Cronache dal dopobomba – Milan-Atalanta 0-1. Io c’ero. Io ho visto.

La logica dei film horror è che se il primo episodio vi fa cagare in mano, la successiva progressione dei sequel porta man mano allo sbadiglio, fino a poter utilizzare l’ultimo episodio di Venerdì 13 come ninna nanna per i bambini abituati a shuttare i mutherfuckers a Metal Gear Solid. Evidentemente sfugge a questa elementare regola l’Associazione Calcio Milan, che dopo aver letteralmente ammorbato per 90 minuti contro la Sampdoria, riesce pure a fare di peggio facendosi scherzare con irridente superiorità da una volenterosa Atalanta che prende un palo, ci prova e ci riprova e poi alla fine di giustezza la mette.

Ora, l’Atalanta. Questa squadra che intanto metà degli italiani nemmeno sa bene da dove venga, a noi cara soprattutto per averci gentilmente fornito “l’uomo da una sola finta, ma che finta”, ovvero Roberto Donadoni, uno che oggi se giocasse adesso manco lo vedremmo passare da Milanello perché arriverebbe rapace sul suo cammello alato qualche califfo a portarcelo via a suon di petrodollari.

L’Atalanta. Ricordi di Evair, Caniggia, del Cigno che ne infila 3 in sette minuti e fa la mossetta, i berghem che svuotano la nord giocando a Ok Corral con i blu a colpi di lancio del seggiolino. E tu dicevi dall’altra parte: cazzo, saranno carpentieri, però.

Dicevamo, l’Atalanta. E uno dice. Ma con l’Atalanta non puoi perdere in casa, dopo che le hai prese dai ciclisti. E invece, succede. La disperazione più nera, la rassegnazione, lo sconforto. Il popolo rossonero ha finito i sinonimi per tenersi per mano in questi giorni tristi. Ve la ricordate? Era il secondo verso di uno dei cori più amati della curva, l’inno delle Brigate, melodia tratta direttamente da I Morti di Reggio Emilia da cantare rigorosamente con le tre dita impegnate a fare il simbolo della P38: “Ne abbiamo prese ma non siamo viiiinti“.

Ecco, perché siccome quando lo sfacelo è tale deve essere senza se e senza ma, alla mediocrità alienante degli Acerbi, dei Constant (chi?), dei Bonera (aiuto!) si accompagna la clamorosa connivenza della Curva, ormai uno scandalo a cielo aperto che si ripete da anni e che lascia senza cuore. Ti cedono Ibra? E pazienza. Ti scippano Thiagone. E che sarà mai. Hai fatto il mercato con i soldi del Monopoli? Bisogna essere comprensivi. Lo stadio ribolle di frustrazione, ormai svuotato dalla fuga delle tessere (meno 50 mila in 20 anni), chi rimane si mangia il cappello e si strappa i capelli – e quelli fanno: “Brescia! Brescia!”.

Perché siamo gemellati e così ai berghem ci diamo fastidio. Renditi conto.

Ma che Brescia e Brescia. Qua fra un po’ tocca invocare Bresci, inteso come Gaetano. Uno che aveva le idee chiare su come risolvere i problemi.

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