BPM (Beat Per Matches): Milan-Udinese 4-2

(di Max Bondino)

NATALE A FERRAGOSTO

Domani è Ferragosto ma ieri era Natale: c’era il Milan a San Siro.

Milano d’estate è fuori dal tempo, non se ne avverte il peso, è come se scorresse in tutte le direzioni all’unisono, si dilata, come un torace che respira lento, esausto, riempiendo i polmoni. È il pianeta Marte coi grattacieli e le Poke House. Milano d’estate metterebbe in crisi Einstein e svariate leggi della fisica. L’unica a venire sempre rispettata è la forza d’attrazione che i raggi della mia bici esercitano nei confronti dei bimbi che corrono nei parchi. Anche oggi ne ho schivati una manciata per un soffio, piccoli elettroni impazziti che non siete altro. Scongiurati i molteplici impatti col mio nucleo è ora di controllarlo almeno un po’, il tempo. I giri in mountain bike ad agosto sono un privilegio ma ho un appuntamento con i Campioni d’Italia, non posso mica far tardi.

Se per Einstein il tempo è relativo, mentre per il meteo.it è più che altro variabile, per me si è sempre trattato di un fenomeno acustico ad esser sincero, momenti di velocità alternata scanditi da una puntina che si abbassa e si alza, contenuti fra un play ed uno stop nello shuffle dell’esistenza.
La metro lilla, nel suo sempre educativo esercizio di eguaglianza sociale ci rigurgita tutti, ancora una volta a qualche centinaio di metri dal nostro rito pagano di riferimento.
Sembriamo personaggi estrapolati da un lungomare a caso lanciati sull’asfalto come dadi di Dungeons & Dragons: improbabili bardi, guerrieri e druidi con shorts, canotte e magliette pezzate con un unico comune denominatore: la lentezza. Sì, perché Milano d’estate riesce persino ad esser lenta, per una volta. Non come una classica rock ballad, si assesta di più sulle 95 bpm Hip Hop di “Summertime”, con Jazzy Jeff a scandire il nostro incedere dinoccolato a la Fresh Prince. D’altronde è anche un modo per mettersi in mostra (“2 miles an hour, so everybody sees you”), sfiliamo, facciamoci vedere, ricordiamolo che…siamo noi, siamo noi.

Ad esser precisi, siamo 70.197 (!!!) ad intonare lo status attuale (e si spera imperituro) di Stefano Pioli prima della lettura delle formazioni. Sui maxischermi appare addirittura il testo in modalità Karaoke a chiare lettere, bianche su rosso, per agevolare anche Bob Sinclar, nel caso avesse sposato definitivamente la causa.
Piccola premessa. Ho un bruttissimo rapporto con l’Udinese a San Siro. È una squadra (moderatamente useless) che tira fuori, ogni volta, il peggio di me. Mentre scrivo queste righe sono senza voce e dai, non è mica normale il 13 di agosto alla prima di campionato ma niente, mi sgolo di elogi, devo sempre lusingarli con tutto il fiato che ho. Lo scorso anno li ho visti perder tempo nei rilanci da fondo campo al minuto numero 5 e passarne 65 per terra a giocare a Twister. A questo giro, per togliermi da quell’impasse, dopo 90 secondi, Becao (who else?) impatta uno di quei calci d’angolo belli tesi che, se saremo buoni, potremo richiedere per noi a Santa Lucia (che Tonali tanto, ci ha messo in lista) o magari ad Adlì, per i meno religiosi.

Bentornata Serie A, anche quest’anno, di quel posto in Paradiso per la mia anima ne parliamo più avanti.
Il Milan dà la sensazione di esser arrivato, come noi, un po’ downtempo a questo calcio d’inizio stagionale ma la notizia è che il pubblico non si scompone, fa letteralmente spallucce e ai ragazzi sono sufficienti poco più di 10 minuti per passare dal groove commerciale di “Summertime” al suono sporco, ruvido e incazzato dei Wu Tang Clan con Rebic nei panni di Ol’ Dirty Bastard (I’m cherry bombing shits…BOOM! Just warmin’ up a little bit, VROOM!). Al sesto, Brahim Diaz, coi suoi nuovi muscoli da galeotto annoiato, semina panico quanto basta sulla destra tirando una fiondata che Silvestri respinge nell’area piccola, Calabria, in corsa, butta più cuore che caviglie oltre l’ostacolo mancando in maniera parecchio scoordinata il tap-in, ci pensa però il simpatico Brandon Soppy (con questo nome da teen-drama di Netflix) a perder la “morra cinese dei malleloli” entrando malamente sul capitano; al VAR, per una volta non mostrano Sponge Bob e dopo 8 mesi #rigoreperilmilan strikes again.
Strikes pure Theo, spiazzando Silvestri sulla sinistra. Scommessa? (Ok, lo so che il rigorista del Milan sarà sicuramente Giroud) ma se dovesse tirarli con continuità, quest’anno mi gioco almeno 15 suoi goal in campionato.
14esimo, altra bellissima giocata di Brahim che manda a vuoto tre a caso dell’Udinese (dai, è tardi, non vado a cercare chi fossero, anche in telecronaca a volta li chiamano spesso per numero, si sa che a Udine li comprano in stock e rivendono a una velocità tale che neppure fra compagni si chiamano per nome: “Oh, hai visto il 93? Mi ha preso lo Shampoo…”), appoggio a Calabria che mette in mezzo e quell’Ol’ Dirty Bastard di Ante Rebic gira in porta con la consueta follia muscolare: “Wu Tang Clan ain’t nuthing ta fuck wit”. Li ricordate i tempi in cui quando andavamo sotto pensavamo: “Ok, è andata”?
Ma non si scherza più con questi ragazzi qui.

