Spot the difference

(di Max Bondino)

Scrivo queste righe nel tardo pomeriggio di Lunedì 18 Luglio, la clip che celebra il rinnovo di Zlatan è stata pubblicata da poco più di mezz’ora. L’ho già rivista e linkata decine di volte, modulando innumerevoli “Dai, ca**o” come il miglior Renè Ferretti ad ogni “play again”. Ma non è questo il punto. Non lo è neppure il fatto che alla voglia di tornare a San Siro (nuovamente con un abbonamento in tasca, finally) si sia affiancata con violenza la scimmia di esserci a gennaio, quando Ibra si alzerà probabilmente ancora una volta dalla panca, farà scrocchiare mani e collo e spalancherà la mascella per divorare il ruggito di uno stadio che, anche da Campione d’Italia, alza i decibel oltre ogni soglia consentita sempre e solo per lui.
Ecco, questo è il punto.
Da anni, ciò che accade allo stadio quando Ibra tocca palla, si scalda a bordo campo o viene inquadrato sul maxischermo in borghese con un giubbotto di pelle nero, sfugge alla dimensione del tifo, rientra nei fenomeni naturali come le raffiche di vento, la pioggia improvvisa o quei mini tornado che tanto vanno di moda, ultimamente. Hai il netto presentimento di essere parte di qualcosa che non può essere controllato, al quale ti devi arrendere, quel tipo di disarmo che si prova solo davanti all’amore, o a sentimenti in stretta parentela.
Il video dedicato all’ennesima firma di Ibra dura 3 minuti e 42. Nell’era dei contenuti da un minuto e poi “continua a guardare”, della soglia di attenzione che sui social sta sotto i 15 secondi, l’acMilan gli dedica una clip che dura all’incirca quanto Fragile di Sting. Can you spot the difference? La vedete tutta la differenza del mondo fra noi e gli altri?
Perché se spendo soldi, tempo, se mi incazzo, soffro, se andrò a San Siro con 40 gradi e a meno 5…è per questa roba qui: per emozionarmi, vivere storie e poterne raccontare qualcuna. Chi ancora sottovaluta l’importanza di Zlatan per questa squadra è ovviamente un imbecille – ma non parlo dell’impatto emotivo che continuerà ad avere, dei pochi o tanti goal che gli vedremo segnare o delle giocate solo sue, che il calcio finirà di vedere il giorno in cui lui appenderà la sua follia al chiodo.
Parlo di un’altra cosa. Della conferma che la mia squadra investe anche nell’arte, nel gusto del racconto, in un finale ancora più bello, nei desideri; ci regala l’emozione di una nuova attesa, dell’appuntamento in cui la persona che vi fa battere il cuore si fa attendere ma ragazzi, quando arriva… Vi ricordate come ci si sente mentre cammina verso di voi?
Quel momento, fa tutta la differenza del mondo.

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