Vedi Cagliari e poi muori

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Per generazioni di milanisti, il nome dell’arbitro Alberto Michelotti di Parma suscita ancora oggi gli stessi effetti che il nome di Frau Blucher provocava ai poveri cavalli di casa Frankenstein. Sudore, nervosismo, nitriti scomposti e il ricordo della più grande polemica arbitrale mai scoppiata negli anni ’70. Attori protagonisti: Gianni Rivera, il designatore Giulio Campanati e naturalmente la solita Juventus. Attore non protagonista ma con un ruolo decisivo nella vicenda, il Cagliari di Gigi Riva.

Siamo dunque alla 21° giornata del campionato 1971-72 e la classifica è la seguente: Juve 29, Milan e Torino 27, Cagliari e Fiorentina 26. Tensione già altina per quel che è successo due settimane prima in Juve-Milan: Concetto Lo Bello, il Principe degli Arbitri, l’Irreprensibile Lo Bello, l’Infallibile Lo Bello ci ha negato un rigore solare sullo 0-1, per netto fallo di Morini su Bigon (la Juve pareggerà a dieci minuti dalla fine). Tutto questo nel giorno della sua 300° presenza in serie A, festeggiata con abbondanti libagioni a fine partita con tanto di champagne offerto da Boniperti*. A sera, incredibile a dirsi, l’Incorruttibile Lo Bello si è presentato di persona negli studi della Domenica Sportiva e davanti alla moviola di Carlo Sassi ha ammesso la propria colpa con aria contrita, unendo al danno la beffa della sottile presa per i fondelli.

Si va dunque a Cagliari e Nereo Rocco, in un empito di baldanza, butta dentro dall’inizio una specie di tridente ante-litteram: Villa-Rivera-Prati. L’inizio è rovinoso: dopo sei minuti Cudicini respinge male una legnata di Gigi Riva su punizione e Gori è il più lesto di tutti a mettere in rete. Cinque minuti dopo si fa pure male Schnellinger, che viene subito sostituito da Vincenzo “Ciccillo” Zazzaro, meteora anni ’70 che qualche critico con parecchi grappini in corpo aveva definito una volta “il nuovo Rivera”. Il Bologna va in vantaggio in casa Juve e l’inattesa notizia incendia la partita: azioni da una parte e dall’altra, con un grande Rivera che guida la carica e un Cagliari che spreca molto in contropiede; poco dopo la mezz’ora Bigon timbra il palo su punizione. Il meritato pareggio arriva all’inizio del secondo tempo con un tiro sotto misura di Bigon dopo un corner e una grave dormita della difesa sarda. Il pareggio scalda ulteriormente il match, definitivamente bellissimo: Albertosi sventa un tiro di Prati che varrebbe il 2-1, ma d’altra parte Cudicini è strepitoso su una gran conclusione di Riva. Il Milan cala un attimo e Nené scheggia un altro palo da fuori area. Si va verso un pareggio giusto e tutto sommato prezioso, anche se la Juve ha ribaltato il risultato. Invece, il fattaccio.

Al minuto 86 Riva riceve palla spalle alla porta, un metro dentro l’area di rigore, e tenta il sombrero su Anquilletti che gli sta dietro. I due giocatori sono molto vicini e quando la palla picchia sul braccio del difensore rossonero, peraltro attaccato al corpo, l’involontarietà della cosa sembra lampante. Invece Michelotti va dritto sul dischetto, senza la minima incertezza, subito circondato dai milanisti furenti (Sogliano si fa ammonire e verrà espulso pochi minuti dopo). Riva trasforma con la consueta stangata centrale e la partita si conclude qui.
Più interessante è il post. Il primo a parlare è Nereo Rocco, paonazzo in volto, costretto a un grande sforzo di diplomazia – qualità di cui il Paròn non era esattamente il primo produttore mondiale: “Non commento, non voglio pagare multe“. Ma alle sue spalle incalza Gianni Rivera, che ha già iniziato a scaldare la erre e, una volta sul pullman verso l’aeroporto di Elmas, la mette subito giù liscia con il primo giornalista che gli passa davanti: “Queste cose alla Juve non succedono. Finché dura Campanati, non c’è niente da fare. Scudetti non ne vinciamo. Avevo previsto che ci avrebbero inculati nella partita di Torino, ed è andata così”. Il golden boy è un fiume in piena: “Sono disposto ad andare fino alla Corte Costituzionale, perché ciò che dico è vero: per vincere lo scudetto dovremmo avere almeno nove punti di vantaggio a metà campionato. E’ il terzo campionato che ci fregano in questo modo. Pensate che l’arbitro in campo ha detto che non gliene fregava niente, dei nostri sacrifici. Guardatemi, sono sereno: non è l’ira che mi spinge a dire queste cose, ma così mi passa la voglia di giocare a calcio. Oggi l’arbitro ci rideva in faccia, ha inventato ottanta punizioni dal limite. Gli stessi giocatori del Cagliari dicevano che era una vergogna tirare un rigore così. I casi sono due: o mi sono inventato tutto e allora mi squalificano a vita, oppure riconoscono di avere sbagliato e bisogna cambiare, sostituire chi non è all’altezza del compito“.

