Riportando tutto a casa 1: Milan-Cagliari

29 Agosto 2021
Milan –Cagliari 4-1
12′ Tonali, 15′ Deiola, 17′ Leao, 24′ e 43′ rig. Giroud.

Ora per pietà non voglio fare l’esploratore che si addentra nei segreti dell’Africa Nera con il caschetto e la retina per le farfalle preciso a Rimbaud quando aveva mollato baracca e burattini e si era messo a commerciare schiavi (che persona sensibile eh? Alla faccia del poeta maledetto), sta di fatto che a metà Agosto mi sono trovato abbastanza per caso a Follonica. Siete di Follonica? Nulla di personale eh, anzi splendida località, ci mancherebbe, però ci siamo capiti.

Insomma, ero calato in questa galassia nazionalpopolare fatta di ombrelloni, sdraio e risciò-praticamente mi mancava solo di incontrare Pippo Baudo mentre un juke box sparava ‘Viva la Mamma’ di Bennato- quando finalmente è arrivato il giorno della prelazione. Il giorno in cui dopo millemilagiorni si poteva comprare un biglietto per tornare a San Siro. Oddio cuore mio reggi questa emozione, ti prego.

Ero lì inchiodato al tavolino di un bagno follonichese con telefono in mano, documento, cuore rossonero, voucher, tutto insomma, pure l’esame delle urine se fosse servito, mentre sorseggiavo nervoso un chinotto. Tipo gli X-Men ci siamo coordinati a distanza. ‘Colo prosciuga il tuo voucher e prendili per tutti’. ‘Aspetta, mi mette in attesa’. Diciotto minuti. Dieci. Cinque. ‘Tocca a noi’. L’ansia stile sala parto. ‘Fatto. No! Mancano cinque euro e mi rifiuta il pagamento’. Disperazione. Panico. Dramma. Riprova. Smezziamoli. Due tu e due Mirko. Gira la rotellina. Dai dai dai. Presi! Vedo arrivare sulla mia mail il benedetto PDF con scritto ‘il tuo posto è settore 205 fila 14 ecc’ (venite a trovarci!). Crollo esausto mentre sopra di me volano palline scagliate da racchettoni fotonici. Finalmente a casa.

Stacco. Esterno San Siro. Baretto. Incredibile amici. Ce l’abbiamo fatta. Quanto è durato questo incubo? Quante partite sul divano, quanti stadi vuoti, riempiti solo delle urla dei giocatori e del fischio dell’arbitro ci siamo sorbiti? Che per pietà, bellissima stagione, bellissima la qualificazione in Champions, ma vuoi mettere andare a prenderti una birretta da Andreone, vedere tutta questa gente, questi sorrisi, tutti con o stesso pensiero: non vedevo l’ora, quanto mi è mancato tutto questo. Entrare a San Siro, il cielo che si apre sul campo verde appena fai l’ultimo gradino, attaccare la pezza.

Senti la Sud sopra che rimbomba di tifo e di colore, i ragazzi che scendono in campo per scaldarsi. Ci sono i nuovi, ma in fin dei conti non avevo nemmeno mai visto nemmeno Tomori, Diaz o Tonali con la nostra maglia. L’eccitazione che sale fino alle formazioni, San Siro che si spegne per un secondo e poi si illumina a festa, fino a che si inizia. Per me poteva finire lì, cioè, era una tale liberazione che già così bastava e invece no. Il meglio doveva ancora arrivare. Il Cagliari che a Maggio ci aveva fatto smattare e ci aveva bloccato su un pesantissimo 0-0 deve essere rimasto a bere Ichnusa al Poetto, azione del momentaneo pareggio a parte. In 24 minuti li stritoliamo con un 3-1 che ci va persino stretto e che diventa 4-1 a fine primo tempo, con tanto di doppietta di Oliviero, alla faccia della nove che porta male.

Tutto bello, tutto meraviglioso, che vuoi di più? Qualcuno (molti) direbbero qualcosa dal mercato. Ma intanto godiamoci tutto questo. Ne avremo di tempo per lamentarci, se proprio si dovrà.

Mi rendo conto benissimo che anche solo per motivi di distanza non tutti possono avere la possibilità e la fortuna di poter venire a San Siro, oltretutto con una capienza ridotta ad ‘appena’ 35 mila persone (amerei però ricordare che appena nel 2016-7 eravamo 16mila abbonati, mica mille anni fa). Sono però sicuro che anche i milanisti a casa davanti alla TV o al bar saranno stati felici di vedere lo stadio (semi)pieno, di sentire il boato dopo un gol, i cori, il calore della gente (a tal proposito, colgo l’occasione per salutare gli amici pensionati del bar della piazza centrale di Rosigano Marittino, provincia di Livorno, con cui ho visto Doria-Milan e che mi hanno istruito sull’uso creativo delle bestemmie nel dialetto toscano).

Perché questo è alla fine l’essenza del calcio, di una squadra. Il suo popolo, la sua gente, questo amore incondizionato e immutabile che supera tutto, sconfitte, delusioni, persino pandemie.

Siamo tornati ai nostri posti, è stata una lunga tempesta, ma ci siamo retti forte e siamo ancora qua. Pronti per attraversare quest’altro mare, quest’altro anno. Questa vita assieme.

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