Cronache dal dopobomba 16: Milan-Pulcinellas 1-1

14 aprile 2013

JFK sparato a Dallas con Jackie O che si allunga sulla macchina a raccattare pezzi di cervello del marito.
Il Risiko che si è scatenato sul cielo di Ustica quel dì.
L’Italicus. Piazza Fontana.
La coscienza di Andreotti.
Ci sono segreti segretissimi per i quali non avremo mai una risposta chiara e definitiva, ma si potrà solo andare avanti per ipotesi e dietrologie fino alla notte dei tempi.
Oggi, a questi se ne aggiunge un altro: il Faraone in panca. Contro il Napule. Nello scontro diretto che poteva significare quasi-aggancio al secondo posto. Senza Balo squalificato. Con Robinho che ormai sta scassando da mesi la minchia a Tecnocasa perchè gli trovino una casa con doppio salone, ampio parcheggio e vista sul lungo mare di Santos (esisterà? Boh. Essendo Peixe il soprannome della squadra, credo di sì).
Niente: ElSha parte in panca e Binho in campo dall’inizio. La sensazione è che al 99% i tifosi milanisti nulla sapessero. E allora vai di deduzione. “Non è nella formazione iniziale”. “E allora vedrai che non sarà stato bene e non sarà manco disponibile”. “No, invece c’è”. “E allora non è al 100%. Altro motivo NON ci puo’ essere. No?” E invece c’è: Acciuga, scopriremo poi. E’ stanco di testa, dice. Cosa? Ma te c’hai il cacciucco nel cervello, amico mio.

Nel mentre, intorno, affastagliati come statuine del Presepe in un servizio di Natale del Tg2, i napoletani.

Ora, si sa una cosa: dei gobbi puoi dire la qualunque. Che li schifi, che li useresti come crash test dummies per i test delle macchine. Che pensando a loro, anche l’Apartheid aveva il suo perché. Tutte cose sacrosante, per pietà. Ma se dici lo stesso per i pulcinellas non vale. Perché si sa, sono simpatici, allegri e colorati.

Allora: intanto, si vestono male. Mettono il borsello finto di Gucci e le felpe con le scritte grosse addosso. E soprattutto, sono rumorosi. Cacofonici. Incuranti del fatto di essere in terra nemica, esprimono un entusiasmo spesso fuori luogo e ingiustificato.
La spiegazione c’è, ovviamente. Proprio come fra i gobbi sparsi quasi nessuno arriva diretto da Torino, anche queste frange di pummarolas appartengono alla grande diaspora (ininterrotta) che ha sparso napoletani in tutto il globo terracqueo. Potrebbero fare grandi raduni come si fa con gli ex alunni di una scuola, no? Jammeja! Con il nome scritto sul petto come alle riunioni dei Testimoni di Geova. GENNARO. CIRO. DIEGARMANDO. E invece si ritrovano ad esprimere la loro partenopeititudine quando il Napule gioca in trasferta. Che gioia.

Viceversa, come sa chiunque abbia fatto più di qualche anno in curva, e soprattutto sia passato attraverso la costruttiva esperienza di andare in trasferta al San Paolo, quelli che arrivano diretti diretti da Napoli città, gli ultras insomma, col cazzo che sono sportivi che applaudono il Milan di Sacchi che vince 3 a 2. Col cazzo che sono simpatici guaglioni con la tendenza a fare un po’ troppo casino. Se ne stanno al terzo anello, arrampicati sulla transenna e ad certo punto iniziano ad accendere una torcia dopo l’altra, roba che ti viene in mente il bravo Ivan Bogdanov che a Genova faceva il cinema in quell’Italia-Serbia. Nonostante siano nativi dalla patria del bel canto e dei neomelodici, ululano senza sosta cori belluini di cui francamente non si capisce una singola parola. Va detto: massicci, sono massicci. Non ci litigherei mai per un parcheggio. Intanto, nel secondo anello, a macchia di leopardo nascono scazzi fra gruppi di pulcinellas in gita e indigeni milanisti che hanno un concetto relativo di ospitalità & tollerenza.

C’è da dire che la partita si prestava, visto che tutto è stata tranne che narcolettica. Anzi.
Un altro mistero della fede però, è perché mai una squadra che mette in campo Hamsik, Cavani, Pandev davanti, Zuniga e Maggio sulle fasce, praticamente venga qua abbottonata per strappare il punticino contro la temibile coppia d’attacco Pazzini- Robinho, invece che provare a giocarsela attaccando. Noi invece partiamo a spron battuto, anche se alla distanza, la cronica e totale mancanza di qualità lì in mezzo si fa sentire. Anche perché l’uscita del Boa e l’ingresso di Forver Niang non è che aiuti granché – tutt’altro. A questo proposito, spero un giorno di avere la possibilità di incontrare per strada Montolivo, offrirgli un gelato al gusto puffo alla Gelateria Marghera e chiedergli scusa. Scusa Monto. Travolto dalla disperazione settembrina l’avevo infamato senza sosta. Invece in pratica, fa quasi tutto lui. Imposta, recupera e chiude. Ci manca solo che la metta dentro a pochi minuti dalla fine e sarebbe ancora più evidente la spanna abbondante di scienza calcistica che lo divide dallo stormo di pedalatori che si ritrova intorno e, ieri, pure davanti. Ora: per favore, a quest’uomo l’anno prossimo, mettete vicino qualcuno che sappia cosa significa giocare a calcio. Se la viola scova dal nulla a Villarreal un Borja Valero, se il Napule si piglia Marechiaro Hamsik dai Bresà, significa che non servono per forza i fantamiliardi di euro. Che poi, se volete spenderli per prendere, che ne so, Eriksen dall’Ajax noi siamo solo che contenti.

Nel frattempo ci si accontenta di Flamini, uno che aveva scritto “pacco”, anzi “paccò” sulla fronte fino a poche settimane fa, e invece da un mese a questa parte è diventato un’iraddiddio, sembra un Gattuso che segna. Peccato per la sua tendenza suicida a pigliare cartellini, attitudine che conferma al bacio a metà secondo tempo, quando stende Zuniga senza un motivo, senza un perché, sulla loro tre quarti, quando manco stavano risalendo.
Succede, dirà poi, sono che fanno parte del calcio. Anzi, del calciò.

Eh sì Matteo bello, peccato che ci hai lasciato 10 contro 11 contro una squadra che fino ad allora non aveva la minima intenzione di romperci i coglioni e che poi, per il minimo sindacale dello sforzo, ha provato a metterla dentro, tanto che a momenti stava per incocciarla nel sette Calaiò, che io credevo fosse ancora a Siena, mentre metà dei miei amici pensava si fosse proprio ritirato dai tempi delle Guerre Puniche (forse quello è Bonazzoli). Fortuna che a fare il quarto di centrocampo se non proprio il terzino aggiunto ci fosse Il Faraone, che sarà stato non tanto in forma di testa, ma pedalare pedalava eccome, come ha sempre fatto, per altro, pure da quando si è messo a segnare di meno. E tu non me lo metti in campo? Ma te sei matto. Manco avessimo la rosa del Real Madrid che se fa giocare Benzemà c’ha in panca Higuain.

Settimana prossima andiamo a Turin, sempre senza Balo. E di sicuro senza Flamini a centrocampo.
Allegri, ci siamo capiti eh?
Non facciamo scherzi. Niente esperimenti. E soprattutto, raddoppia Pirlo, che cazzo.

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