Gianni si sbaglia. I casi sono tre, e il terzo caso è squisitamente italiano: una via di mezzo che consiste nella squalifica di Rivera ma solo fino a fine campionato, nonostante i tentativi del capitano – sicuramente imbeccato dai piani alti della società – di ritrattare in seconda sede, di dire che non stava accusando Campanati di disonestà, ma di semplice incapacità. Lo stesso giorno di Cagliari-Milan, d’altra parte, il Torino era uscito sconfitto per 2-1 dal campo della Sampdoria, anche a causa di una clamorosa svista dell’arbitro Barbaresco che a sei minuti dalla fine non aveva notato che il colpo di testa di Agroppi aveva superato completamente la linea di porta (ironia della sorte, a salvare oltre la linea era stato il difensore blucerchiato Marcello Lippi). La Juve vincerà lo scudetto all’ultima giornata, con un punto di vantaggio su Milan e Torino. A fine stagione Campanati lascerà il ruolo di designatore e verrà promosso Presidente dell’Associazione Italiana Arbitri.

* dalla Stampa del 21 febbraio 1972 che potete scaricare anche qui sotto, trascriviamo testualmente dall’intervista di Rino Cacioppo all’arbitro Lo Bello:

«E’ vero che aspetta la promozione in A di suo figlio Rosario?
“No”
Perché?
“Rosario chissà quando ci arriverà in serie A”
Arbitra male?
“Per molti esperti arbitra meglio di me, ma dato che è figlio di Lo Bello chissà quando lo promuoveranno”»

Siccome siete milanisti, non c’è bisogno di spiegarvi chi sia Rosario Lo Bello.

La Stampa del 21 febbraio 1972

 

CAGLIARI: Albertosi, Martiradonna, Poletti, Cera, Niccolai, Tomasini, Domenghini, Nené, Gori (74′ Vitali), Brugnera, Riva – All.: Scopigno

MILAN: Cudicini, Anquilletti, Zignoli, Rosato, Schnellinger (11′ Zazzaro), Sogliano, Bigon, Benetti, Villa, Rivera, Prati – All.: Rocco

Arbitro
: Michelotti

Reti: 6′ Gori, 47′ Bigon (M), 87′ rig. Riva

 

11 Comments

on “Vedi Cagliari e poi muori
11 Comments on “Vedi Cagliari e poi muori
  1. Evvabbè. Si parlava di Cagliari, vero? Si può dire che Josè Mourinho in confronto era un esternatore posato e riflessivo? A titolo di discolpa posso dire che tra una quindicina d’anni nascerà il Giuseppe Pastore che nel 2042 scriverà un pezzo fantasmagorico sul gol di Muntari. Dal momento che non avrà alcuna memoria della pletora di rigori coi quali saremmo arrivati avanti di 10 punti a quella gara (in cui abbiamo segnato due gol). Avete già scritto che l’1-1 era bugiardissimo l’altro giorno. Sabbia sulla clessidra del tempo. Avete passato due volte la metà campo nel secondo tempo, e fatto due tiri in porta in tutta la partita, con tutto che in porta Nocerino ce lo abbiamo pura messo noi. I dominatori. Ma ok, va bene lo stesso. La Verità rompe gli argini, prima o poi. Il tempo è dalla vostra.

