma che vuol dire. Quindi allora scopi anche con le altre, no?’ ‘No’. ‘Ah. E perché?’

Ecco, perché? Perché idealmente sulla sedia dove se ne sta Grattachecca ci siamo noi. Diciamocelo, ci eravamo illusi. Ci eravamo innamorati. Ci facevamo già i film sulla squadra con parecchi limiti ma tanto cuore che alla fine ce la fa, come dice Gianni Morandi. Due partite da cardiopalma. Confuse, pasticcione, ma vincenti. Che matto matto Milan. La sconfitta in casa coi gobbi ci fa ripiombare sulla terra. Occhei, anche per quest’anno non è cosa, però sull’impegno, almeno non si discute. Poi arriva il trittico semplice, Empoli-Cesena-Chievo, in cui ti convinci che in un mondo ideale dovremmo portare a casa nove punti. Dovremmo, appunto.

Non so a voi, ma il secondo tempo di Cesena mi ha riportato indietro di mille anni. Lenti, svogliati, senza un’idea, senza profondità. Con quell’eterna sensazione che da un momento all’altro la possiamo pure perdere. Il Pazzo che da tre metri manda fuori il gol della più immeritata delle vittorie. Due punti contro due neopromosse. Eh, ma sono partite insidiose. Beh saranno facili le altre, allora. Due punti che sono due rasoiate di Fichetto alla nostra buona volontà e ci ripiombano nella più classica indolenza da  metà stagione in cui siamo già fuori da tutto.

Chiaro che non battere il Chievo sarebbe stato piuttosto imbarazzante. E ce la mettiamo tutta, va detto, per tracimare nel dramma, sfoderando 45 minuti di assoluto nulla, in cui fa la figura del corsaro persino Maxi Lopez, che al netto dei suoi scazzi con Icardi, a me ricorderà per sempre la girata di destro che si è stampata precisa precisa sul palo in un Milan-Fiorentina di due anni fa. Eravamo sull’1 a 0 per noi, il raddoppio avrebbe chiuso la partita e avremmo tenuto le distanze coi gobbi maledetti ladri immondi feccia del mondo. Invece, Jovetic praticamente da solo prima pareggia, e poi fa segnare persino quel paracarro di Amauri, che adesso a vederlo al Toro con quella panza, mi ricorda Dan Aykroyd vestito da Babbo Natale ubriaco che si infila un salmone intero sotto la giubba rossa in ‘Una poltrona per due’.

Finisce il Primo Tempo e lo (scarso) pubblico di S.Siro che fa? Rumoreggia, fischia oppure sprona senza se e senza a i nostri? No, si alza e nella più completa indifferenza va a pigliarsi una birretta. Insomma, la prende con filosofia, con la saggezza atavica di chi ha già capito che non è il caso arrabbiarsi per così poco, che da sempre l’autunno segue l’estate e così via. Fortuna che come a rondine a primavera Ciccio Muntari, nettamente il peggiore prima e ANCHE dopo il gol, sciabatta una palla ficcandola dove l’inutile portiere dell’Inutile Chievo non può arrivare. Tiriamo un sospiro di sollievo e ci versiamo direttamente un Martini ghiacciato quando Honda piazza la punizia del 2 a 0. Messi i tre punti in saccoccia si può finalmente aprire il dibattito che tanto ci appassiona: ma perché non fa giocare ElSha? Pare sempre sia mezzo rotto, poi entra in campo e lo vedi che salta l’uomo, recupera, detta il passaggio, dialoga che è un piacere con Menez che finalmente può tornare a fare il ruolo che preferisce, cioè il cazzo che gli pare. Ora, io qua mi sbilancio e lo dico. Finisce che Ninetto Davoli Torres mi finisce in panca. Sbattere si sbatte eh. Non si può negare. Ma nella versione Barca dei poveracci rendiamo meglio, c’è poco da fare.

Che farà mo’ Inzaghi nell’imperdibile scontro Intertoto di due settimane contro l’Hellas, che già mancherà Capitan DeJong? Panchinare il nostro sbandierato TopPlayer non si può, ma continuare a fare beneficenza nemmeno. Oltretutto sono 12 anni che non vinciamo a casa loro. Certo, il fatto che ne abbiano passati tipo 11 fra Serie B e Lega Pro ha anche il suo perché.

28 Aprile 2002, me lo ricordo ancora. Nonostante fosse Verona, con gli annessi e i connessi di sempre, l’atmosfera era abbastanza rilassata. Faceva caldo e si era a fine campionato, sulla panca era arrivato Carletto al posto di Terim. Vantaggio loro con Mutu, pareggio proprio di Pippo e raddoppio a pochi minuti dalla fine di Pirlo sotto la nostra curva (con due- dico due- assist di KakaKaladze). Siamo rimasti fino all’ultimo a cantargli ‘Siamo venuti fin qui/per vedervi finire in B’, come di fatto poi è successo puntualmente. Che soddisfazione.

Alla fine si trattava solo un’altra stagione inutile, ma avevamo  la sensazione che stava per arrivare finalmente qualcosa di buono, che da lì a poco sarebbe successo qualcosa d’importante. Bastava solo crederci e avere fiducia.

Beh, proprio come adesso, no amici? Eccerto.

 

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