Songs Of Faith And Devotion – Episodio X: Milan-Udinese

Vedete, questo è il problema degli autori di best-sellers come noi di Comunque Milan. Ricchi, annoiati e famosi. Insomma, mettici l’anticipo milionario, la pressione dei media, le groupies, gli alimenti delle ex, le aspettative per il Premio Strega, il Pulitzer, le rate della Porsche e alla fine il libro, stringi stringi, lo devi pur consegnare, eh. Per questo a Dicembre è uscito ‘Giorni da Milan’, capolavoro indiscusso che sicuramente tutti voi avete sul comodino accanto alla foto incorniciata di Hateley.

Peccato- cioè bene, in realtà- ma peccato dicevo perché finalmente domenica abbiamo vissuto un Giorno da Milan. Il primo direi dall’inizio di questa stazione schizofrenica, che dopo abissi depressivi finalmente inizia a regalare qualche vaga soddisfazione, ma restiamo umili. Tipo un 3-2 in recupero. Qualcuno, un buontempone non c’è che dire, ha tirato fuori la vittoria con la Doria con zampata finale di Ganz nel 1999. Ora ragazzi, lì si faceva sul serio e mica per nulla è arrivato lo scudo di Zac, io volerei più in basso. Ma insomma, meglio che niente, no?

Sta di fatto che Domenica sono state rispettate le regole della costruzione narrativa che faticosamente ho appreso ai tempi belli dell’Università, quando facevo –inutilmente- il piacione con le assistenti e giocavano JPPapin e Marcellone Desailly (fate voi quanta gioventù è passata al Baretto). Tipo.

L’abbrivio– San Siro pieno di brutto (novantamila spettatori nel giro cinque giorni): nell’aria ancora l’aria delle tre pere di Milan- Spal. Siamo un popolo semplice e che si accontenta di piccole gioie: dai ragazzi, fateci sognare e INVECE passano sei minuti e Gigio, ahimè, fa la pazzia ed esce senza senso. Gol. Che amarezza. Lunga 45 minuti, in cui non combiniamo sostanzialmente niente. Jack poverino, tanto gli vogliamo bene, tanto appare perso e fuori luogo. Infamiamo Pairetto, e facciamo bene, anche se duole ammetterlo, i rigori non c’erano. La sensazione è che messi così, a quelli gli facciamo il solletico. Solo che:

Lo sviluppo– Rientriamo. Pronti via dalla sceneggiatura di Rocky saltano fuori due a cui avevamo già fatto con gioia le borse per il primo aereo da Malpensa. Castillejo veronicheggia e impenna come lo Zundapp di un Paninaro, Rebic appena entrato dalla panca risponde presente quando Andreino Conti la mette in mezzo di giustezza. 1-1. Non è ancora nulla, anche se..

Il climax narrativo– L’Udinese non la prende per nulla bene, in pochi minuti fa una serie di azioni tipo playstation che Gigio sventa in modo che va dal miracoloso al senza senso. Almeno due volte dico sconsolato al fido Colo vicino a me: ‘questo è gol’. E invece nulla. Le butta tutte fuori. Madonna Santa quanto sei forte Gigione. Insomma, spingiamo spingiamo, angolo, arriva la palla a Theone che spara un bomba. 2-1. Si tuffa sull’erba tipo Atlas Ufo Robot mentre noi orgasmiamo. Ma da dove sei arrivato Theo? Ma come si fa a lasciarti andare? Va bene che quelli hanno Marcelo e Carvajal, mica due stronzi, però sei un’Iraddiddio. Già cinque gol, te ne mancano quattro per arrivare ad Aldone Maldera, il terzino goleador della Stella e credo recordman assoluto come reti di un difensore milanista in un anno. Sigla, titoli di coda. Tutto finito. Macchè, infatti..

L’incidente- L’Udinese, va detto, non sta a guardare. Ci stringiamo come nella scena madre di un film horror e contiamo i minuti che mancano. Sempre meno, sempre meno, finché, trac, arriva regolare il pareggino taglia gambe. Sul cuore di San Siro scende tutta la neve che è mancata in questo inverno e le casse pompano meste ‘Siberia’ dei Diaframma. Era il momento di fare quel salto decisivo, di non frenare sempre e invece nulla, questi siamo, questa è la mediocrità a cui siamo inchiodati. Ognuno si fustiga e si auto commisera, accogliendo con irritazione i pochissimi e sicuramente inutili tre minuti di recupero che sembrano passare inesorabili, quando..

– Palla buttata sù, Rebic fa sponda per Ibra, respinta dei difensori, palla ancora a Rebic che ne salta uno, si allarga e la butta precisa nell’angolo. Proprio tu Ante, deriso, spernacchiato finora (per altro giustamente), ci regali la prima doppietta dell’anno. Delirio, commozione, tripudio. Vittoria in rimonta, in pieno recupero, con tre gol sotto la Sud. Da quanto non godevamo così? Tanto, va detto, il che la dice lunga. Per una vittoria che in fin dei conti in termini assoluti forse non cambia molto di un campionato che è ancora lontano dal poter essere definito decente.

Ma intanto abbiamo espugnato San Siro. It’s a beautiful day!

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