Una Stagione all’Inferno 16 – Milan-Linutilechievo

Non può piovere per sempre. Domani è un altro giorno. Finché c’è vita c’è speranza. La prima regola del Fight Club, è che non si parla mai del Fight Club. Insomma potevo scegliere migliaia di citazioni cinematografiche generiche per introdurre Milan-Chievo, una di quelle partite in cui finalmente ci siamo decisi senza se e senza ma a fare quello che sarebbe ovvio quando s’incontra la quart’ultima del campionato: cioè vincere, portare a casa i tre punti, possibilmente archiviando la pratica senza dover aver le palpitazioni durante i minuti di recupero.

E, incredibile ma vero, per una volta è andata proprio così. Roba da non crederci. Mentre lo speaker si polverizza il diaframma nel leggere le formazioni, ci sediamo comodi comodi carichi di fiducia, anche se sentire che dietro partiamo con Bonera-Zaccardo-Rami-Emanuelson non è esattamente come recitare la filastrocca Mauro-Franco-Billy-Paolo che tanto ci ha rassicurato in gioventù.

Ma tant’è. Il clima mite, il sabato sera, il sabato del villaggio, la vittoria (totalmente insperata, diciamocelo) di Firenze ha instillato un ottimismo che ci mette appena tre minuti a sbocciare: Rami ci ricorda che quella specie di passaggio che parte dalla fascia verso la difesa avversaria non si chiama: “centra in pieno la schiena del difensore”, ma “cross” e piazza una palla al bacio, Balo la incrocia. Gol. 1 a 0 palla al centro. Alè.

Passa qualche minuto e persino Honda si ricorda che ce l’avevano venduto come un piede pregiato. Testa gialla la palombella per Kakà che stoppa raccoglie e la mette. 2 a 0. Partita chiusa. Lo speaker cerca (inutilmente, purtroppo) di farsi venire un infarto cercando di far ripete al popolo rossonero il nome di Riccardino. Un po’ lo caghiamo, un po’ no.

Ora, leviamoci subito il pensiero. Kakà. E’ tornato, ha tenuto su la baracca fino a Dicembre, un po’ perché ci credeva, un po’ perché puntava al Mondiale. L’anno prossimo che si fa? Io, qua lo dico, voto per l’abbraccio fraterno, la pacca sulla spalla e il via libera. A 32 anni lo terreste voi uno che prende 5 milioni tondi tondi all’anno? A Riccardo ci piace l’America e sogna Orlando, terra di Disney e dei Backstreet Boys. Chi siamo noi per privarlo della gioia di involarsi fra Qui Quo Qua cantando “I want it that way”?

Certo, via lui si dovrebbe trovare qualcuno in grado di riequilibrare la baracca, ma questo è tutt’altro discorso. Magari iniziamo a riscattare Taarabt. Hai visto mai che questo diventa davvero il fenomeno che ogni tanto lascia intravedere di essere (tranne poi spegnersi totalmente dopo 45 minuti)?

Insomma, si parla di questo e di altro – perché a stare 2 a 0 a metà del Primo tempo non si siamo più abituati e quindi ci annoiamo abbestia, manco la soddisfazione di girarsi e sfanculare quelli al terzo anello, che quelli della Diga sono in quindici e se ne stanno zitti come facevo io al liceo durante le interrogazioni di matematica. Ora: sull’inutilità cosmica del Chievo credo di aver detto tutto quello che si poteva proferire. Sono anni che sogno di vedere in serie A squadre e tifoserie che hanno popolato il mio immaginario adolescenziale dopato a colpi di SuperTifo e “C siamo”. Che ne so, roba tipo il Catanzaro di Edy Bivi e Palanca, la Ternana e i Freak Brothers, la Triestina di Bomber De Falco, che si chiamava così pure una squadra che giocava dalle parti di Baggio e giocava sempre contro l’Alcione. Invece niente, ogni anno ci ritroviamo questi maledetti, che per giunta non retrocedono mai e a volte ti levano pure dei punti. Mi ricordo un anno, mille ere geologiche fa, che siamo andati in pullman che c’era sciopero dei treni (mi pare). Una noia. Di solito arrivavi al piazzale davanti al Bentegodi e automaticamente ti si rizzavano i peli sugli avambracci. Quella volta, sbadigli da smascellarsi.

E abbiamo pure perso.

Ce l’aveva messa Oliviero bombervero Bierhoff, che alla fine era pure venuto sotto da noi a chiederci scusa. E tu che gli vuoi dire ad uno così, se non che gli vuoi bene e lo perdoni, se non altro perché ci ha fatto vincere quello scudo assurdo con lo Zac a colpi di capocciate (che tutto il resto non era capace, diciamocelo).

Comunque niente, sotterriamo il Chievo con un’altra primizia di Kakà e iniziamo a fare persino i conti incrociati per capire se possiamo nell’ordine recuperare: Hellas, Lazie, Berghem, Pavma, che già le merde sono sei punti sopra. Tutto questo per arrivare sesti eh, mica in Scempions League. Vedete voi. Questo passa il convento. Intanto, bisogna vincere il big match contro il Genoa a Marassi. Avete capito bene. Big match. Genoa. Gesù.

E tutti gli altri temi della vita? Seedorf sì o no? Barbarella comanda o ha cambiato idea? Cravatta Gialla se ne va in China o continua a regnare da Giannino? Per una volta facciamo finta di niente che non c’abbiamo voglia. E’ sabato sera, andiamo a berci una birretta al Pogue.

PS

A proposito delle merde: lunedì sera accendo la tv giusto per vedere quanto stanno. Due a zero. Del resto, Livorno è un feudo loro dai tempi di Armandino Picchi. E penso: solo noi in questa sciagurata stagione siamo riusciti a pareggiare a Livorno 2 a 2 e buttare via due punti d’oro. Solo noi.

Ah no. Aspetta aspetta…

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