7 anni in 100 secondi – Liverpool-Milan

Forse qualcuno leggerà queste righe con quello spirito paternalistico tipico di chi guarda la passione sportiva come misero fanatismo da sopra un ipotetico piedistallo.

E forse un po’ hanno anche ragione loro: in fondo, ma chi ce lo fa fare di vivere lo sport in questo modo?
Mettetevi nei miei panni: lunedì sera, siete arrivati da meno di 24 ore in montagna e siete nel mezzo di un trekking in Valle d’Aosta, quasi ora di cena. Ricevete una notifica e vi bloccate in mezzo al sentiero come se vi avessero staccato la corrente. Gli occhi pallati come Fantozzi alla Coppa Cobram. La vostra ragazza, ignara di tutto, vi si affianca pensando a una grana di lavoro o qualche malore in famiglia.

Tenera lei.
“Che è successo?”
“…”
“Oh!! Che succede?!”
“Sono usciti i biglietti per Anfield.”
“Ma non è dopodomani?
“Sono. Usciti. I. Biglietti. Per. Anfield.”
“Ma dobbiamo giá andare a Manchester sabato e venerdì sera abbiamo quell’impegno, lo sai.”
“Anfield Road…la prima di Champions…ad Anfield Road…”
Seguono un paio di minuti, che devono essere stati lunghi come una visita nella stanza dello Spirito e del Tempo di Dragon Ball, durante i quali ho cercato di mettere insieme un puzzle fatto di impegni lavorativi, voli, tamponi pre e post-partenza, documentazioni d’immigrazione, hotel, rientri dalla montagna, spiegazioni in famiglia, spostamenti vari e plafond delle carte di credito. Ma soprattutto, sono serviti per pormi la solita domanda di sempre:
“Vuoi DAVVERO spendere tutto quel denaro e perdere tutto quel tempo?”

Ecco, non so esattamente se questo faccia di me un immaturo o semplicemente un viziato, ma la solita domanda – anche stavolta – ha ricevuto la solita risposta:
“…Ci puoi scommettere cazzo!”

E quindi si vola giù dalla montagna che manco Oliviero Bosatelli al Tor De Geants mentre tramonta, si prende la macchina e si torna a Milano. La partita è fra meno di 48 ore e dobbiamo ancora fare TUTTO.
“Tampone per domattina prenotato, volo d’andata su Manchester troppo presto non ce la facciamo col tampone. Alle 17 su Nottingham? Si puó fare, costa anche poco. Peró noleggiamo la macchina. Amore, ma se andassimo a vedere il Notts County martedì sera? Gioca tipo in Eccellenza. Sì, forse anche andare a cena potrebbe avere senso, certo che… No? Ok, il Liverpool mercoledi e il Manchester City sabato possono bastare. Peccato peró, gli stadi in legno, il Bovril bollente fra le mani. Ok, non c’è bisogno di alzare la voce, ti sento. Torniamo giovedi da Manchester, c’è il diretto su Bergamo. Chissà se ci sarà qualche amico sul volo. Devo fare il Passenger Locator Form. Sta cosa che siamo obbligati a prenotare un tampone molecolare da settanta Sterline in Inghilterra per il secondo giorno se no non ci fanno entrare è un bel casino, vedrai quanta gente rimbalzeranno in aeroporto per sta cosa.”

(SPOILER: parecchi)
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Scolarsi un Morettone da 66 sotto la Kop ha tutto un altro sapore. Soprattutto se penso che tre giorni prima eravamo a San Siro con la mia ragazza per la sua prima partita di sempre. Ritrovarsi tre giorni dopo a vedere il Milan ad Anfield suona quasi come un triplo salto mortale con avvitamento nella tabella di marcia della sua esperienza come tifosa. Ma ehi, al c… non si comanda!
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“Il campo è sempre di un verde magnifico da queste parti. Chissá perchè le tribune sono diverse una dall’altra, avranno finito i soldi a metà. Certo che son stretti ‘sti seggiolini, sembra Ryanair. Quanto manca maledizione?”
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E poi c’è quel simbolo al centrocampo coi ragazzini intorno che lo scuotono, c’è “You’ll Never Walk Alone” con lo stadio che vibra come un diapason e poi quell’inno che mancava da così tanto tempo. E ci sono sette anni senza trasferte e senza curva e senza tantissime altre cose che un tempo erano semplicemente la normalità. E di punto te li senti tutti sulla schiena, nel petto, nella testa. Un peso troppo grande per non versarci sopra qualche lacrima. Ma siamo grandi ora, abbiamo da tempo capito che piangere è un lusso, mica una debolezza.

