Big Takeover cap. XXI, Milan-Butèi 4-1

E una. Se questa stagione schizofrenica, bipolare e dissociata finisse adesso, almeno una soddisfazione me la sarei levata, almeno una. Mandare il Verona in B (che poi no, adesso che ci penso in realtà sarebbe la seconda, perché la prima è stato il derby di Coppa Italia, con Cutrone che la incrocia al volo e la piazza sotto di noi in una gelida notte di Dicembre, quando tutto sembrava andare male. Non che poi sia andata sempre benissimo eh, anzi. Ma almeno quella gioia ci ha permesso di chiudere in bellezza uno degli anni solari peggiori della nostra storia). Sì, poi sarebbero retrocessi lo stesso, era solo una formalità, ormai erano spacciati. Tutto vero. Ma chi gli ha dato il calcio in culo decisivo perché la matematica l’anno prossimo li costringa a tirare su dei bei pulmini per andare a Spezia o dai loro amici livornesi a fare le svastiche umane? Siamo stati noi, vecchi amici di mille battaglie. Questa volta è toccato a noi metterci la fascia dei pirati in testa, pronti a darvi una bella spinta mentre siete sulla passarella con gli squali sotto sorridenti, cari i miei Hellas.

Mentre eravamo al Baretto con le birrette in mano, tutti già un po’ estivi belli con le polo e gli shorts, il pensiero fisso era solo uno: niente scherzi, mandiamoli in B. Ci accontentiamo di poco, qualcuno direbbe. E invece no. Perché ascoltate queste perle di saggezza che scaglio come le torce ai tempi belli: la sopravvivenza di un popolo sta nel tramandare e nel rispettare le sue Tradizioni, quelle con la T maiuscola, tipo Natale con i tuoi Pasqua con chi vuoi o il rigore di Sheva il 28 Maggio. E per questo spero bene che i ragazzini di oggi crescano consapevoli che subito dopo le Merde e i gobbi, nella nostra scala Richter dell’odio ci sono loro, gli Hellas. Per il 1973, per il 1990. Io con questo Sacro Odio ci sono nato e cresciuto, mi ricordo da teenager come ogni volta fosse una delle partite più attese dell’anno e l’effetto che mi faceva quando qua da noi mettevano giù la pezza delle Brigate Gialloblù, quella gialla con la scritta quadra blu sbiadito, che comunque sono contento di aver visto, perché anche se nemici, hanno fatto la Storia. Mi ricordo in trasferta, la tensione sul treno e fuori dal settore, anche se la maggior parte delle volte (perlomeno dal 1991-92 in poi) non succedeva nulla e spesso e volentieri volavano mazzate con la Polìs, come in quello scontro epico nel 1997, che le foto ancora oggi sono sul desktop di centinaia di nostalgici rossoneri world wide.

Faceva caldo e si stava bene anche il 28 Aprile di circa 16 anni fa (Dio mio). Allora non lo sapevo, ma sarebbe stata la mia ultima trasferta a Verona, almeno come ultras, mettiamola così. Allora alla salvezza gli Hellas ci credevano davvero. Pronti via gol di Mutu, loro cantano che è un piacere, ma noi non ci abbattiamo. Era stato un Campionato strano, in cui di mezzo era capitato l’esonero di Terim e l’arrivo di Carletto, vivevamo quella fine di stagione con leggerezza e la speranza di qualcosa che stava crescendo, l’anno dopo sarebbero arrivati Nesta e Seedorf (…hai detto nulla) e sarebbe successo quello che sappiamo tutti. Ho rivisto le immagini di quella partita pochi giorni fa, in pratica dopo lo svantaggio siamo partiti con l’assedio, sbagliando anche un rigore con Serginho, finché a metà del secondo tempo Inzaghi la piazza con una botta al volo, 1-1. Potrebbe bastare, ma non basta. Vuoi mettere la gioia di gettarli nella disperazione? Lo chiediamo a gran voce ai nostri, e a poco meno di dieci dalla fine quello con la P all’inizio del cognome che poi è diventato amichetto dei gobbi raccoglie un filtrante di Kaladze, scarta Ferron, la mette di giustezza e viene a scalmanarsi sotto il nostro settore. 1-2. Godiamo di brutto e gli cantiamo ‘Vi mandiamo in Serie B!’, mentre loro si azzittiscono presagendo forse il fatto che non solo sarebbero scesi in B, ma a breve pure in C – tanto che ci saremmo rivisti solo una decina di anni dopo, più o meno. Ce ne torniamo a casa soddisfatti, ma anche consci che la Domenica dopo avremmo dovuto sopportare l’ormai QUASI inevitabile scudo delle Merde. Stava arrivando il 5 Maggio. Già, QUEL 5 Maggio. Ma questa è un’altra storia.

Ora, non per farci male, ma in quel Milan che ha praticamente mandato gli Hellas in B nel 2002 c’erano tra gli altri Sheva, Maldini, Serginho, appunto Inzaghi, gente che oggi ci sogniamo allegramente. In campo c’era anche lui, Rino Gattuso. Per la verità era uscito per Contra quando eravamo sotto, ma lo si vede schizzare dalla panca nel momento del pareggio. Come sempre, anche allora per lui il Milan era prima di tutto una questione di cuore. E ieri un po’ la lacrimuccia ci è scesa a tutti quando subito dopo il boato per il gol di Abate, Ignazio è andato ad abbracciarlo. Vecchi amici che tante ne hanno viste assieme e le cui strade probabilmente l’anno prossimo si separeranno. Igna, vorrei dirti che mi mancherai, ma sarei bugiardo. Cioè umanamente sì, ci mancherebbe. Però insomma, ci siamo capiti, in campo hai dato tutto per la maglia, nulla da dire, ma forse, proprio questo in realtà dice già tutto.

Sabato in campo per una bella mezz’ora abbiamo visto un sontuoso Hakan, un volenteroso Suso, un Patrick come sempre con il fuoco dentro. Basterà per costruire domani una squadra che possa avere un senso? Ovviamente no. Serve tanto, ma tanto altro. Però sono bastati alla grande per far retrocedere i i veronesi, o come amano chiamarsi fra di loro, i butèi. Con la B iniziale di Serie B, appunto. Ciao ciao.

 

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