Cronache del dopobomba 4 – Milan-Inter 0-1. God’s unwanted children

7 Ottobre 2012

Milan-Merde 0-1

Vola, l’allenatore vola, e Silvio s’innamora

 

Mi hanno sempre detto che ci vuole ironia nella vita. Sante parole, dico io. Ma io ho passato 20 anni in curva e alle battutine e alle freddure da bar preferisco l’odore dei lacrimogeni.

Per questo quando l’ottimo Valeri ieri ha fischiato per sancire la fine dell’obbrobrio, non ho pensato di chi fosse la colpa della sconfitta, di chi le responsabilità o le mancanze. No. Ho pensato “Meno male”.

Meno che male che appunto, dal Novembre 2005 in curva non ci vado più, perché altrimenti ieri, senza dubbio alcuno, mi sarei beccato una diffida e la mia povera mamma sarebbe morta di crepacuore nel portarmi le arance a S.Vittore in mezzo ai pusher nordafricani coi tagli in faccia.

L’avrei presa senza fare niente di che, eh – solo che il ricordo è volato a una partita di Champions League col Deportivo La Coruña, quando un impalpabile Milan fu mandato a casa da una squadra discreta, che vantava come massimo talento quel nano bagonghi di Djalminha (avercelo noi, adesso). Alla fine di quella partita, prendendola molto sportivamente, il generoso pubblico rossonero ha fatto quello che bisognava fare, cioè scendere verso la sala stampa e l’uscita della tribuna d’onore e mandare a gran voce affanculo le menti sagaci e i portafogli stretti dietro a quella squadra mediocre (mai contestata per l’impegno, peraltro).

Sarà un caso, sarà una coincidenza, vedete voi, ma nella sessione estiva successiva arrivarono Rui Costa, Inzaghi e Pirlo (e qua il cuore sanguina). Certo, anche Javi Moreno e Mohammed Sarr, ma non stiamo qui a sottilizzare.

Ecco, per questo se dovessi scegliere un’ideale colonna sonora di questo infame derby, non potrei che celebrare il genio di una sottovalutata band italiana, i toscani Zen Circus, che con tatto ed eleganza hanno intitolato il loro sesto disco “Andate tutti affanculo”.

Un messaggio pacato che destinerei in rigoroso ordine a salire, a chi sta in campo, a chi sta in panchina, a chi sta in curva (…bravi, passate 90 minuti ad insultare Cassano. Gennaio è vicino, attendete fiduciosi), a chi soprattutto siede nelle comode poltrone di Via Turati.

Prendete le merde: hanno venduto Eto’o e Thiago Motta, dato un calcio nel culo a Julio Cesar e Maicon, ma per rimpiazzarli mica hanno preso delle comparse dalle telepromozioni dei materassi. A volte gli dice bene come con Juan Jesus e Guarin, a volte meno come Alvarez, ma un senso della dignità l’hanno conservato, un minimo.

Invece noi siamo oltre lo sbando: è inutile spendere ulteriori parole per celebrare la pochezza tecnica e di personalità di questa accozzaglia di mezzi giocatori tenuta insieme con la disperazione e il sisalvichipuò. Sono abbonato da 26 anni, ma chiamo in causa chi alla causa ha dato più di me: anche la formazione della seconda retrocessione aveva in campo gente con i piedi migliori (cito a memoria: Maldera III, Novellino, il Capitano, Romano, Buriani, l’infame riccetto Fulvio). E non sto qua a dire come il Tasso a 22 anni fosse comunque meglio di Bonera terzino.

E comunque, ho controllato, ne avevamo perse tre nelle prime sette – mica quattro, derby incluso.

Alla fine questa mattina mi rimbalzava nella testa un’altra canzone “Spero venga la guerra” dei Wretched, che quando ero poco meno che teenager incendiavano il Virus qui dietro casa mia, in Via Correggio. Diceva: “Spero venga la guerra/coi suoi orrori e con le stragi/solo allora capirai che potevi far qualcosa”. La nostra guerra, abbondantemente persa, è stata il derby, e presto verranno altre stragi (dopo la sosta siamo a Roma con la Lazie, il 17 e 25 Novembre ci aspetta la doppietta pulcinellas-gobbi, che ci stanno ancora ringraziando per lo scudo che il genio di Livorno gli ha regalato l’anno scorso).

Ma come direbbe Gramsci, che fare?

Che ci possiamo fare?

Signori miei, un beneamato cazzo.

Spero venga la guerra

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