MILAN! MILAN! MILAN! MILAN! MILAN!
“90 minuti a questo ritmo ce ne fanno sei. Oddio, se vanno avanti così ce ne fanno sei al primo tempo. Ma come rigore?! Figurati, Salah non ne sbaglia uno dal ‘56. SEEEEEEEEEEEE DAI MIKEEE CAZZOOOO!!!! Certo che non ci fanno mai respirare, Leao praticamente fa il guardalinee. Cazzo quanto manca la curva stasera, la gente non sa manco i cori. Guarda quanto ci prendono in giro questi accanto, manco fossimo il Norwich che viene a prendere l’imbarcata domenicale. Ma se lo ricordano chi siamo? Quanto sarebbe prezioso non prenderne altre e andare a pensarci su con solo un gol sulla groppAAAAAAAAAAAAAAAAAAA AAAAAAAAAAAAAAAAAA ANTEEEEEEEEE SANTODDIOOOO ANTEEEEEEEEE ANTEEEEEEEEEE AAAAANTEEEEEEECAZZZOOOOOOOOOOO!!! FORZA LOTTA, VINCERAI, NON TI LASCEREMO MAAAAAI!!!

Al primo tiro in porta come il Bologna all’esordio di Dinho a San Siro, freddi come il sangue di un cobra come Tomasson al derby DAI CHE HAN PERSO LA BROCCA, ARREMBIAMO! GOOOOOOOOOOOOOOLLLL GOOOOOOOOOOOLLLLLLLLL GOOOOOOOOOOOOOOOOLLLLLLLL ODDDDIOOOOOOOOO CHE CAZZO STA SUCCEDENDOOOOOOOOO COSA È SUCCESSOOOOOOOO COSA È SUCCESSOOOOOOO????? AIUTOOOOOOO IMPAZZISCOOOOOOO!!! COS’È STO SILENZIO?! SONO FINITI I CORI SU ISTANBUL?! VOLEVATE SAPERE CHI SIAMO? ECCOCI QUA, SIAMO IL FOTTUTO AC MILAN DI MILANO E SIAMO TORNATI A CASA NOSTRA!!!
MILAN MILAN MILAN MILAN MILAN MILAN MILAN MILAN MILAN MILAN MILAN!!!”

…La mia ragazza ha cominciato a seguire il Milan con me dal divano, durante il lockdown, nel tentativo di comprendere la follia del tifo per poi rimanerci incagliata a sua volta. Trovarsi in un marasma simile, alla sua seconda partita di sempre, poteva essere uno spartiacque fondamentale nel suo proseguo come tifosa di calcio. Tanti avrebbero fatto un passo indietro, soprattutto dopo aver visto il proprio compagno perdere la dignitá in quel modo. Eppure, mentre il settore ospiti di Anfield per qualche minuto era il centro del mondo, anche lei deve aver provato un po’ di quello che neanche il miglior narratore saprebbe descrivere, figurarsi un ciccione piagnone impulsivo che porterebbe la ragazza a vedere l’eccellenza inglese di martedì sera.
Chiunque abbia mai profondamente amato qualcosa vive nella speranza – almeno una volta ogni tanto – che gli astri si allineino e gli regalino cento secondi come quelli che hanno chiuso il primo tempo di Anfield. Momenti dove il cuore ti esce dal petto e abbracci sconosciuti come fossero amici d’infanzia perchè sai che tu sei loro e loro sono te e sì, voi siete il Milan tanto quanto chi quei due gol li ha messi in porta. Cento secondi dove vi dimenticate di quanti soldi e sbattimenti vi è costato essere lì. E quanti altri problemi la vita vi ripresenterà davanti al vostro ritorno.

In quei momenti, tutto il resto è solo paesaggio.

E se anche il risultato finale dirà che la strada per tornare davvero a casa è ancora parecchio lunga, questo non toglie che ci si possa sempre godere il percorso. Aspettando, pazientemente, che gli astri tornino ad allinearsi ancora una volta.

(di Federico Dask)

 

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