Il primo giorno di primavera

asprilla

Come si batte una squadra che non perde da 58 (cin-quan-tot-to!) partite consecutive? Come il cinese davanti ai carrarmati di Tien’anmen: con un gesto rivoluzionario che non era mai riuscito a nessuno per quasi due anni. E siccome il calcio è anche estetica, il gesto ha da essere anche bello, apollineo: una soave punizione dal limite di Faustino Asprilla, con SebaRossi pietrificato dalla purezza del gesto. L’ultima foglia sopravvissuta all’inverno muore il 21 marzo 1993 sotto l’incrocio della porta del Milan e chiude un capitolo esaltante, meraviglioso, memorabile e tanti altri aggettivi esclamativi: la storia degli Invincibili.

Con undici punti di vantaggio sull’Inter seconda in classifica, il Milan non sente esattamente il fiato sul collo da parte delle inseguitrici; se poi l’unico ostacolo verso l’imminente finale di Champions League si chiama Goteborg, ovvero la squadra cui Van Basten ne ha rifilati quattro tutti in una sera appena tre mesi prima, perdonerete se l’atteggiamento generale è quello del dolce far niente, incoraggiato dal primo sole della bella stagione e dalla presenza in campo di corpi estranei come lo svagatissimo Savicevic della prima annata rossonera o Nando De Napoli, alla prima e unica partita da titolare, simbolo degli sperperi dell’età d’oro berlusconiana. Piuttosto indietro in classifica, anch’esso concentrato sulle fatiche europee (a maggio arriverà lo storico trionfo di Wembley in finale di Coppa delle Coppe), il Parma di Scala è comunque una signora squadra e ci oppone il suo tignoso 3-5-2 che, come tutti i 3-5-2, sfoggia in realtà una prudentissima difesa a 5.
La partita è mortalmente noiosa. Da qualche settimana il Milan ha inserito il freno a mano e le pirotecnie autunnali (4-5 a Pescara, 3-7 a Firenze…) sono sbiadito ricordo: ora si viaggia a ritmo di media inglese, vittoria a San Siro pareggio in trasferta, come da pragmatica regolarità capelliana. Nessuno dei tre olandesi è neanche in panchina, il ciclo dei tulipani viaggia verso il capolinea e tutti non fanno che pensare all’ultima fermata: Monaco di Baviera, 26 maggio. Che preoccupazioni può dare un Parma qualsiasi? E così, come tutti i grandi imperi che si sono disfatti a causa della consunzione e dell’usura del tempo, anche l’ultimo valzer dell’Armata Invincibile viene eseguito a passo lento, strascicato, usando come base la musica incerta di un grammofono.
Si arriva quasi senza occasioni da gol al minuto fatale. Il destro di Asprilla scavalca la barriera e finisce in rete, con Rossi immobile: è il primo gol subito dal Milan capelliano su punizione diretta. Anche il convulso e confuso assalto finale non produce grosse occasioni, a eccezione di un paio di brillanti interventi di Ballotta: è anzi il Parma a sfiorare più volte il colpo del ko in contropiede. L’epopea degli Imbattibili si conclude come un gangster-movie di Martin Scorsese, senza un briciolo di epica, con una semplice e brutale esecuzione a sangue freddo. Un sangue tra l’altro finto, buono solo per gli almanacchi, una macchia di ketchup su un 13° scudetto inevitabile, abitudinario, che potremo perfino permetterci di festeggiare snobisticamente col mignolo alzato (tempi di vacche grassissime). Dal Parma al Parma, dal 26 maggio 1991 – giorno del tassello numero 1, Milan-Parma 0-0, ultima di Sacchi in panchina – al 21 marzo 1993, primo giorno di primavera. Al fischio finale di Cesari San Siro si alza in piedi e tributa ai nostri eroi un applauso immenso, oceanico, come quella volta che Liedholm aveva sbagliato un passaggio.

 

MILAN: S. Rossi, Tassotti (73′ Serena), P. Maldini, De Napoli, Costacurta, Baresi II, Evani, Eranio (67′ Gambaro), Papin, Savicevic, Massaro – All.: Capello

PARMA: Ballotta, Pin (74′ Matrecano), Di Chiara, Minotti, Apolloni, Grun, Melli, Zoratto, Osio (89′ Pulga), Cuoghi, Asprilla – All.: Scala

Arbitro
: Cesari

Reti: 58′ Asprilla

3 Comments

on “Il primo giorno di primavera
3 Comments on “Il primo giorno di primavera
  1. il ricordo piu’ impresso di quel pomeriggio è il famoso allenamento defaticante del parma a fine partita con un san siro ancora colmo e incredulo.
    Io e mio padre rimanemmo dentro un’eternità a guardare sti qua che correvano scalzi senza un apparente motivo.

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