BIG TAKEOVER, cap. XII – DERBY DI COPPITALIA XMAS EDITION

Che importa. Se dopo l’Atalanta torni a casa e per l’ennesima volta ti rifiuti di rivedere le immagini, non segui il posticipo, non guardi nulla, ti chiudi in un angolo di dolore e quando ti dicono “Ma mica sarà per il Milan, dai” rispondi “Mavaaaa figurati” e intanto bestemmi sottovoce ripensando ad un’altra partita buttata via, ad un’altra volta che ci hanno castigato alla prima occasione, a quella palla che non è entrata per tanto così, perché c’era una schiena, un polpaccio, una gamba altrui a respingerla. All’ennesima stagione insomma che poteva essere altro. E invece.

Che importa se sai già da quando è uscito il calendario che la sorte ti avrebbe riservato pure quest’ultima fatica, un derby il 27 Dicembre, una cosa che non si è mai sentita e dovrebbe essere illegale, che quando le Merde se la giocavano con il Pordenone ai rigori li hai guardati senza un minimo di speranza, perché era ovvio, scontato che dovessimo arrivarci a questa notte fatta di ansia e stomaco chiuso.

Che importa se piove e ti trovi dai cinesi fra Capecelatro e Morgantini con i tuoi e gli arabi, gli albanesi e (appunto) i cinesi ti guardano e non capiscono i visi tirati, lo sbattimento di chi vuole andare via subito, di chi invece si vuole bere un’altra birra che tanto manca una cifra, di chi è arrivato per qualche giorno da Berlino ed è riuscito ad essere qua, che il derby è il derby. Arrivi in Axum e ritrovi altre facce. Le stesse di una volta. Ne abbiamo fatta di strada assieme su un vagone di un treno o sulle vie di Milano, fermi a bere una birra sul marciapiede in Bligny, e anni dopo ci troviamo  ancora qua.

Ma infatti, che importa. Entro al Primo Blu e penso com’è strana la vita, mettersi qui dopo che mai e poi mai ci avrei solo pensato, eppure le cose cambiano, la gente pure, la vita va avanti. Inizia. Dopo, ho letto di un derby bruttino. Di gioco inesistente, di una partita noiosa. Beh, non è stato per nulla noioso l’infarto che mi è venuto quando ho visto che in porta c’era Donnarumma, L’ALTRO. Che al netto delle polemiche o del milione, credo non giocasse da Maggio una partita con la sua improbabile squadra greca che nessuno ha mai sentito. Dalla totale apprensione iniziale pian piano impariamo a fidarci: comanda la difesa, urla, esce sulle palle alte, finché fa una parata di quelle che eravamo abituati a veder fare dal fratellino problematico Gigio. Una di quelle che ti chiedi come ha fatto, di quelle che ti cambiano una partita. Alla fine per Antonio la gente canterà: “C’è solo un Donnarumma”.

Non è stato per nulla noioso il gol annullato alle Merde. Un minuto buono di nera depressione. Come al solito, la classica rete presa alla loro prima occasione, che da dove ero io sembrata una specie di fotocopia di quello che ci aveva già fatto Perisic al derby in casa l’anno scorso. E invece.

E invece teniamo, si lotta ma stiamo in campo con la testa e con il cuore, ci andiamo vicini con Jack che la spara alta di testa. Rino mette il turco e sembra che quasi abbia un senso. Azzoppano Kalinic ed entra Cutrone, accolto da un boato. Il tempo scorre, beviamo birra, occhiatacce (ma nulla più, com’è giusto che sia) alle poche Bave che hanno deciso di sedersi qua in mezzo a noi, bestemmiamo e facciamo gli scongiuri, la testa da un’altra parte ogni volta che c’è un angolo per loro, che ultimamente si sa come fa a finire. Si deve soffrire, soffriamo, ma che importa.

Che importa se poi arriva quel momento perfetto, assoluto, in cui vedi Suso che la pennella in mezzo, Patrick che si beve le statuine loro e la spara in porta. Handanovic va alla disperata ma non può nulla, la rete che si gonfia. Vorrei dire che sono impazzito e che ho abbracciato tutto e tutti. Ed è stato così. Ma DOPO. Dopo essere stato certo, anzi più che certo, che non ci fossero VAR di mezzo, omini in qualche bugigattolo a vedere e rivedere l’azione, delusioni tremende in agguato. E invece.

E invece no. Resistiamo, senza nemmeno troppa fatta fatica, seguendo il timer che indifferente scala un minuto alla volta, la calma quando si può, i campanili buttati via quando serve. Vedrai che pareggiano. Vedrai che arriviamo ai rigori. E invece.

E invece finisce che San Siro è una bolgia, Cutrone in lacrime, tutti ad abbracciare Donnarumma, Bonucci che urla sotto la curva, Rino che almeno per questa sera avrà il cuore più leggero. Finisce che tiriamo fuori questi mesi orrendi, brutti, freddi che però ci hanno portato qua, anche questa sera. Vincere il derby, vincere questo derby potrebbe cambiare tutto o forse no, forse non cambierà niente.

Ma che importa.
L’unica cosa che importa è che io, voi, tutti noi, il Milan, questa notte CE LA SIAMO MERITATA.

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