Rise Above, cap. XVI – Milan-Bologna 3-0

Ed è stato a quel punto che Gianni splendido meraviglioso epico con la sua maglia a righine strette rossonere si è fatto avanti e ha fatto segno che tutti dovevamo ascoltarlo, perché sennò Milan-Bologna non sarebbe mai iniziata. Lui lì, in mezzo al campo con il Numero Dieci addosso a quelle spalle su cui per anni si era caricato una squadra sconclusionata e spesso alla deriva, che appena due campionati prima aveva praticamente salvato da solo. Lui, solo Lui, in quel San Siro traboccante d’amore ha preso il microfono in mano e ha invitato tutti a liberare la parte bassa del Secondo Anello. E noi commossi ed emozionati l’abbiamo ascoltato, sventolando le bandiere che tenevamo nascoste da quel giorno a Verona. Applausi, lacrime, Happy Ending.
Bello eh? Io però nel 1979 non c’ero allo Stadio, avevo sei anni e mi ricordo solo che mio padre mi aveva permesso di mangiare davanti alla Tv per vedere il Milan di Rivera che vinceva la Stella.
 
No, occhei. Non è stato un Milan-Bologna così importante per la nostra storia. Non esageriamo. Diciamo che ha chiuso un capitoletto, nessuno scudo, nessuna stella. Solo l’ultimo posto disponibile in classe economica per andare a giocare un preliminare da qualche parte in Uzbekistan o in Lituania. Ma tu che deridi la gioia di un popolo, cosa ne sai di cosa sia la speranza? Quella che negli ultimi quattro anni ci è stata negata a botte di “Siamo a posto cosi’’ , “Se non esce nessuno non entra nessuno”, o “I giorni del Condor”? La speranza di quei 40mila abbondanti che sull’1-0 festeggiavano e cantavano come ai tempi belli, che a momenti ci scappava pure la ola. Cantavamo a squarciagola “Forza lotta vincerai, non ti lasceremo mai” ed era una vera liberazione, perché noi non li lasceremo mai, questo è poco ma sicuro, ma in quanto a vincere ultimamente non se ne parlava proprio.
 
A renderci un filo nervosi, il fatto che dopo aver pareggiato con Crotone e Pescara e perso con l’Empoli, eravamo stati capaci di mettere insieme un primo tempo di un’inutilità totale, il tutto conto un Bologna così arrendevole che ci mancava solo si mettesse a pancia all’aria per farsi fare i grattini come fa il vostro cane Ciappi quando tornate a casa la sera. Invece nulla, niente di niente, a parte una palla sbananata in modo ignobile da un Lapadula in piena sindrome da “Vorrei ma non posso”. Che poi era la definizione della nostra frustrazione. Pestavamo i piedi contro i sedili ululando al cielo: “Perché, perché siete così scarsi, Santa Madonna”. Insomma, un’oretta abbondante di mal di vivere spazzato via da un’illuminazione copernicana di Mati Fernandez buttata dentro di precisione da Ciccio Deloufeu, uno che se prima eravamo convinti fosse un fenomeno, adesso siamo più da “Mmmmm, non so”.
Intanto però nel dubbio l’ha messa.
 
Che voglio dire, adesso puoi ammetterlo: ti ha detto culo, eh Vincenzino? Perché alla fine, siamo quasi tutti d’accordo che sia giusto concedergli una squadra decente e vedere cosa sa combinare. Però la clessidra della credibilità aveva iniziato ad girare al contrario, raggiungendo il minimo storico al momento del cambio Bacca-Honda. Non tanto per aver levato lo smarrito Carlitos, ormai pronto a fare la controfigura di un ectoplasma nella versione macarena di Ghostbusters, quanto per aver estratto fuori dal cilindro uno che il campo quest’anno l’ha visto con il binocolo, oltretutto alla sua ultimissima apparizione in un San Siro che non l’ha mai amato troppo.
 
E invece il Keisuke tirava fuori una deontologia professionale che manco l’amministratore delegato della Toyota e illuminava San Siro con una punizia al bacio, decisiva per sotterrare definitivamente un Bologna mentalmente già su un pedalò a Viserbella di Rimini. Ci rilassavamo tutti con un “Ooohhhh” collettivo, iniziando a smanettare su Expedia per vedere a quanto stanno i voli a fine Luglio. Non sarà stato un ritorno in grande stile e neppure grazie ad uno spareggio epico come quello contro il Doria nel 1987, ma la volevamo maledettamente questa Europa, almeno per non avere la sensazione di aver buttato via l’ennesimo anno da dimenticare.
 
Invece alla fine di tutto, dopo tutti questi lunghi mesi, ci portiamo dentro Gigio che vola a Doha e ci fa alzare la coppetta in faccia ai gobbi, Zapatone che al 97esimo da’ un senso alla sua insulsa storia milanista ammutolendo le Merde, Vincenzella portato in trionfo manco avessimo vinto lo scudo. Ci rimane questa nuova maglia bellissima come da anni non la vedevamo, tanto che fa venire gli occhi lucidi solo a guardarla. Ci rimane la manina per fare ciao ciao, quella che abbiamo sventolato per salutare Silvione e Cravatta Gialla prima, e adesso per una sequela di giocatori che in un misto di sentito ringraziamento, riconoscimento professionale e sollievo, ci auguriamo caldamente di non rivedere più al ritiro di inizio luglio.
 
Ci rimane quella voglia di tornare finalmente a giocarcela, ci rimangono quelle facce da Milan che ci portiamo dietro che ci fanno sentire belli, sicuramente più belli di tutti voi poveracci che non sapete quanto sia bello amare il Milan.

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