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CALCIO:VITTORIE E POTERE, MILAN BERLUSCONI COMPIE 25 ANNI

Ci vediamo tutti lì, sempre davanti al cancello: stessa storia, stesso posto, stesso bar. E’ di nuovo il primo giorno di scuola e iniziano a essere parecchi – le annate si confondono, i ricordi sbiadiscono, le facce nuove ingannano, tanto che Boateng visto da vicino ormai sembra proprio Ibou Ba. Prima che torni a suonare la campanella, forse è meglio ricapitolare.

18 luglio 1986. L’era del cinghiale bianco inizia in circostanze indimenticabili. Andiamo a braccio: la pioggia, Cesare Cadeo, Zuzzurro e Gaspare, la Cavalcata delle Valchirie, tre elicotteri che planano sull’Arena. L’unico a rimanere vezzosamente nell’ombra è proprio Silvio Berlusconi, 49 anni, che lascia la scena a tutta la squadra allenata da Nils Liedholm, il Barone che ha già intuito splendori e miserie del Cavaliere (“E’ molto bravo, capisce di calcio. E’ stato allenatore di Edilnord“). Grandezza e purissimo Kitsch anni ’80, quando Milano è davvero l’ombelico del mondo.

20 luglio 1991. E’ appena finita l’era Sacchi ma non è certo il caso di stracciarsi le vesti: è un Milan florido, che ha chiuso la precedente stagione – la prima dal 1987-88 senza trofei – con un attivo di 6 miliardi. Intuendo l’aria di rinnovamento, Berlusconi torna in prima linea. Le luci di Marsiglia? “Un errore di gruppo, l’unico“. Al posto di Arrigo c’è il semi-debuttante Capello, allenatore senza pedigree, ma Silvione non fa molto per conferirgli autorevolezza: “Certamente parerò di calcio con lui. Perché dovrei mettere in soffitta la mia capacità di analisi?“.

19 luglio 1993: saltato l’appuntamento nel 1992 (il raduno era il giorno dopo la morte di Paolo Borsellino, meglio evitare passerelle), Berlusconi ritorna a motteggiare l’anno dopo, nella prima estate post-olandesi. Salutato da appena 500 tifosi, il Cavaliere non firma autografi, facendo eccezione solo per un ragazzo “con la erre moscia come Papin“. La perla dell’anno è di quelle che si fanno ricordare: “Raducioiu e Laudrup sono i fantasisti ideali per un Milan-spettacolo“.

20 luglio 1995. Nel 1994, pensate, Berlusconi è capo del Governo, e perciò passa la mano. Si rifà con gli interessi l’anno dopo, quando tutti si aspettano la presentazione del nuovo arrivato Divin Codino che però viene completamente soggiogato dalla verve del Cavaliere. “Mi innamorai di Baggio quando gli vidi tranciare il campo con un passaggio che mandò il suo compagno davanti al portiere. Mi dissi che quel giocatore valeva San Siro“. Spaesato dall’incontinenza del Padrone, Roby si limita a commentare: “Che personaggio simpatico“. Ma Berlusconi intravede un grande avvenire anche per Paulo Futre: “In Spagna quando l’ho visto giocare mi ha convinto di essere un grande. In questo Milan ci sarà posto anche per lui“. Infine, costretto in coppa Uefa dopo la sconfitta con l’Ajax al Prater di Vienna, avanza una proposta: “Abbiamo vinto la Coppa Campioni così tante volte che meriteremmo di giocarla ogni anno“.

16 luglio 1997. Nel primo anno senza Baresi (omaggiato col ritiro della maglia numero 6) Berlusconi torna a Milanello per salutare il grande ritorno del figliol prodigo Capello, “che non è una minestra riscaldata, bensì caviale“. Osannato dalla folla che fischia Galliani, straparla: “Il Milan ha qualcosa di diverso, è un esempio, un modello anche per le nostre battaglie di libertà e democrazia“. Ronaldo all’Inter? “L’anno scorso Capello ha vinto il titolo con il Real anche se Ronaldo ce l’aveva il Barcellona“. E poi una chiosa da scolpire nel marmo: “Kluivert, Ziege, Bogarde: più li guardo, più mi fido“.

15 luglio 1998. Come sempre, quando le cose vanno male, Berlusconi se ne sta acquattato e marca visita, pur non perdendo occasione per incolpare qualcun altro. “Hanno venduto Desailly senza dirmelo, l’hanno ceduto prima dei Mondiali a 14 miliardi e ora ne vale 30“. Benvenuto Zaccheroni.