    • Proprio perché si parla di vecchi Cagliari-Milan (e non solamente di Cagliari), non si capisce bene il senso del tuo intervento. Ma sei juventino, quindi ci limiteremo a scuotere meccanicamente il capo dall’alto in basso 😀

    • (quanto all’off-topic su Milan-Juve, ripetiamo quel che abbiamo scritto tante volte: dateci il 2-0 al 25′ p.t. su una Juve a quel punto in bambola che deve resistere fino all’intervallo, e poi ne riparliamo)

  2. La Juve in bambola aveva ballato a tal punto che avete fatto un gol su nostro assist e un secondo gol su rimpallo da calcio d’angolo. Forse non ti ricordi. Giocavate in modo penoso, e senza Ibra, come hai del resto riconosciuto nell’altro articolo, davanti eravate zero. E arrivare all’intervallo, dal momento che eravate già mezzi scoppiati, tanto che nel secondo tempo vi siete messi in un cantuccio aspettando il 90, non era affatto difficile. Avevamo ripreso due gol a una squadra molto più pericolosa e forte due mesi prima. Comunque , visto che si vuole radicalizzare, e visto che si fanno uscire frasi a casaccio, per me va bene. Non è che non son capace. Fateci il secondo gol. Vinciamo 2 a 4. Il favore ci ha messo il braccino. Anzi no, abbiamo rinunciato a fare l’1-2, dopo il pareggio, solo per limitare le polemiche.

  3. E qui chiudo. Chiamare off-topic Milan Juve in questo sito, Gippu, per quanto involontaria, è una delle migliori battute che fai uscire da parecchio… 🙂

  4. “della pletora di rigori coi quali saremmo arrivati avanti di 10 punti”. Mille! Direbbe l’Ingegner Cane. Ah, e vista la freddezza e la precisione chirurgica di Vidal e Pirlo dal dischetto, mi sa che i millemila punti in più che ti immagini sarebbero stati vari -3 al Fantacalcio.

  5. (Per correttezza d’informazione, la pletora di rigori con cui la Juve sarebbe arrivata con 10 punti di vantaggio a quella partita si riduce a un paio di rigori che avrebbero inciso sul punteggio, quelli col Siena e col Parma nelle due partite terminate 0-0. Pure, il sempre obiettivo Federico dimentica il rigore negato al Chievo in Chievo-Juve 0-0, il gol bizzarramente concesso a Vucinic in Juve-Bologna 1-1 e i due rigori negati al Cagliari in Juve-Cagliari 1-1 dall’arbitro Guida – quello di Juve-Genoa, si vede che non se l’era sentita neanche quel giorno)

  6. Naturalmente il computo è fantasioso. Tutta la stagione, tolto il primo tempo con voi e due o tre estemporanee leccate di culo a campionato chiuso, fu una successione di arbitraggi impresentabili e grosso modo monodirezionali, e non solo sui rigori. O per meglio dire, arbitraggi perfetti. Aspetto il giorno di farmi spiegare l’obiettività dai milanisti. Mi ricordo ancora che aveste lo stomaco di chiedere il rigore sul contatto Cafu Zambrotta. Ho letto con questi occhi commenti sulla “simulazione” di Del Piero dopo il contatto (fuori area, di un paio di cm) con Papastatopulos. Che potrei per parte mia pareggiare solo dicendo che quello di Muntari non è entrato. Quello è l’equilibrio. Purtroppo l’antijuventinità, per come la vedo io, è una malattia. Certo, gli effetti sono pressoché tutti positivi. Si ottengono un sacco di amici, per prima cosa. Ma il principio di realtà è un altra cosa.

  7. Ho visto Juventini…..che voi umani……non potete neanche immaginare (per mancanza di obbiettività e competenza calcistica), ma essi sono nulla di fronte alla maestosità del signor Federico Angelini.
    La sequenza dei suoi interventi mi ha provocato più brividi lungo la schiena dei giorni della merla.

  8. Il computo è fantasioso naturalmente, quindi non si vede perché reclamare punti in più a casaccio. Ad ogni modo, giuro che non mi viene in mente assolutamente alcun episodio sospetto che coinvolga Del Piero e Papastathopoulos (al limite un tuffone di Zalayeta su cui – ohibò – Paparesta fischiò prontamente calcio di rigore).

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