BIG TAKEOVER Cap. IV – SHORT CUT EUROPA EDITION: Milan-Rijeka 3-2

1) Io sto con gli Ippopotami. Non sei figlio di Maria se non ami Bud Spencer, non sei mio amico se ogni pretesto è buono per cagare il cazzo ad un giocatore del Milan. Non so voi, ma io in questo momento preferisco stare con l’Ippopotamo Bonucci, perché così mi è sembrato quando in modo inspiegabile si è fatto bere da uno scarto del Crotone. E’ vero, speravamo altro, e i suoi primi mesi da noi sono una specie di incubo. Però io ho lo stesso stima per un uomo che ci mette la faccia, arriva, si piglia la fascia e si sente investito del ruolo di portavoce di qualcosa di nuovo, sia che vada bene che, ahimè come finora, decisamente maluccio. Poteva andare altrove, ha scelto (in cambio di qualche metro cubo di euro, occhei) questo cantiere a cielo aperto, se ne sta assumendo rischi e responsabilità. Vedremo come andrà a finire; intanto, uno che dalla difesa si mette a fare lanci di 60-70 metri non lo vedevo da tempi immemori. Ieri nessuno pensava a fare gioco, il centrocampo era una specie di landa desolata, se non altro lui ci provava, invece di fare il passaggino all’uomo più vicino. Fateci caso, da quando ha mollato la maglia da carcerato sono tutti lì con i fucili puntati. Purtroppo, quanto fatto finora aiuta il massacro a mezzo stampa. Beh, non ci cadete anche voi. Non tanto perché non faccia bene a lui, ma perché, soprattutto, non fa bene a noi.

2) Che poi allargandola, è vero sono deluso. Ma non solo da quanto vedo in campo. Anche dai “Pretendiamo altro” “Non è accettabile” “Non hanno voglia”. Come diceva Melville nelle sue conversazioni con Walt Whitman, ma chi vi si incula. Non saranno le nostre critiche, i nostri isterismi, i tweet piccati e soprattutto dei vergognosi fischi allo stadio (sul 2-0!) ad aiutare quelli che sono in campo, a fare il bene del Milan. Del MILAN, lo capite? C’è una tendenza preoccupante del ‘tanto peggio tanto meglio’. Questi abbiamo, con questi arriveremo a Giugno. Si può cambiare l’allenatore, non i giocatori in campo, per questo voltargli le spalle non servirà a niente. La tradizione dell’essere milanista è quella di stringersi attorno alla maglia quando le cose si mettono male. Se a qualcuno viene più facile sparare a zero squittendo come poiane sociopatiche, forse ha sbagliato squadra.

3) Io con l’Auxerre non c’ero. Scusate ma avevo 12 anni, mamma e papà ancora non mi lasciavano andare al Tempio. Mi sono perso Attila appeso alla traversa o il delirio con il Waregem. San Siro ribollente di entusiasmo per un a Coppetta da cui praticamente ci hanno buttato fuori quasi subito. Però c’ero ieri. Eravamo noi e circa un sei-sette mila croati ululanti, che mi hanno sfondato i timpani cantando ininterrottamente per novanta minuti filati, show di torce incluso. Ripopoliamo subito S.Siro, già da domenica. Con la Rometta tutto, ma proprio tutto è contro di noi.

Non cambierà nulla, ma scegliete da che parte stare.

Io come sempre starò a fianco dei ragazzi con la maglia rossonera.

 

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