4 luglio 2000. E’ il raduno più famoso: quello in cui un Berlusconi al culmine delle sue bislacche convinzioni sul calcio spara a zero addirittura sul ct della Nazionale Dino Zoff, che la sera prima ha beffardamente perso all’ultimo secondo la finale dell’Europeo contro la Francia (ricordate? Gli errori di Del Piero, il pareggio di Wiltord, il golden gol di Trezeguet…). “Nella finale di ieri è stato indegno: si è comportato come l’ultimo dei dilettanti“. Poi rompe gli argini: “Mi sono indignato. Si poteva e bisognava vincere.I problemi riguardano la conduzione della squadra: non si può lasciare la fonte del gioco, Zidane, sempre libero. Era una cosa che anche un dilettante avrebbe visto“. Nessuno dei presenti gli fa notare che Zidane ha giocato una delle finali più anonime della sua carriera e questo è troppo anche per un galantuomo come Zoff, che non aspetta neanche quarantott’ore per prendere cappello: “Non accetto lezioni di dignità dal signor Berlusconi“. Amen.

23 luglio 2007. Passano sette anni prima di rivederlo ai nastri di partenza, complice anche il quinquennale governo 2001-2006 che gli riempie le giornate. Tornato all’opposizione, sempre sensibile ai bagni di folla, Berlusconi si ripresenta all’uscio portando in processione la Champions vinta ad Atene. I tifosi invocano Ronaldinho (stolti!) ma lui nicchia: “Il grande acquisto ce l’abbiamo già e si chiama Ronaldo“, che di lì a poco inaugurerà la tournée “Come spaccarsi in 101 modi diversi”. La perla: “Nessun presidente ci porterà mai via Kakà. E’ un giocatore simbolo del Milan che non si tocca. Non ce lo porteranno mai via“. Pillola finale: “Occhio a Gourcuff: il suo è un futuro assoluto“.

6 luglio 2009. Ovviamente Kakà viene venduto al Real nel giro di due anni (non un cattivo affare), e per il nuovo Milan de-ancelottizzato, felicemente schiavo del 4-2-fantasia di Leonardo, Berlusconi passa la mano, costretto a presenziare a una conferenza stampa a Roma insieme al premier cinese Hu Jintao. Però non rinuncia a farsi sentire dalle colonne della Gazzetta. Cogliamo fior da fiore: “Leonardo è l’uomo giusto per aprire un nuovo ciclo“, “La nostra rosa resta formidabile“, “Siamo più forti dell’Inter!” (che vincerà il triplete).

20 luglio 2010. Nel giorno della laurea triennale in filosofia di Barbarella Berlusconi ad appena 26 anni, all’Università San Raffaele dell’amico Don Verzé, Berlusconi alza lo scudo: “Non si può vincere sempre“. Fuori i tifosi contestano un mercato gramo. Per la prima volta trapela l’ipotesi della cessione: “Se si presentasse un gruppo con una vera passione per questa squadra e fosse disposto a mettere ciò che ho messo, io non mi sottrarrei“. Oramai Silvio sembra più intenzionato a comprare opere d’arte (!), il che suscita l’ironia dei “Milanisti Non Evoluti” riuniti fuori da Milanello: “Una volta compravi Baggio, oggi solo Caravaggio“. I pochi nuovi arrivi vengono però presentati con i soliti toni immaginifici: “Yepes? E’ bravo e anche bellissimo e farà innamorare le tifose. Papastathopoulos, poi, ha annullato il famoso Messi“. Boutade irricevibili: “Ronaldinho è il più grande giocatore del Milan di tutti i tempi“. Silvio rimedierà in extremis, allargando i cordoni della borsa per portare a casa Ibrahimovic, Robinho e Boateng nel corso dell’ultima settimana.

Saltati per vari motivi gli ultimi due raduni (nel 2011 disertò per la morte di un soldato italiano in Afghanistan, nel 2012 semplicemente intuì l’atmosfera pesante e preferì rimanere a casa), Berlusconi torna oggi a Milanello e, se parlerà, promette di elargire grandi verità su Poli, Honda e Saponara. Lo seguiremo in diretta Twitter nel pomeriggio. Stay tuned.

3 Comments

on “Ricominciamo
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    • Hai ragione Lapinsù, anch’io ricordavo vagamente la dichiarazione ma non ne ho trovate grosse tracce sui motori di ricerca.

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