Rientrato dallo stadio, ora qui sul laptop mentre mi impegno per ammorbarvi, noto che praticamente da tutti gli highlights del primo tempo è sparita la giocata più maestosa ed arrogante del match di un altro membro del Clan: Pierre Kalulu che, posseduto, di botto, dalla velocità di Nesta e dalla preveggenza di Franco da Travagliato, va a vincere un 2 contro 1 mortale sbattendo la porta in faccia a Deulofeu con San Siro ad esultare come quando Kakà le metteva all’incrocio da 30 metri. Se non ve l’hanno fatto vedere, portateli in tribunale.
Abbiamo appurato che l’AC Milan ain’t nuthin ta fuck wit ma a scherzarci da soli restiamo bravini, gestendo in maniera molle ed ingenua i 4 di recupero, invece di metter il terzo in una gara ampiamente sotto controllo e spianare la strada a cambi gustosi e scenografici, aspettiamo inermi il fischio che arriva un secondo dopo il loro pareggio: cross da destra di Pereyra non esattamente a la David Beckham ma neppure Messias è esattamente Stam in marcatura su Adam Masina (chi? Il 3 dai, quello bravo a cirulla) che segna di testa, semplicemente passando di lì.

Bentornata Serie A. La mia anima è pronta a patteggiare per il soggiorno in purgatorio, mi porto da leggere.
Accadono cose, però. L’universo ci rinfresca sfogliandoci rapide sulla faccia le pagine del catalogo “Delirio 2022/2023”: ci segnano al primo minuto? E noi dopo 10 siamo in vantaggio! Pareggiate nel recupero? E noi torniamo davanti mentre il 7, il 29 e il 67 (li sto imparando, visto?) si stanno ancora allacciando le scarpe. 46esimo: Bravo Rade cambia gioco per Theo che la mette bene nell’area piccola, il 3 (quello che ha segnato il pari, su…Masina) la colpisce di nuovo di testa ma con più ignoranza, lasciando cadere il pallone sul posto e Brahim Diaz fa un goal che Pablito Rossi e Pippo Inzaghi hanno timbrato entrambi un centinaio di volte in carriera.

Fra una punizione non malvagia di Theo ed una bella giocata in area sparata alta di poco da Leao (che deve aver passato la notte a mandar screenshot della sua candidatura al Pallone d’Oro agli amici e un po’ si vede) arriva il 4-2. Ci pensa il tag team di Messias e Brahim a maltrattare Pereyra, spinto a spallate sino a fondo campo, rubandogli la palla che Diaz può rimettere in area per il sinistro in caduta di Rebic. Ante la inchioda sotto la traversa per poi esibirsi nella seconda, splendida esultanza scema di giornata. Mima con indice, medio e pollice qualcosa a metà fra il celebre trash “raffinatezza, Ventola” e il gesto del cash ma probabilmente nessuna di queste. Se ci fate caso, sul primo goal, Ante, prima porta le mani alle orecchie e un attimo dopo si succhia il pollice in stile Totti d’annata. Io ho una mia teoria. Sono come le esultanze random che mi escono giocando a Fifa. Non avendo più neuroni a sufficienza rispetto a quand’avevo vent’anni per memorizzare oltre alle skill e ai trick di gioco, anche le sequenze di tasti per le esultanze personalizzate, in quel contesto pigio spesso a caso: qualcosa di scemo e divertente, esce sempre. Ora, interviene la scienza: Rebic è più giovane di me ma i neuroni li ha belli incasinati per motivi suoi e funziona allo stesso modo: Segna e poi partono impulsi che attraversano sinapsi, un giro nel midollo spinale fino al talamo che lascia fare al cervello tutte quelle robe nonsense che noi trasformiamo in gif il giorno dopo (Piero Angela, scusami, ti ho voluto un sacco bene pure io).

Siamo 4-2 e al 70esimo San Siro saluta Charles De Ketelaere (scomparso pure lui dai principali highlights, allora ditelo). Ok, per CDK serve un paragrafo diverso. Meno idiota ma non troppo. Perché la sensazione è che questo ragazzo non lo abbiamo scoperto stasera, vederlo è stato come riabbracciare qualcuno che ci è mancato tantissimo. Da quanto non vedevate toccare la palla in quel modo nel nostro Stadio? Capire l’azione con due tempi d’anticipo. La sensazione è che prenderà un sacco di botte perché non fa mai la giocata semplice ma solo quella che illumina gli occhi, quella che svela verità che non eri capace di vedere da solo e si sa, la verità rende liberi ma inizialmente fa anche molto incazzare (specialmente i difensori). Fatto sta che dopo quei tocchi, quel disarmante lancio verso Giroud e le giocate con cui si è portato a spasso mezza Udinese ondeggiando come un windsurf in ogni zona del campo, sugli spalti abbiamo iniziato tutti a guardarci come quando la più figa del locale inizia a ballare, tutti la puntano e tu con lo sguardo fai capire che…“quella sta con me”.

Ci resta il tempo per vedere Origi giocare addirittura al fianco di Giroud in un’ostentazione di opulenza impensabile solo qualche anno fa e i minuti di recupero, onesti, quasi sufficienti a far arrivare il pullman dei cryptonerazzurri e iniziare direttamente il derby. Per la cronaca, dall’80esimo San Siro faceva la Ola.
Bentornata Serie A, scendo dal mio settore e torno alla lilla, direzione Isola per una pizzata. Rientro a casa più agile, a 108 bpm con gli Autograf e “Hold Me Back” negli auricolari, passeggiando in una serata inaspettatamente fresca e silenziosa, cantano:

Brawling through the streets
A city symphony
Plays in front me
Meetin my own expectations

Milano d’estate. Non avete idea.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.