BPM (Beats Per Matches) – Dream On aka Milan-Napoli

(di Max Bondino)

A Milano, ai margini del parco di City Life, (sull’orlo esterno, per dirla a la Star Wars) c’è un display che, isolato dalla confusione, dispensa saggezza o quantomeno pare avere una propria idea sul mondo che vede passargli a fianco. A differenza di tanti suoi colleghi che segnalano orari del tram o lavori in corso sulla metro, lui no. Ha delle cose da dire, è un vero “cartellonista”. Ogni giorno, una riflessione diversa, magari poetica, a volte sarcastica, sfoggia spesso un ottimo sense of humor. Siamo diventati amici, passo a trovarlo in bici quasi sempre. Un artista italiano (Riccardo Benassi) che vive a Berlino gli ha dato vita e accende ogni giorno quelle idee. Ultimamente me n’è rimasta impressa una che recitava: “Provare emozioni complesse significa già disobbedire”.

Beh, seguendo questa semplice formula, dopo Milan – Napoli, nella mia anima è possibile trovare un moto rivoluzionario pronto a soverchiare dittature a vostra scelta (ognuno ha la sua, non vorrei far torti a nessuno). Dovevo capirlo. La settimana di avvicinamento a questa partita aveva già disseminato tracce di quelle “emozioni complesse” suggerite dal mio socio luminoso al parco. Quella notizia, così marziale e improvvisa (seppur già discussa) dell’abbattimento ormai certo (?) di San Siro entro il 2027, mi ha fatto avvicinare allo stadio, domenica sera, accompagnato da una sensazione strana, di colpevolezza conto terzi, come quando sai che la ragazza del tuo amico lo ha tradito, lo incontri e non sai proprio se (e come) dirglielo. Mi affido così alle parole di uno dei miei poeti inglesi preferiti: Neil Tennant dei Pet Shop Boys. “Everytime I see you, something happens to me, there’s a strange reaction between you and me…my heart starts missing a beat, everytime”. Anche stasera, come sempre, il mio cuore perde un colpo quando vedo la sagoma della casa del Milan e sai che c’è? Non pensiamo a quella stronza che ti vuole buttare giù, amico mio. Divertiamoci.

La prima notizia straordinaria è che le squadre si affrontano con le rispettive prime maglie. Sono abbastanza convinto che, fondando un partito e avendo nel proprio programma come primo punto la lotta alle terze divise della Serie A, si possa andare al governo con agilità. La vera certezza è, ancora una volta, lo status di Stefano Pioli che continua ad esser più “On Fire” della Torcia Umana dei Fantastici 4. Bastano i primi dieci minuti per capire che ha azzeccato tutto anche questa volta. Orfani di Leao (ovviamente insostituibile) e giustamente preoccupati per Kvaratskhelia, rilanciamo rendendo la nostra intensità ancora più importante, Calabria gioca altissimo, nel tentativo di limitare il georgiano direttamente nella sua metà campo, trasformando la marcatura in una situazione sempre offensiva. È quello che fanno tutti i nostri, senza soluzione di continuità, il Napoli va spesso in affanno trovando tantissime difficoltà nel costruire. Al decimo, combinazione fra CDK e Tonali che crossa per la testa di Giroud, alto. Ma è un minuto dopo che inizia il nostro duello col Karma. Sono ancora De Ketelaere e Tonali a tramare bene nella loro trequarti, palla che finisce a Krunic che dal limite si inventa un passaggio epico per Giroud che praticamente dal dischetto, calcia a botta sicura, Meret sfiora appena e palla che colpisce la traversa.

Il Milan inizia a collezionare calci d’angolo, che sappiamo non essere esattamente la specialità della casa. Ecco, se proprio vogliamo trovare una roba davvero brutta in questa partita (oltre al risultato ingiusto) è questo nuovo, imbarazzante schemino che pratichiamo dalla bandierina. Due uomini posizionati, poi uno finge di tirarlo urlando a tutti: “No, scherzavo!”, si allontana lentamente e l’altro, tre secondi dopo, tira. Lo faremo per tutto il match sotto settantaduemila sguardi attoniti. Al 17esimo, Kvaratskhelia riesce a partire per la prima volta sulla sinistra costringendo Kjaer a stenderlo platealmente e prendersi l’inevitabile giallo. La stessa sorte toccherà a Calabria, al 44esimo e la loro partita finirà negli spogliatoi. Ma c’è veramente tantissimo Milan nell’aria, Bennacer è come quei laser luminosi, vedi il puntino sfrecciare ma tanto una frazione di secondo dopo non è più lì e non puoi prenderlo, mai. Al 21esimo altro colpo di testa alto di Giroud su cross di Theo. Olivier si sta regalando al nostro popolo con una voglia e una dedizione che ormai vale amore eterno da ambo le parti. Al minuto 25, altra azione meravigliosa dell’AC Milan – Campione d’Italia: CDK scarica su Theo nei pressi del vertice dell’area che gliela restituisce, palla a Krunic per poi lanciarsi nello spazio, Rade scucchiaia raffinatissimo verso il belga che al volo la rimette nell’area piccola e Giroud tenta uno scorpione da leggenda, togliendo il tiro più facile a Calabria, dietro di lui.

