Interstellar

(di Elena “Ellyzanzi” Zani)

Forse qualcuno di voi era distratto – insomma, c’era Sanremo, eccetera – però ieri sera a quest’ora si concludeva una partita di calcio giocata a Milano. Questa circostanza ci ha incuriositi, e abbiamo cercato di scoprire qualcosa di più da Elena “Ellyzanzi” Zani, che ha presenziato a questo insolito evento del quale sappiamo molto poco.
 
Bene, anche oggi non sono stramazzata facendo le scale per arrivare al secondo blu. Mi siedo sullo schienale del seggiolino, incastro bene la mascherina sul naso per non far appannare gli occhiali e mi guardo attorno.
Sono rassegnata, c’è poco da aggiungere.
Noi arriviamo con la solita rosa falcidiata da sfiga e infortuni, nel cuore ancora la rabbia per il furto epocale contro lo Spezia e negli occhi la prestazione opaca contro la gobba.
Non ho mai seguito il Milan in trasferta. Trovarsi qui oggi, in quello che è da sempre uno dei miei posti preferiti al mondo, con di fronte gente dai dubbi gusti calcistici che ti ringhia contro, fa davvero strano.
Un po’ ti dà la carica, perché sai che oggi dovrai urlare il triplo per incitare i ragazzi, ma un po’ ti dispiace (davvero esistono così tanti interisti a Milano? Seriamente?).
Oh beh, prenderemo quello che viene, cosa ci possiamo fare.
Questo mio approccio zen dura poco. Loro spingono subito forte, e quando al 10′ Dumfries la butta dentro di testa penso davvero che sia già finita. Poi dalla fila davanti sento qualcuno che urla quella che in quel momento è una delle parole più belle della lingua italiana, proprio quella che speri di sentire in quel momento. “Fuorigioco”. E in effetti il guardalinee sta sventolando la sua meravigliosa bandierina. È di nuovo 0-0, bene così. Dai che magari questo gol ci dà la scossa per iniziare a creare qualcosa.
Ma la squadra non è d’accordo. Siamo appesi ai miracoli del nostro portierone francese, che stasera mette le ali e ci salva da morte certa più volte.
Stringere i denti ragazzi, stringere i denti sempre.
Alla mezz’ora riusciamo a costruire una palla gol seria, inizio a sperare che possa succedere qualcosa di bello.
Poi un loro corner, tirato da uno che sostiene di aver giocato per noi in passato. Perisic impatta al volo e la palla è in rete. Stavolta è buono. Questa volta è sconforto vero.
Mi riprendo solo per un intervento fuori dall’area di Maignan, che mi fa vedere morte e stelle allo stesso tempo, e il primo tempo finisce così.
Passo l’intervallo a pensare che sì ero arrivata qui rassegnata, ma anche che non me lo merito. Ho fatto la brava tutta la settimana, karma perché non mi aiuti?
Inizia il secondo tempo, e sembra che qualcosa stia succedendo davvero. La palla gira di più, gira meglio, sembra che stiamo giocando con la testa un po’ più libera.
Diaz è entrato bene, ed è proprio lui che tenta un tiro dopo aver ricevuto la palla da Tonali, ma viene deviato. Il rimpallo finisce a Giroud, che la butta dentro di potenza.
È gioia vera, di quella che ti fa urlare per la liberazione, è l’incredulità di avere di fronte la Bellezza suprema.
È un’emozione così forte che tre minuti più tardi quando OlivieroBomberVero piroetta su se stesso omaggiando il suo passato da danzatore, e butta la palla di nuovo in rete, io sento il cuore scoppiare, letteralmente.
Urlo, perdo il fiato, perdo tutto. Ma vinco anche tutto: vinco gli abbracci, vinco la gioia più forte degli ultimi tempi, vinco e basta.
E da lì è apnea. Quanto manca? Ma non può fischiare la fine? Ma come 5 minuti di recupero? Ma si può sapere cosa aspetta?
I miei unici pensieri sono quelli, alternati all’Ave Maria recitata ogni volta che quelli là passano la metà campo. Quei 5 minuti di recupero sembrano durare più dei 90 precedenti, in quale razza di pianeta di “Interstellar” siamo finiti?
Negli ultimi secondi Theo si immola prendendosi un rosso giustissimo, lo applaudo ma un po’ soffro perché so che questo significherà altri secondi di agonia.
E poi Guida fischia. Ed è il suono più bello del mondo.
Ci si abbraccia ancora, si balla, si canta, si salta.
Si ringraziano questi ragazzi che non hanno mai rinunciato a lottare.
Nel viaggio di ritorno in metro c’è un silenzio irreale, interrotto solo da un paio di mugugni per un fantomatico fallo di Theo non visto dall’arbitro.
E io posso solo essere grata di avere una mascherina che nasconde il mio sorriso, che ancora non mi abbandona dopo ore.
E sarà così per giorni, me lo sento.
Ringrazio i nostri ragazzi anche per questo, grazie per avermi fatto scoppiare il cuore una volta in più.
Li ringrazio per la fatica a prendere sonno, perché appena chiudi gli occhi arriva un pensiero come una scossa elettrica “Abbiamo vinto il derby in rimonta”.
Grazie per gli sfottò, per le foto dallo spogliatoio, per i messaggi sui social che “gasano e caricano”, grazie per il video di Castillejo che cambia il colore delle luci nel tunnel di San Siro.
Semplicemente grazie di tutto ragazzi.

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