Racconto di Natale

barimilan25dicembre

In 113 anni di storia, solo una volta il Milan ha giocato una partita ufficiale il giorno di Natale. E’ accaduto nel 1960 e, ad onta dello spirito natalizio che sicuramente doveva imperversare anche all’epoca, fu una partita brutta, sporca e cattiva, giocata a Bari e terminata con uno squallido 0-0 e ben pochi salamelecchi e gentilezze tra i 22 in campo. Scriverà per esempio il Corriere dello Sport, mai un fervente simpatizzante degli squadroni del Nord: “Il Milan si è comportato come una qualsiasi squadra di provincia, soprattutto per quanto riguarda ostruzionismo, rudezze ed altri falli che non figurano nemmeno nel ricco campionario del Padova” (sì, all’epoca il Padova di Nereo Rocco era la squadra babau della serie A, i picchiatori-falegnami-spaccagambe per eccellenza, una specie di Guerrieri della Notte del campionato italiano).

Dopo aver rivolto un pensiero grato ai 18 mila spettatori baresi che abbandonarono con forte anticipo il pranzo di Natale per andare allo stadio (e vi assicuriamo che a quelle latitudini è un sacrificio immane, con la nonna che la prenderebbe meglio se la pugnalaste alle spalle a tarda notte), caliamoci da bravi cronisti nell’atmosfera dell’epoca. Il boom è alle porte ma il 1960 è stato un anno piuttosto turbolento per l’Italia, con la buia parentesi del breve governo presieduto da Fernando Tambroni che si era retto con l’appoggio esterno dell’MSI. Proprio il fatto che i fascisti collaborassero a governare il Paese era stato visto come un oltraggio intollerabile (altri tempi) che aveva scatenato parecchie mobilitazioni di piazza, la più sanguinosa delle quali andata in scena in luglio a Reggio Emilia: Tambroni aveva dato libertà di fuoco a polizia e carabinieri e quelli ovviamente non se l’erano fatto ripetere due volte, lasciando sul selciato cinque operai, i famosi “morti di Reggio Emilia“, che saranno omaggiati da una canzone popolare che, opportunamente modificata, diventerà inno delle future Brigate Rossonere.
Nonostante ciò, sui giornali dell’epoca regna un’atmosfera serena e pacificata, in cui non dominano angoscianti sbobbe a sfondo politico o paradossali interviste a Massimo Giletti ma notizie più estemporanee, tipo “Sconvolto da un ostinato mal di testa, un giovane si getta dal secondo piano” (era successo a Torino) o un articolo di Enzo Biagi (!) sulle previsioni sul 1961 a cura del famosissimo Almanacco Barbanera. In tv non ci sono per ovvi motivi né “Una poltrona per due” né “SOS Fantasmi”, bensì – più modestamente – una gara di motocross in diretta da Capriate San Gervasio (Bergamo), in onda alle tre del pomeriggio sul Primo e Unico Canale Nazionale.

Il Milan approda allo Stadio della Vittoria da terzo in classifica, a due punti dalla Roma capolista, ma a giudicare dalle cronache si tratta davvero di un Povero Diavolo. “Affollando le infermerie degli avversari di turno e usufruendo di arbitraggi molto generosi, il Milan può certamente arrivare allo scudetto, sia pure suscitando l’indignazione popolare com’è accaduto domenica. Un Bari che volesse trarre una giusta morale da questa partita dovrebbe, a cominciare dalla prossima settimana, mettere in campo undici uomini pronti a menare prima cazzotti e poi pedate al pallone“. Protetto a quanto pare da un arbitro benevolo, il mestrino Iginio Rigato, il Milan riesce a concludere la partita in undici nonostante una lunga serie di calcioni assortiti: a causa di uno di questi, sferrato dal giovane centromediano Sandro Salvadore (futuro perno della Nazionale di Valcareggi), il barese Raul Conti, argentino talentuosissimo, viene dirottato all’ala sinistra, dove si limita a fare atto di presenza; l’infortunio rimediato nella circostanza lo terrà fuori per quattro mesi. Lo stesso succede pochi minuti dopo al numero 7 De Robertis, che invece viene piazzato all’ala destra. Ma anche con un avversario ridotto in 9, in tutta questa disfida di Barletta di tibie, peroni e stinchi scheggiati, il Milan non riesce che a tirare in porta in tutto tre volte, due con il terzino Trebbi e una con David su punizione. I nostri frombolieri Liedholm, Galli, Barison, Altafini non beccano palla e rischiano sulle tante occasioni locali con Rossano (fuori di poco), Tagnin (Conti arriva con un pizzico di ritardo sul cross da destra) e Catalano (che impegna “Kamikaze” Ghezzi), tanto che a fine partita il nostro allenatore Paolo Todeschini, un signore elegante con la passione della scultura, insinuerà con stile commisurato ai tempi che i baresi si siano drogati come cavalli. Com’era bello il calcio di una volta, quello coi numeri dall’uno all’undici, che si giocava tutti insieme alla stessa ora, senza veleni e con tanta letizia!

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