Passano solo due minuti e da calcio d’angolo (con annessa scenetta mutuata da Benny Hill) Bennacer la mette sulla testa di Krunic che colpisce nell’area piccola ancora a botta sicura ma Meret alza sulla traversa. Quanto Milan. Calabria vince praticamente tutti i duelli con Kvara (tranne quello che gli costerà l’ammonizione, purtroppo), Giroud domina su ogni palla spiovente, ogni movimento, ogni sponda fa ripetere a tutti: “ma che giocatore è?”. Ho trascorso sinceramente tutto il primo tempo a ripetere al mio vicino di posto: “siamo fortissimi, cazzo”. Come a volerne prendere finalmente coscienza piena e lo ripeto anche a voi, fate altrettanto, ripetetelo come esercizio, lo siamo. E state sereni, ne sono consapevoli anche i ragazzi.

Il secondo tempo inizia col Napoli che cerca di stare più alto, gli riesce nei primi cinque minuti che portano Kvaratskhelia (ora seguito da Dest) a procurarsi un rigore, chiamato dal VAR. Il tocco sul piede è abbastanza ingenuo per discuterne granché. Politano batte un rigore bruttino che finisce, rasoterra, sotto l’ascella di Mike. Non esattamente fortunatissimi, diciamo. Reagiamo immediatamente perché, lo ricordate? Repeat after me: “Siamo fortissimi, cazzo”. Saelemaekers piazza un traversone verso Theo nell’area piccola, altro colpo di testa a botta sicura che rimbalza impazzito fra Di Lorenzo e Krunic, nel più totale delirio. Escono Alexis e Rade entrano Brahim Diaz e Messias ed è proprio il brasiliano al 67esimo, pescato benissimo da De Ketelaere ad avere la palla di quello che è il suo goal, sulla sua zolla. Colpisce bene ma non angola abbastanza e Meret para, ancora. Il Napoli sta vincendo e non sa perché. Un minuto dopo ancora CDK, trovato da Brahim lascia sul campo un’altra grande giocata per Theo sulla fascia che entra in area di forza, la mette rasoterra fortissimo per il sinistro di Giroud che segna l’1-1. Si lancia sulle ginocchia con la linguaccia di fuori e dopo tre secondi l’esultanza finisce perché non basta, l’AC Milan sa di essere fortissimo, ricordate? Quattro minuti dopo è ancora Olivier a puntare l’incrocio, da fuori area, dopo l’appoggio di CDK ma finisce alta.

Lo dicono anche i Depeche Mode in “Dream On” “Paying debt to Karma, You party for a living”. Da un paio d’anni le nostre vite da milanisti sono una festa e in questo match il Karma vuole chiaramente qualcosa indietro, si è capito, dai. Al 77esimo, Simeone difende bene palla in mezzo alla nostra difesa, scarica fuori per Mario Rui e si getta dentro in attesa del cross. Fikayo, purtroppo se lo perde, l’argentino colpisce di testa e l’unica vera sbavatura di questa partita ci costa l’1-2. Provo emozioni complesse. E trasgredisco, molto, quando pochi minuti dopo su una palla dentro rasoterra di Theo, Giroud si gira, sì ma per fare un assist meraviglioso a Kalulu che, in corsa, la stampa sulla traversa a Meret battuto. Finisce con sei minuti di recupero, un assedio e diversi calci d’angolo con Maignan attaccante aggiunto.

Al fischio finale, San Siro sa che il 2027 è ancora lontano e c’è ancora tanta storia da vivere qui, su questo cemento organico di cui siamo parte. Ci spelliamo le mani per salutare la squadra, abbiamo perso ma restiamo i più forti. Repeat after me once more: siamo fortissimi, cazzo. E se proprio siete stufi della mia voce, se l’amarezza vi raggiunge, date retta a quella di Dave Gahan che sussurra “Can you feel a little love?” Scusa Dave, ma non è piccolo per niente.
E allora fatelo sapere a chi pensa che questa sconfitta possa cambiare qualcosa: Dream on, dream on. Vi piacerebbe…

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