Tenera è la notte, cap. VIII: Milan-Udin 1-1

Occhei, la roba dello sliding doors è già stata usata. L’immagine dei treni persi, pure. A questo punto mi gioco la gentrificazione. Cioè – fate attenzione – la trasformazione del tessuto urbano nel corso degli anni, a svantaggio delle fasce meno fortunate. Insomma, dei poveracci. In pratica, come cambiano i quartieri, le strade, i palazzi. Per dire, ogni volta che passo per Via Bligny mi sale l’amarezza nel cuore. Dove c’erano quelle scale che un tempo portavano alla nostra amata sede non c’è più NULLA. Niente. Che hai voglia a passare e dire ‘qua c’era la sede della Fossa’. Manco un mattone è rimasto, che se potessero parlare quei marciapiedi di storie ne avrebbe da raccontare. Invece no. Sono rimasti solo i bocconiani e quelli del Taxi Blues, che un tempo ci guardavano con terrore ogni giovedì sera.

Parlando appunto di cosa sparite, mi ricordo nel mio neighbourhood una scritta che per anni ha incorniciato un muro della rimessa degli autobus verso Via Novara: ‘Santillana cinque volte grazie’.
Santillana per noi milanisti nati prima degli anni 80 era l’eroe di cui non sapevamo nulla, se non che si materializzava una volta all’anno quando le Merde immancabilmente beccavano il Real Madrid in qualche competizione europea e ogni santa volta ne uscivano a pedate nel culo, possibilmente ai supplementari, sempre perdendo male la gara di ritorno. E’ successo in Coppacampioni nel 1981, in Coppacoppe nel 1983 e per due volte di fila, sempre in semifinale, nel 1985 e nel 1986 in Coppa Uefa. In ognuna di queste partite Santillana ha messo la pera. Ma è stata la doppietta nel 5 a 1 del 1986 che l’ha fatto entrare definitivamente nei nostri cuori. 3 a 1 al 90esimo che fa pari con quello a San Siro. Poi al 94esimo e al 107esimo il Santi piazza la doppietta che per l’ennesima volta li rimanda a casa, contribuendo a costruire quella leggenda sul Real imbattibile che noi abbiamo preso agilmente a pietrate sia al Bernabeu che soprattutto qua a casa nostra, scartavetrando il povero Buyo con quelle cinque carrube che si sogna ancora la notte.

Bene, noi un Santillana, uno che si alza dalla panca per dire ‘Adesso ci penso io’, non ce l’abbiamo. Anzi, siamo tipo quando sono le 7 di sera, uno ti ha paccato a calcetto e ti metti a fare le chiamate per trovare il decimo che ormai il campo è pagato. Cioè, ci va bene veramente tutto, pure un Boateng che se non tornava a Milanello finiva diritto diritto sull’Isola dei Famosi con Cristiano Malgioglio e Valerio Scanu.
E’ vero, noi a San Jack dovremmo fare una statua, macché un monumento, un santuario, ma non è possibile che appena Bonaventura sia assente ci troviamo totalmente spiazzati. Che vedere nel primo tempo Kucka sulla fascia in quel modo stringeva il cuore: tanto era stato devastante nel derby, tanto lì sembrava palesemente fuori ruolo. Non hai fatto mercato? E con questi ti ritrovi.

I Pulcinellas si permettono di tenere in panca Gabbiadini e Mertens, i Ladri tengono fuori Zaza e a momenti persino Alvaro Vitali Morata. Noi non abbiamo alternative credibili manco per Niang. Che poi Niang: io lo dico, a me non convince. L’ha messa la derby, l’ha messa pure domenica, ma mostra tutti i suoi limiti quando si incaponisce in serpentine che non portano da nessuna parte e soprattutto non sembra particolarmente complementare a Bacca. Cioè, può già essere un titolare fisso? Il problema è che se l’unica alternativa è il Balo di domenica, ti rendi conto che è dura pensare di arrivare più in su del sesto posto.

Per giunta, siamo pure sfigati. Tutto il culo del derby ci è tornato indietro. Ci ha segnato pure Armero, che quando mi hanno detto che era il gol dell’ex ho faticato davvero a ricordare che abbia indossato la stessa gloriosa maglia che hanno messo, che ne so, prodigi come Constant e Muntari. Non bastasse, siamo riusciti a non buttarla dentro ad un’Udinese per mezz’ora totalmente nel panico che spazzava indegnamente ogni pallone capitasse verso la sua area. Traverse, angoli, cross sbananati e occasioni ciabbattate via indegnamente. Non ne vuole sapere d’entrare. Finisce uno a 1-1. Guardi quanto hanno fatto gli altri, guardi la classifica e bestemmi. Potevamo essere qua, potevamo essere là.

Invece un cazzo. Inchiodati lì al sesto posto. E meno male che il Sassuolo (il Sassuolo!) è in crisetta.
San Siro si svuota e se ne va deluso. Cioè un attimo: veramente San Siro era GIA’ vuoto.
Lo stadio pieno per il derby, gli ottantamila in delirio che chi non salta è nerazzurro sono già un ricordo. Come sempre siamo in ventimila anime, massimo. Birra al baretto, coda inesistente per entrare, seduti al posto un minuto prima delle formazioni. Finisce la partita e in cinque minuti sei già in Axum. Regolare.
Ehi, ma guardate che noi che veniamo sempre, noi che ci siamo, alla fine lo facciamo non perché siamo stronzi o irrimediabilmente masochisti (oddio, questo forse un po’ sì).
Cioè, alla fine, delle volte, è anche divertente, fidatevi.

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