Rise Above, cap. V. Milan-Crotone 2-1

Non c’è un secondo atto nelle vite americane. Lo diceva nientemeno che Francis Scott Fitzgerald e quindi provateci voi a dargli torto. Forse il Francis si intendeva più di bourbon e su come sfasciare macchine in Costa Azzurra che di calcio, ma sono sicuro che manco lui mezzo sbronzo intento a tenere il ritmo di un ragtime schioccando le dita avrebbe avuto l’idea cretina di fare entrare Kucka, già diffidato, al 90esimo quando c’era solo ma menare e contrastare. Per una volta eravamo tutti lì a invocare Poli (cioè, rendetevi conto) uno che di solito abbandoneremmo alla fermata del 16, ma Vince Montella, niente: ha messo Kuco, che ovviamente, preciso allo scorpione che in milioni di post facebook di fighe esistenzialiste punge la rana che lo sta trasportando sul fiume e muore affogato, mette la pezza ad una cazzata di Locatelli e si becca il giallo. Ciao ciao Roma-Milan. A centrocampo metteremo un cartonato al posto tuo.  Tutto per un giallo annunciato. Un giallo matematico, l’avrebbe definito Andrea Pazienza. lapadula festeggia

Ma dicevamo del Crotone. Io me lo ricordo il Primo Atto con loro. Inizio Dicembre (o giù di lì) del 2015. Temperatura polare, squadra sconfortante, debutto in Coppa Italia. A vedere il Crotone delle meraviglie che sta dando spettacolo in Serie B ci sono qualcosa come boh, un migliaio di milanisti quasi assiderati e sei-sette mila crotonesi ululanti e colorati che riempiono la cella frigorifera di San Siro di bandiere e cori in calabrese stretto. In solitaria e abbandonato dai miei amici pantofolati (bastardi), faccio il piccolo isolazionista rannicchiato sui seggiolini del Primo Arancio, hai capito che lusso. Mentre faccio la conta delle birre, i giovanotti in rossonero faticano mostruosamente: il bravo Crotone ci trascina fino ai supplementari, dove di riffa o di raffa alla fine la svanghiamo. E’ l’inizio di una cavalcata leggendaria, che superando Giganti (tra l’altro) come Carpi United e Real Alessandria arriva fino alla Finale di Roma, che come è finita, vabbè, lo sapete tutti.

Chiaro che uno il Secondo Atto se lo immagina diverso. Noi secondi in classifica, ritornati alle posizioni astrali che ci competono per blasone ma che non frequentiamo dal tempi del Carlo Cudega, loro con appena sei miseri punti in classifica, sbarazzini ma palesemente poco strutturati per la Serie A. In sintesi, pensiamo tutti: vorrete vincere una partita con un 2-0 tranquillo e pulito senza farci bestemmiare per almeno un Tempo, no? Certo, certo. Pronti via, Gigione si scalda le mani levando dal sette una mina sparata a velocità siderale. A metà tempo, complice una difesa schierata secondo uno schema disegnato da Stevie Wonder, prima De Sciglio (parliamone) tenta di abbattere uno dei loro in area e poi ci infila Falcinelli (chi?), rendendo palese quello che già avevamo intuito: sarà un altro pomeriggio di sofferenza, Diomadonne e gesti inconsulti. lapadula festeggia 3

Doveva essere una sofisticata commedia di Neil Simon (se non lo conoscete nessuna paura, è uno che ha scritto svariate opere teatrali che fa molto chic citare anche se al massimo si è andati al Teatrino a vedere la buon’anima di Moana), ovviamente si trasforma in una specie di remake di Rocky. Passiamo tutte le fasi. Il KO iniziale ci mette un po’ di pepe al culo e ci risvegliamo (alla buon’ora ragazzi eh?). Inizia l’assedio- si fa per dire- e arriva la boccata d’ossigeno con il gol di Pasalic, un ragazzone intelligente che ha capito al volo che gli conveniva sfuggire alla lapidazione pubblica che invece ha travolto l’impalpabile Uallarito Sosa.

Finisce il primo tempo e tutti si aspettano che all’inizio del Secondo i nostri schizzino fuori dall’Angolo come Balboa quando vuole rullare di cartoni Ivan Drago. Macché. Andamento lento finché Johnny Lapadula (ci arriveremo) si conquista un rigore così regalato da anticipare i saldi natalizi di fine anno. E qua amo nuotare controcorrente come i salmoni. Il rigorista è Niang? E’ stato giusto che lo battesse lui, ha fatto bene Montella ad affidarglielo. L’ha sbagliato? Capita. Non l’ha battuto in modo eccezionale, è vero ma per me si può mandare a fanculo uno che sbaglia un penalty solo se prova a fare il cucchiaino. Detto questo, Mbaye, fischiarti è sempre e comunque sbagliato però anche tu, amico mio, ce la metti tutta a far perdere la pazienza a gente che ha tollerato pure gli stop a seguire di Olivier Bierhoff. Calma e gesso e un po’ di umiltà in più. Quella che per dire, ha lui: Johnny Lapadula. L’anno scorso partite come queste sarebbero finite con un mogio pareggino, lasciandoci in bocca il gusto amaro dell’occasione buttata via. Ma questa volta no. C’era scritto fin dalla prima pagina di questa mediocre sceneggiatura che alla fine l’eroe della giornata doveva essere lui e così è stato. Ditelo con me: La-pa-du-la. lapadula festeggia 2

Siamo al climax narrativo. 43esimo: palla buttata dentro alla disperata, respinta alla cazzo di un difensore, Johnny arpiona una palla in area, si gira, la butta dentro, gol. Corre in mezzo al campo e si leva la maglia come un invasato, tutto San Siro (che poco poco sta tornando a riempirsi, con comodo eh) viene giù. Questo ragazzo non è un fenomeno, ma ha garra e una fame da baracchino alle 4 del mattino fuori dal Plastic. Come si fa a non amarlo. La sparo? E’ dai tempi di Gennaro nostro che non scocca il colpo di fulmine così. Durerà? Staremo a vedere. La long and winding road verso la gloria è ancora mooolto lunga. Intanto però la gente inizia già a chiedersi: Bacca chi?

PS- Perdonate l’uso personale del mezzo. C’è chi non si arrende mai come Lapadula, c’è chi invece è tempo che appenda la scarpe al chiodo. Colo, hai dato tanto alla squadra, ma adesso anche basta, che sennò quella Santa Donna ti lascia. TVTB.

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