RISE ABOVE Capitolo IV – Milan-M***e 2-2

Fa male, male da morire. Lo diceva la Titti Ferro non so riguardo a cosa, di sicuro ieri sera ha fatto malissimo a me, e ad altri 70 mila, vedere le Merde che al 92esimo inoltrato recuperavano uno dei derby che meno meritavano di perdere nella loro triste storia. Lo ammetto, sono rimasto lì, completamente freezato dal dolore. Ma del resto me l’aspettavo, non mi fidavo di questa partita che aveva lanciato una quantità di segnali negativi che altro che chiamare l’Esorcista e vomitare verde. romagnoli.italia.2016.17.controllo.750x450Le Merde che chiamano l’ennesimo allenatore, con la differenza che questo è buono, noi che perdiamo per strada Romagnoli nel modo più cretino possibile, oltretutto per una partita inutile in una serata inutile, i media interi che iniziano a shitstormarci con previsioni che più sfiga di così non possono portare. La cabala, le percentuali, la statistica, il karma, il calendario maya, la sorte. Tutto architettava contro di noi.

…Piove, fa freddo. Il baretto è pieno di gente loro, non mi fido, non mi piace. Li guardo, mi guardano, dovrei dire che le facce sono tese, ma mentirei. In realtà le compagnie si mischiano e si dividono per sciarpe e colori, fai la fila fra uno dei Boys e uno dei Viking e quando passi e dici “permesso” con due birre in mano, loro ti fanno segno “prego prego”. Milano è così, prendere o lasciare. Io bei tempi del Mundialito e del Tropical non li ho vissuti e nemmeno so se li vorrei vedere da vicino, anche se qualche anno fa, parecchi a dire il vero, un paio di volte siamo arrivati lì lì a pigliarci a manate, però poi il buon senso (e la convenienza) ha sempre prevalso. Saliamo presto, ci mettiamo lì in un angolo del terzo blu, come se potessimo un po’ distaccarci da quest’immensa voragine d’ansia che si sviluppa lì sotto, ma che tanto sale a folate e non ci da’ tregua, nemmeno in questa specie di avamposto lunare.

Soprattutto, noi lo sappiamo: le ultime tre partite con Genoa, Pescara e Palermo sono state degne di una retrospettiva horror dedicata al Darione Argento degli anni belli, con una squadra impacciata, lenta, senza idee e in balia di gente che correva di più e ci metteva pure più cajenna.

Perfetto, si riparte da qua. Le Merde ci assaltano all’arma bianca e noi fatichiamo come la morte, non costruiamo nulla e subiamo in modo disordinato. Qualche genio ha pensato bene di rendere le maglie praticamente identiche e qua dall’Everest ogni mischia diventa un immenso formicolio monocromatico. Insomma, non ci si capisce un cazzo. Stringo la balaustra davanti e inizio a fissare il tabellone guardando il tempo che manca alla fine del Primo Tempo, mentre le Merde si mettono d’impegno a sbagliare quantità industriali di gol.

E invece. Suso. milaninter suso small

Ora, a dire il vero, qualche segnale c’era stato. Un paio di contropiedi sbagliati in modo criminale. Qualche ripartenza. Sta di fatto che alla prima vera occasione gli mettiamo la pera. E che pera.

Devo dire che io tutto sommato ho un bel ricordo di Sinisa. Cioè, l’ho tollerato molto di più che altri suoi predecessori, però un paio di domande uno se le fa. Possibile che l’anno scorso fosse indispensabile mandare Suso a svernare nella dependance di Marassi? Davvero Nonno Alex, non che fosse poi così male, era preferibile a Paletta, uno che quest’anno canta e porta la croce che nemmeno Jesus Christ Superstar?

Insomma, prima con una mina telecomandata e poi con un trick di giustezza siamo lì che stiamo per vincere il derby con la prima doppietta ever di uno spagnolo nel derby (dai, autistici, controllate pure, tanto l’ho sparata a caso). Il tutto in un secondo tempo in cui a tratti ci ricordiamo di saper giocare a calcio, e anche se le Merde ci fanno soffrire, pure noi un paio di volte facciamo brutto. Almeno fino a dieci dalla fine, quando i ragazzi piazzano definitivamente il 49, inteso come autobus, davanti alla porta e spingono per inerzia quelli là a fare l’assedio a Fort Alamo. Potrebbe bastare, e in effetti, fino al 92 basta. Poi sapete com’è finita. milaninter perisic novantesimo

Alla fine però sapete che vi dico? Pazienza. E quasi mi fa tenerezza che a lasciare assurdamente da solo il giostraio che ce l’ha buttata dentro, sia stato Locatelli. Perché è lo specchio di questa squadra, fatta di Angeli con la faccia sporca alla Baby Face Rosato, gente che ha l’incoscienza dei vent’anni e pure meno, come i rinvii spesso sbananati da Gigione nostro, le uscite palla al piede di Loca quando dovrebbe spazzare, i lanci nel nulla di Gustavone Gomez, uno che ha la faccia di chi se ne stava tranquillo a menare la gente in Argentina e adesso si trova il fiato sul collo di 70mila persone. Come mi ha detto il mio amico Colo mentre la tensione ci divorava l’apparato digerente, con cinque-sei-sette-ma facciamo pure otto-acquisti saremmo davvero forti. Per quello però dovremmo aspettare, se va bene, Gennaio. Questi china arriveranno? C’hanno i soldi davvero o solo quelli del Monopoli? Lo scopriremo presto.

Intanto ci affidiamo a questi ragazzi con cui non te la puoi proprio pigliare e ti accorgi che siamo secondi, e addirittura avremmo potuto esserlo ancora più da soli, se domenica sera fosse finita un minuto prima. Alzi la mano chi non ci avrebbe messo una firma ad inizio Settembre. Noi dalla galassia siderale del Terzo Blu sventoliamo le manine, aspettando di tornare al Secondo Verde la prossima in casa.

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