Una Stagione all’Inferno 17: Milan-Catania 1-0

13 Aprile 2014

Non mi ricordo esattamente come fosse nata la discussione, ma mi sono trovato pochi giorni fa a dibattere sul fatto che i Cavalieri dello Zodiaco non siano solo creature nate dalla fantasia di uno sceneggiatore nippo annusatore di mutandine collegiali, ma bensì maschere allegoriche foriere di insospettabili citazioni sulla mitologia giapponese ad uso e consumo delle masse consumatrici di Manga. Perché dico questo? Perché la partita di ieri sembrava arrivare precisa precisa dopo il coronamento di un perfetto allineamento astrale: i Berghem piallati a Roma, il Pavma che si ferma a Bologna, che a momenti perde pure. L’Hellas sconfitto in casa dalla Viola. La Lazie che prima va in vantaggio e poi viene matata dai pulcinellas (no, avete visto il gol di Martens? Sapete quanto l’hanno pagato? Lasciamo stare). E’ vero, è vero, stonava un po’ la vittoria del Toro e delle merde a Genova, però insomma, già così era tanta roba. Praticamente tutto gioca a favore del nostro assalto ad un sogno chiamato Intertoto. Insomma, c’era quasi da provare qualcosa di vagamente simile all’entusiasmo. No?

Ecco, l’entusiasmo. Questa concetto astruso e a volte ballerino. Mi dicono che la prima squadra per incassi in Serie B sia il Bari. Sono sempre stato abituato a vedere quella specie di astronave protosovietica del S.Nicola desolatamente vuota (del resto chi costruirebbe uno stadio così per una squadra che – detto senza offesa – sta in A ogni cinque anni di B? Uno che si vuole mettere in tasca bei soldi con delle tangenti forse?). Non solo, mi par di capire che anche a livello societario i galletti siamo messi malissimo. Sta di fatto che la città è stata presa da una specie di sindrome della crocerossina e di colpo adesso sono tornati tutti a fare il tifo per il Bèri manco ci fossero ancora Masinga e Joao Paulo della Maronnaincoroneta.

Ora, nessuno pretende che di colpo San Siro si riempia traboccante di bandiere sventolanti tanto che debba venire a Rivera con la sua evve moscia a divci di stave attenti che ci facciamo male, però ragazzi, così no. Dobbiamo davvero rassegnarci ad essere in 20 mila adagiati sui seggiolini come Paolina Borghese? Che c’avevate di meglio da fare in una domenica sera primaverile, dai. Il Salone del Mobile è finito: le Inghe, le Olghe se ne sono andate, cosa c’era di più divertente che venire a S.Siro per sparare due arguzie saccenti sul nasone di Constant? E vabbè. Niente ci sediamo e ci diciamo tutti: oh pochi cazzi, tre punti. Sporchi e subito, come quando ti pagano in nero e metti i soldi nel reggipetto.

E invece, che fatica. Mamma mia. Se a Zena avevamo giocato male, il primo quarto d’ora è da mettersi le mani nei capelli. Il Catania derelitto sembra il Cosmos di Pelè e Chinaglia. Pretenzioso, malinconico e sprecone. Perlomeno immeritatamente ultimo. Speravamo in un’altra omelette come contro il Chievo, invece qua c’è da sudare. Nel senso di tensione eh, che i nostri non si dannano più di tanto. La milonga, lentissima, funziona sempre allo stesso modo: titic titoc, palla a Taarabt che ne salta tre o quattro e poi 1) viene fallato 2) sbaglia il passaggio decisivo 3) si ritrova nel vuoto intergalattico. E via che si rincomincia. Bene, che debba essere riscattato non ci piove, però una qualche lezione di tattica al ragazzo andrebbe data, visto che gioca esattamente con la stessa indole dell’Iraddiddio del condominio, quelle che prende la palla e cerca di saltare tutti. Non sempre va bene, anzi quasi mai. Eppur, si muove.

Insomma, più ci dicevamo ‘Cazzo dobbiamo vincerla’ e più non succedeva assolutamente niente. Finché: angolo (o punizione? Boh), invece di metterla in mezzo palla a Montolivo a circa 40 metri dalla porta. 

Andujar se l’è preso il Napoli, quindi proprio scarso scarso non deve essere, ma giuro che nel tempo che ci ha messo Monto a coordinarsi, prendere la mira, tirare e metterla dentro, io ho fatto in tempo a dire: “macomecazzolibattiamogliangoli(olepunizioni)nonèpossibilechenonl’alziamomaièdaitempidiSacchichefacciamostiangoliaduechepoinonsegnamomaimaachiladaigooooolll”. Cronometrati saranno un venti secondi no? Insomma, diciamo che il Ragno Cudicini come reattività era un’altra cosa.

E qua mi dico urlando al mio vicino di posto più vicino (sarà stato a dieci metri). Il Catania è ultimo, crollerà psicologicamente, adesso parte la goleada, vinceremo 5 a 0 e farà gol anche Mexes in rovesciata volante. Macché! A parte la profezia sumera sulla Philippa, per il resto continuiamo a soffrire come dei cani malati. In pratica tutto il nostro gioco offensivo si basa sulle punizioni di Balotelli, che viene picchiato dai difensori catanesi con la stessa tenacia della polizia di Pinochet e che ricambia spedendo bombe un po’ ovunque: sulla barriera, oltre la traversa, da qualsiasi parte meno che in porta. Fortuna che quelli rimangono in dieci complice un’entrata kamikaze per cui davvero il rosso era il minimo sindacale (in realtà è uscito solo per doppia ammonizione). Ma anche così gli ultimi minuti scorrono lenti come le prospettive di gioco di Rui Costa (…quanto ti ho voluto bene, Rui). Un’agonia con conseguente urlo liberatorio dopo tre lunghissimi minuti di recupero, con tanto di angolo thriller per loro a 30’’ dalla fine.

Dice giustamente il mio amico di posto Andrea: se dobbiamo andare in Europa League, per pietà andiamoci, vuoi mettere il fascino dei preliminari ad inizio Agosto contro un dopolavoro di minatori uzbeki – però per favore, non osate comporre frasi che contengano contemporaneamente le parole “competitivi” e “rosa”. Piuttosto diteci papali papali “Non c’abbiamo una lira, abbiamo sul groppone una serie di mantenuti che nemmeno la Memphis Mafia ai tempi di Elvis. Gente come Robinho, Mexes, Nocerino, Matri, Costant, Birsa, Didac Vilà (ma vi rendete conto) non li riesce a piazzare nemmeno l’Adecco in un autogrill sull’Autostrada del Sole. La BB va in giro per il mondo a chiedere grana e torna carica solo di sorrisi. Vedete voi”.

Insomma Milan, stabiliamo un rapporto aperto tipo coppia svedese degli anni 60. Stile Bjorn e Agnetha degli ABBA. Però almeno sii sincero e non mi mentire. Che ne soffro ogni volta, proprio come tutti gli innamorati.

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